Draghi svende le spiagge italiane

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Sapore di mare, ma un sapore amaro: l’Europa che non c’è, il falansterio di Bruxelles, dopo avere scientificamente aggredito la cultura, l’arte, il patrimonio enogastronomico italiano si appresta a minare anche la tradizione turistica: la famigerata direttiva Bolkestein, che qualcuno ha ribattezzato Frankenstein, punta direttamente i balneari. Un secolo di estate, di mutamenti, è il caso di dirlo, alla luce del sole rischia di evaporare per un regolamento che vuol mettere all’asta, dal 2023, le concessioni, ma non solo: saranno coinvolti anche ristoranti ed altre strutture legate ai flussi vacanzieri. Ma una norma che non tenga conto di soluzioni a tutela delle imprese finisce per creare più guai che opportunità, spianando la strada a interessi di altri Paesi: una “libera concorrenza” che, di fatto, strangolerebbe i piccoli e medi operatori dei litorali italiani, già in ginocchio per la sciagurata gestione dell’emergenza sanitaria legata al Covid a firma Draghi-Speranza. Adesso, quest’altra eurotegola, ancora nell’inerzia del boiardo europeo a Palazzo Chigi, rischia di distruggere quanto a stento sopravvissuto a due demenziali estati di fila. Spiagge, stabilimenti, sapore di mare: una storia identitaria e culturale, colta, fra gli altri dai film dei fratelli Vanzina in un velo di leggerezza. Per questo CulturaIdentità ha scelto di dedicare il prossimo numero del suo mensile cartaceo proprio ai balneari, al loro mondo, raccontato da molteplici prospettive. Un numero da non perdere, quello in uscita nelle edicole l’8 aprile, come ha annunciato oggi il direttore di CI, Edoardo Sylos Labini, nel suo intervento a sostegno del comparto balneare in piazza della Repubblica a Roma.

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