Marketing social e attacco al Governo: lo sciacallaggio sul patriarcato

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Quanto vale fare marketing? Quanto valgono prime pagine e popolarità? Ce lo chiediamo nuovamente dopo l’ultima uscita della madrina delle influencer Chiara Ferragni, che neanche di fronte la tragedia di Giulia può mettersi da parte, ma dichiara: “lo Stato non ci fa sentire sicure.”

Eccolo il finale politicizzato che non ci stupisce, ma che speravamo di evitarci almeno questa volta. Invece su quel carro, il carro dell’élite politicamente corretta e democratica, la madrina ci sale orgogliosa un’altra volta. Perché quanto vale una tragedia? Quanto vale la morte di Giulia di fronte il marketing e la gloria popolare?

Peccato che qui buonismo, democrazia e soprattutto Stato, che in questi giorni troppe volte è stato miseramente messo in mezzo, non c’entrano proprio nulla e la Ferragni un’altra volta cade nel vuoto più assoluto. Il vuoto della banalità che considera reati ed errori individuali colpe sociali e riduce una tragedia alla tribuna politica, quella vera e becera da stadio.

Ma parliamo di numeri. Da 73 nel 2018 a 39 nel 2023, i femminicidi in Italia sono diminuiti. Da 139 donne uccise nel 2018 sono 100 quelle di oggi. Nel 2023 in Italia ogni centomila abitanti ci sono meno femminicidi che in Spagna, Germania, Francia, Lituania, Slovenia, Olanda e Regno Unito. Tutti paesi “progrediti”, di quelli dove il “Patriarcato” sarebbe stato eliminato. Siamo il paese in Europa con il minor numero di donne uccise e ogni centomila abitanti muoiono 3 uomini ed 1 donna.

Qualcuno sta dicendo che va bene così? Ovviamente no. La teoria dell’ovvio dice da sola che si vogliono salvare quelle 100 donne che ancora oggi continuano a morire. Ma la teoria della coscienza, del rispetto e del riconoscimento della dignità della persona, vogliono che anche quei 300 uomini vengano salvati allo stesso identico modo. Per non parlare della teoria dell’evidenza che ci mostra come lo Stato non c’entri proprio nulla con quanto accaduto.

Ed è proprio qui che si arriva al nodo del discorso. Patriarcato, cultura dello stupro, macchia sociale, tutti paroloni abusati e buttati nello stesso calderone della colpevolezza. Ma siamo davvero sicure che considerando tutti gli uomini assassini e tutte le donne vittime ci sentiremo più ‘tutelate’?

La risposta è ovviamente no. Perché l’errore più grande che si possa commettere è proprio questo: inveire alla lotta uomo-donna anziché farli lavorare insieme.

Gli uomini, Sig.ra Ferragni, non sono tutti carnefici e il femminismo che odia l’uomo non farà che rafforzare gli stessi stereotipi che finge di combattere ed ottenere l’esatto opposto della valorizzazione femminile. La conferma del solito cliché ridondante di retorica che sminuisce la donna, discrimina il sesso maschile tutto, invita all’odio contro quest’ultimo e produce zero soluzioni. Le persone non si uccidono punto, a prescindere dal sesso, dal colore o dalla cultura e chi ammazza deve pagare a prescindere da sesso, colore e cultura e il motivo per cui ammazza è, di nuovo, a prescindere da sesso, colore e specialmente cultura.

L’unico responsabile della morte di Giulia ha un nome e cognome e non è “Stato Italiano”.

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