“Vorrei che la morte di Achille non fosse una morte inutile.
Vorrei che il suo gesto diventasse un segno, un esempio, una responsabilità per tutti noi.
Achille non è tornato indietro per un cellulare, ma per tentare di salvare un’amica.
In quell’istante ha scelto l’altro prima di sé. Ha scelto il coraggio, l’altruismo, la bontà.
Questo è eroismo vero, silenzioso, senza bisogno di applausi.
Achille se n’è andato giovane, ma il suo gesto può insegnare la vita a molti.
Ai giovani, perché ricordino che la forza più grande è prendersi cura dell’altro.
Agli adulti, perché non dimentichino cosa significa essere umani.
Che Achille non venga ricordato solo per la strage, ma per la scelta d’amore che ha compiuto fino all’ultimo istante. Achille
”
Queste sono le toccanti parole di Brunella, zia di Achille Barosi, una delle sei giovani vittime italiane di Crans-Montana. Brunella è una mia amica, come è mio amico Paolo, zio di Sofia Prosperi, la quindicenne, la più giovane dei nostri ragazzi. Nostri, non solo perché per uno strano scherzo del destino conosco alcuni familiari delle vittime, ma perché questi ragazzi sono figli dell’Italia intera.
Noi siamo i genitori di Achille, Sofia, Chiara, Giovanni, Emanuele, Riccardo. E noi come Paese ci dobbiamo stringere intorno a loro e a questo immane dolore. In fondo questi ragazzi, che qualcuno ha avuto pure il coraggio di accusare di divertirsi nel luogo sbagliato, ci hanno dato un esempio di forza e unità. E così l’eroico gesto di Achille che torna dentro per cercare l’amica e rimane prigioniero di quell’inferno è un esempio per tutte le nuove generazioni e anche e soprattutto per noi adulti che per egoismo ci dividiamo su ogni cosa. La cosa che mi colpisce di più è come questa generazione di ragazzi stia reagendo alla tragedia, la purezza e la lucidità del loro messaggio ci fa riflettere tanto. Dice bene Brunella che il gesto altruista di suo nipote Achille può insegnare la vita a molti di noi. Achille non ci ha pensato due volte a rischiare la vita per salvarne un’altra. Altruismo e bontà due qualità che non sappiamo valorizzare nell’epoca dei social ma che dovrebbero entrare con più forza nel nostro linguaggio e non soltanto in quello digitale.
Quello che però ci fa rabbia in questa tragedia è la gestione dell’incidente che ha causato la morte di 40 ragazzi ed il ferimento di altri 116. Anche qui l’Italia attraverso il nostro Governo si deve muovere unita per chiedere giustizia, perché è la negligenza nei soccorsi e nella gestione della serata oltre che nell’autorizzazione dei permessi ad aver causato quella maledetta trappola mortale. Una tragedia del genere non deve più succedere e chi ha sbagliato deve pagare con pene esemplari.
Sono i giorni dei funerali di questi nostri figli, le ore strazianti dell’abbandono e noi genitori dobbiamo imparare a non dare mai nulla di scontato nel rapporto con questi ragazzi che tante volte possono insegnarci valori che forse stiamo dimenticando. Sia per noi un ritorno all’ascolto laddove sembriamo troppo distratti e troppo presi da noi stessi.
A voi ragazzi che non ci siete più, a voi che negli ospedali state lottando e a tutti voi figli nostri che ci state indicando una via promettiamo di accompagnarvi per mano in questa strada incredibile e meravigliosa che spesso si può rivelare dolorosa.
Che sia un giuramento il nostro, per quegli angeli dolci, eroici e coraggiosi di Crans-Montana.

















