Bentornato Chico Forti… lasciali al loro veleno!

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“Benvenuto assassino”. È con questo titolo che Il Fatto Quotidiano ha deciso di accogliere Chico Forti, il sessantacinquenne trentino rilasciato nei giorni scorsi da un carcere della Florida, dopo una lunga detenzione. L’uomo, arrivato sabato scorso in Italia – accolto dal premier Giorgia Meloni per essere poi trasferito nel carcere di Montorio a Verona, dopo avere passato la notte a Rebibbia – ha fatto richiesta di un permesso urgente per raggiungere la madre. Infatti, le prime parole sono state per lei: Maria Lonar Forti, una madre di 96 anni che vive a Trento e che non vede il figlio da sedici anni.

Una scena che, proprio perché in contrasto col titolo al veleno del giornale di Travaglio, ricorda perché l’art. 1 della Legge sull’Ordinamento Penitenziario è improntato su determinati principi: “Il trattamento penitenziario deve essere conforme a umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona”. Un trattamento che si conforma “a modelli che favoriscono l’autonomia, la responsabilità, la socializzazione e l’integrazione”. Un trattamento penitenziario che garantisce “a ogni persona privata della libertà” i “diritti fondamentali” e che vieta “ogni violenza fisica e morale in suo danno”.

Umanità, rispetto della dignità della persona, tutela dei diritti fondamentali. Parole chiave che dimostrano come lo Stato di diritto e quindi garantista non sia racchiuso solo nel principio sancito dall’art 27 Cost: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”, e ribadito sempre nell’art 1 della legge citata, ma consista anche nel rispettare la dignità dei detenuti. E forse per questo motivo il titolo de Il Fatto Quotidiano stona, e parecchio, con le note dello Stato di diritto

Uno schiaffo ai principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico e che non è passato inosservato a chi la malagiustizia l’ha vissuta in famiglia. Si sta parlando della giornalista, vicedirettrice del Tg La7, Gaia Tortora, figlia di Enzo Tortora, il presentatore televisivo diventato negli anni Ottanta un simbolo degli errori giudiziari e della malagiustizia italiana. La vicedirettrice, proprio per la sua vicenda personale, non poteva restare in silenzio di fronte a un titolo provocatoriamente osceno per uno Stato di diritto.

Gaia Tortora ha infatti pensato di rilanciare sul suo profilo X la prima pagina de Il Fatto Quotidiano autocensurandosi con dei puntini sospensivi che sono stati comunque esaustivi.

Soprattutto se si pensa che la giornalista aveva salutato il ritorno di Forti in Italia con un “Bentornato Chico Forti”.

In questa orchestra al veleno non poteva certo mancare il commento dell’opinionista degna del giornale di Travaglio, Selvaggia Lucarelli. Un commento dove non si nasconde l’astio che l’opinionista ha sempre nutrito per il governo. Infatti, il commento è diretto proprio all’incontro tra il premier Giorgia Meloni e Chico Forti a Pratica di Mare e, anche in questo caso, il titolo qualifica il suo autore: “L’omicida come un papa, dopo le solite balle innocentiste”. Mentre gli opinionisti si ergono a giudici integerrimi, Chico Forti ha rilasciato un’intervista al Tg1 dichiarando che: «L’unico motivo per cui ho accettato l’estradizione è perché, all’inizio, per avere l’estradizione dovevo dichiararmi colpevole: non l’avrei mai fatto, era contro il mio principio, – spiega lo stesso Forti. Sul futuro, ha aggiunto, – «vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, sono positivo. Accetto questo passo, so che è obbligatorio. È per mia madre che mi sono mantenuto così, spero di poterla visitare presto. Ringrazio tante persone: mio zio, Giorgia Meloni, un personaggio fantastico, tutto il governo mi ha aiutato, anche Andrea Bocelli».

Ma chi è Chico Forti? E perché ha vissuto un così lungo calvario per tornare in Patria? Nato a Trento nel 1959, Forti è un grande appassionato di sport, soprattutto di windsurf, al quale dedicherà una prima parte della sua vita. Negli anni Novanta si trasferisce in Florida dove inizia una vita eclettica. Infatti, oltre alla carriera di produttore di film documentari, quella di presentatore televisivo, si dedica anche alle intermediazioni immobiliari. L’inizio della fine di una vita così ricca e poliedrica sarà segnato nel 1998, quando l’uomo rimarrà coinvolto nell’omicidio di Dale Pike, per il quale si è sempre dichiarato innocente. Il 15 giugno del 2000 viene condannato all’ergastolo senza condizionale per il delitto da una giuria popolare della Dade County di Miami.

Uno spiraglio di luce per Forti si aprirà, dopo un iter particolarmente lungo e un confronto durato anni, con l’autorizzazione al trasferimento annunciata dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in seguito a un confronto a Washington con il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il 1° marzo scorso.

Un procedimento che si era aperto in forza della Convenzione di Strasburgo nel dicembre 2019, quando Forti, tramite il proprio difensore, aveva manifestato la volontà di essere trasferito in Italia. Prima questo non sarebbe stato comunque possibile visto che il sessantacinquenne, fino ad allora, si era rifiutato di riconoscere la condanna. La svolta sì avrà nel febbraio 2024, una volta sciolto il nodo politico con gli Usa da parte di Palazzo Chigi e del governo.

