Da Babilonia ai grattacieli: le città sono le persone che le abitano

0
Fortunato Depero, “Grattacieli e tunnel” [Skyscrapers and Tunnels], 1930. MART – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.

Aristotele, nell’opera “la politica”, afferma che il primo nucleo sociale è la famiglia, più famiglie formano un villaggio, più villaggi formano la città, o polis. Quando si parla di città, ci si riferisce a un grande agglomerato umano, dove i cittadini si adoperano per il proprio autosostentamento, dedicandosi alla coltivazione, alla produzione, al commercio e alla trasformazione dei prodotti, così specializzandosi nei diversi mestieri. Ma soprattutto la città fornisce gli strumenti necessari a migliorare i legami sociali e incoraggia a sviluppare insieme agli altri tutte le potenzialità educative. L’uomo è un animale politico .

La prima vera città la troviamo nell’antica Mesopotamia, lungo i fiumi Tigri ed Eufrate. La nascita e la formazione delle città antiche sono un fenomeno spontaneo, espressivo del grado di civiltà di un popolo e sintomatico del livello sociale, culturale ed economico.

La città più conosciuta fu Babilonia, famosa per i suoi palazzi, per il primo codice di leggi scritte di Hammurabi. Secondo la tradizione sarebbe stato il luogo dove gli uomini avrebbero costruito la torre di Babele. In Grecia le polis erano Città-Stato, mentre con l’impero romano sorsero le grandi città pensate attraverso una importante pianificazione urbanistica. Per la prima volta Roma fu la capitale dell’impero e il modello di città per eccellenza, con i suoi ginnasi, i tribunali, i teatri, i mercati e le biblioteche. La città inizia ad avere un anima.

Nel medioevo, a causa della crisi economica e delle invasioni barbariche, le città iniziarono a spopolarsi e si ridussero a borghi. È con la rivoluzione industriale che, a causa dell’accentramento degli operai in un solo luogo, cominciarono a sorgere le città moderne. Crebbero ancora di più con l’esodo delle famiglie verso la città, considerata luogo d’elezione per realizzare una condizione di benessere. Il fenomeno dell’urbanesimo è tipico dell’era moderna e contemporanea.

La popolazione alimenta la realtà urbana ma è il sindaco visionario che ne disegna i contorni, ne traccia la crescita e la rende viva unendo etica ed estetica.

Una città è una sinergia di persone e risorse che esprimono una identità. E non basta un decreto a dare una identità unitaria alla somma algebrica di altre piccole città. Una città va immaginata, disegnata, progettata, ma soprattutto valorizzata nella identità che esprime. La città non è la struttura urbana. La città è l’identità delle persone che la abitano, la vivono.
C’è la tendenza, oggi, a creare artificialmente le grandi città per iniziativa politica. Ma la sovranità appartiene al popolo, unico titolato a decidere del proprio futuro. Se una popolazione non vuole unirsi con altre, non può essere obbligata attraverso artifici legislativi da improvvisati ‘legislatori”, ma ormai lo spessore politico umano culturale dei Padri Costituenti è solo un lontano ricordo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

tre + 11 =