Con Marco Tamburro alla 7ettanta6ei Art Gallery la creazione ha il ritmo di farfalle in volo

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​Grazie (si fa per dire) al flagello cinese adesso possiamo dividere le ere in pre-covid e post-covid: era febbraio 2020 quando avevamo dovuto interrompere le nostre transumanze da globetrotters dell’arte contemporanea quando alla 7ettanta6ei Art Gallery di Milano era in corso la mostra Oscena Attualità a cura di Luca Cantore D’Amore e con la direzione artistica di Alessandro Erra. Un anno e nove mesi dopo ci ritroviamo qui, 11/11/2021, all’inaugurazione della mostra di Marco Tamburro (sempre a cura di Luca Cantore D’Amore con la direzione artistica di Alessandro Erra, fino al 12 dicembre), che torna dopo due anni con una produzione totalmente inedita: dal colore al bronzo e all’alluminio e ritorno, dalle due dimensioni della carta alla terza dimensione della scultura. Il percorso all’interno degli spazi espositivi è, appunto, un percorso:  all’ingresso siamo guidati da una serie di opere su carta “dall’imprinting Marco Tamburro”, co​​n l’esplosione proteiforme e magmatica del colore che ben conosciamo, ma notiamo subito una novità. Questi disegni sono studi preparatori delle opere che vediamo nella sala successiva: farfalle disegnate e applicate su carta, che svolazzano dalla…scatola del mondo e da quei rubinetti /sorgenti che già avevamo visto in parte della precedente produzione pittorica di Tamburro e che ora prendono vita nella materia del bronzo e dell’alluminio, secondo la tradizionale procedura della fusione a cera persa. Sculture da terra, ma anche da muro, con farfalle che  fuoriescono da mondi  letteralmente aperti via cerniere ad hoc. La mostra di Tamburro si intitola Il ritmo della creazione e infatti la mostra è come cadenzata: gli studi preparatori su carta alle pareti dell’ingresso degli spazi espositivi “suonano” come un preludio in musica, un accompagnamento e un’anticipazione, per il visitatore, di quello che lo aspetta svoltato l’angolo della galleria. ​«Un ritmo gira il mondo ed io ci sono dentro​» , cantava Piero Pelù dei Litfiba. E per noi è impossibile resistere alla tentazione di guardare dentro questi mondi di Marco Tamburro, di queste sue scatole e di questi rubinetti/sorgenti a parete da cui il volo delle farfalle è fissato “ab aeterno” dalla plasticità della scultura: quelle farfalle siamo noi, quel volo siamo noi, la galleria, gli artisti, gli amanti dell’arte e della cultura: dobbiamo spiccare il volo sempre, nella vita e nell’arte. Fermarsi mai.

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