Si trattava in particolare della cosiddetta norma del “fine pena mai” che non è prevista dalla giurisdizione italiana ma è invece applicata in Florida. Da marzo in poi il ministro della Giustizia ha avviato il coordinamento delle procedure firmando il decreto con cui, in base alla convenzione di Strasburgo, ha chiesto di promuovere presso la corte d’Appello di Trento il giudizio di riconoscimento della sentenza penale irrevocabile emessa nel giugno del 2000 dalla corte della Florida.

Un altro passo rilevante si avrà il 17 aprile, quando la corte d’Appello di Trento ha pronunciato la sentenza di riconoscimento del verdetto Usa e infine il procuratore generale di Trento ha emesso l’ordine di esecuzione. Il premier Giorgia Meloni si è dichiarata soddisfatta: «Chico Forti è tornato in Italia. Fiera del lavoro del Governo italiano. Ci tengo a ringraziare nuovamente la diplomazia italiana e le autorità degli Stati Uniti per la loro collaborazione» ha commentato il premier Giorgia Meloni.

Una vittoria per la nazione e che, di conseguenza, dovrebbe portare tutte le forze politiche a far sì che ciò sia solo l’inizio per gli altri 2.663 gli italiani attualmente detenuti all’estero. E invece no. La sinistra ha un solo nome: Ilaria Salis, ormai diventata una sorta di Giovanna D’arco agli occhi dell’opposizione. L’attivista trentanovenne si trova da oltre un anno in Ungheria perché accusata di aver aggredito due militanti neonazisti nel febbraio 2023. La donna rischia fino a 24 anni di carcere, accusata di aver aggredito due militanti neonazisti nel febbraio 2023. Di recente all’insegnante monzese di 39 anni sono stati concessi gli arresti domiciliari in Ungheria.

Il capogruppo in Senato De Cristofaro ha parlato di «due pesi e due misure, tipici della destra, tra Forti e Ilaria Salis». «Forti, pur proclamandosi sempre innocente, è stato condannato a 22 anni per omicidio negli USA. E viene accolto dalla presidente del consiglio in persona». Anche per Enrico Costa (Az) «va bene la soddisfazione per l’azione diplomatica andata a buon fine, ma la presidente del Consiglio che lo va ad accogliere all’aeroporto non ha nessun senso». «È un successo dell’Italia, ringraziando il governo. Quando un nostro cittadino è detenuto all’estero è giusto riportarlo a casa, accadde con D’Alema con Silvia Baraldini, con noi con i due marò», così Matteo Renzi leader di Iv. «Ora spero che Meloni faccia lo stesso con la Salis», ha aggiunto l’ex premier.

A intervenire anche Roberto Salis, padre della detenuta, che ha così commentato l’intervento del ministro Tajani a proposito del “lavoro silenzioso e senza polemiche” che avrebbe riportato in Italia Chico Forti: “il Governo con noi ha avuto undici mesi di profilo basso per fare tutto quello era necessario e non è successo nulle. Io sono portato a pensare che le condizioni di Ilaria siano iniziate a migliorare nel momento in cui c’è stata una campagna mediatica intorno a lei”.

Per quanto riguarda gli arresti domiciliari, Roberto Salis ha detto: “non sappiamo ancora la data. Stiamo aspettando l’espletamento della burocrazia relativa al trasferimento dei fondi. Il bonifico (della cauzione, ndr) è stato fatto e aspettiamo che arrivi il prima possibile”. La trentanovenne, ha detto il padre, “è euforica ma anche un po’ stressata, perché sapere che puoi finalmente uscire ma senza sapere quando, crea un po’di stress”. Il padre dell’attivista non ha nascosto le sue preoccupazioni riguardo alla sicurezza della figlia. “Una volta che sarà stata spostata ai domiciliari – ha detto – rimarrà poi il problema “gravissimo” della sicurezza e bisognerà “considerare anche quella di tutte le persone che stanno intorno a Ilaria e che dovranno andare al suo domicilio per assisterla e accudirla in tutte le sue necessità”.

Ai giornalisti che gli hanno chiesto se il trasferimento ai domiciliari possa influire sulla campagna elettorale – dato che la Salis è candidata alle elezioni europee col partito Alleanza Verdi Sinistra – Roberto Salis ha risposto “no” perché “tutte le persone che stanno accingendosi a votarla hanno capito perfettamente che comunque non è cambiato nulla. Il processo ingiusto è ancora in corso, Ilaria rischia fino a 24 anni di carcere e il passaggio ai domiciliari peggiora la situazione perché un giorno in carcere vale un giorno, un giorno ai domiciliari vale un quinto di un giorno”. Storie diverse ma che confermano quanto sostenuto da Edoardo Sylos Labini alla trasmissione “Chesarà…”: Ricordiamoci che ci sono duemila italiani detenuti all’estero e molte volte sono in condizioni come la Salis quindi dovremo farci sentire e questo governo si è fatto sentire. Ricordiamoci che cosa ha fatto con Patrick Zaki e secondo me anche con la Salis farà in modo che le sue condizioni possano essere migliori”.

Rumore mediatico o meno, “questo governo si è fatto sentire”.

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