​Con Giuliana Maddalena Fusari​ dallo spazialismo di Fontana ad altri mondi

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Giuliana Maria Maddalena Fusari, Quadro con cerniera, acrilico su tela, anno 2019

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L’artista veronese​ ci disvela la verità come una cerniera lampo fra possibilità e negazione del reale  

Giuliana (Maria) Maddalena Fusari, laureata a pieni voti in Arte Contemporanea presso il D.A.M.S. di Bologna, trova i suoi natali a Verona, città dove tuttora vive e lavora. È stata recensita, tra gli altri, nel 1992, dall’importante critico d’arte francese Pierre Restany, fondatore del Movimento del Nouveau Réalisme.​ ​La Nostra presenta una variegata produzione, spaziando dalla fotografia ai lavori su tessuto e su tela, muovendosi dalla rappresentazione figurativa per evolvere poi verso l’astrattismo.​ ​Pur calati nel fragore della vita quotidiana, i lirici componimenti della Fusari rifuggono dall’oggettiva riproduzione della realtà. In ambito fotografico si notano, dapprincipio, alcuni scatti che rimandano allo spaesamento magrittiano, nei quali la volta celeste viene decostruita per essere riordinata in attimi temporalmente distinti.​ ​In codesto ambito appaiono opere intrise di sentimento romantico che, seppur tendente verso l’astratto, approda successivamente, nei dipinti su tessuto, a un accavallarsi delle prorompenti forze primigenie che scaturiscono dal movimento cosmico della Natura. A tal proposito significative sono le realizzazioni desunte dagli stilemi di Van Gogh o quelle connotate da un vibrante cromatismo, omaggio alla muliebre, ardita, creazione di Courbet, lavori cardine per la graduale deflessione verso l’aniconicità libera quest’ultima da ogni riferimento formale. I rilucenti pigmenti, successivamente spanti nell’ordito compositivo, manifestano parvenze dal contorno a conchiglia, emblema della bellezza nella sezione aurea -perfetta architettura matematica del Creato-, nonché umile simbolo di rinascita.​ ​Fusari fonda nel 2019 la corrente artistica “Informale Femmina”, imperniata sulla figura sensitiva della donna. Esordiscono, in tale ciclo, ornamenti quali perle, pizzi o merletti che conferiscono delicatezza e grazia a ogni impaginato pittorico.​ ​​​A tal proposito afferma come la sua ricerca riveli “l’amore per le piccole cose, per i misteri della bellezza, per la spiritualità percepita nella natura, nella luna, nel cielo”​,​ ponendosi essa stessa all’ascolto delle immagini che sgorgano dall’intima psiche.​ ​Suggestiva e poetica è l’identificazione che ella propone del supporto come fosse il suo corpo: “Potrei dire che il colore è la mia anima e la tela è la mia pelle. Alcune opere, attraverso dei tagli, mostrano il legno del telaio […] il legno rappresenta le mie ossa”. Questa identità, tra organico e inorganico, è accentuata dalle cuciture che congiungono i lembi dei tessuti adagiati sulle intelaiature, dalle fenditure e dalle zip impiegate, espressione di una fragilità spesso celata dietro a un mondo patriarcale.​ ​Conseguentemente la rarefazione delle forme avanza di pari passo al dilavare delle cromie, perseguendo un liberatorio biancore catartico, si pensi a Quadro con cerniera. Rievocazione dello Spazialismo di Fontana, Fusari riesuma l’indagatrice lacerazione dell’italo-argentino e contemporaneamente se ne discosta per approdare alla placida e volitiva osservazione di altri mondi. La sutura è difatti una cerniera lampo posta a disvelare la verità, l’incursione della trascendenza al di là dall’immanenza. Perché la possibilità dell’altrove è donata a tutti tuttavia solo un risoluto coraggio permetterà di accedervi.

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