Ecco cosa vuol dire mettere in sicurezza bellezza e conoscenza

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Quello che sta accadendo nel cuore dell’Europa, in Ucraina, evoca un termine terribile, urbicidi, coniato da un gruppo di architetti jugoslavi all’inizio degli anni Novanta, descrivendo quello che stava accadendo nel loro paese che andava in frantumi. In questi giorni, nel terzo millennio, purtroppo sentiamo insistentemente citare la parola urbicidi. Gli urbicidi, dal latino urbs (città) + caedere (abbattere, uccidere), letteralmente significa violenza contro le città che purtroppo sono diventate sempre più al centro delle guerre moderne.

Devastare il patrimonio storico, artistico e culturale sembra essere lo scopo principale della guerra contemporanea, perché significa non solo eliminare obiettivi militarmente strategici, ma anche e soprattutto colpire irrimediabilmente la cultura e l’identità di un popolo.

Per riprendere l’efficace espressione di Paul Virilio, filosofo, scrittore urbanista francese, la strategia delle nuove guerre è oggi, essenzialmente, una “strategia anti-città”. Lo spazio urbano è diventato bersaglio non solo per motivi strategici, ma soprattutto per i significati che incarna: valori identitari, sociali e culturali.

Oltre che violentare lo spazio urbano delle città e consuetudine distruggere il patrimonio artistico e culturale eliminando gli obiettivi strategici e colpire i valori identitari del nemico.

Kiev, Odessa, ma anche Poltava fino a Chernihiv, quasi ai confini con la Bielorussia, tutti territori ricchi di storia e di beni artistici vengono colpiti. Proprio nei giorni scorsi il direttore del Museo Nazionale dell’Ucraina ha chiesto alla comunità internazionale di tenere alta l’attenzione anche sulla situazione del patrimonio culturale a rischio di distruzione. La ferocia della guerra, infatti, sta rischiando di cancellare le città e la storia culturale del popolo ucraino. In pericolo ci sono monumenti che sono anche parte del patrimonio mondiale dell’umanità, come la Cattedrale di Santa Sofia a Kiev, il centro storico medievale di Leopoli e la scalinata Potemkin di Odessa.

Il Museo Nazionale di Leopoli ospitava migliaia di capolavori e manufatti che ora sono stati smistati in dozzine di rifugi sotterranei in giro per la città. Costruito nel 1905, il Museo Nazionale di Leopoli è uno dei più grandi musei dell’Ucraina dedicati alla cultura del paese. Vanta anche la più grande collezione di arte sacra ucraina del Medioevo.

Nel mondo intanto continuano ad aumentare le iniziative in favore degli artisti e degli operatori culturali ucraini. La European Cultural Foundation ha lanciato il Culture of Solidarity Fund, un fondo che sostiene tutte quelle iniziative che, proprio sotto le bombe, si propongono di rafforzare e supportare il senso di solidarietà europea.

Le grandi potenza del pianeta, devono impegnarsi affinché si evitano morti e deportazioni, ma anche mettere in sicurezza la conoscenza e la bellezza, minacciate in questo momento in Ucraina, non possiamo permetterci di assistere inermi ad immagini che ci giungono dal fronte con morti e distruzioni e di perdere capolavori di enorme bellezza che i nostri predecessori hanno custodito con tanto impegno, per trasmetterli alle generazioni future.

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