Il maestro Colicchio: quando la musica diventa drammaturgia

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foto Pino Le Pera

Parte questa sera su Raitre Radix, il nuovo programma di Edoardo Sylos Labini, già disponibile da qualche settimana su Rai Play. L’identità delle città italiane raccontata attraverso i protagonisti, la storia, le tradizioni, quindi le parole e naturalmente la musica.

La colonna sonora del programma è affidata a un professionista straordinario, abituato a descrivere personaggi, luoghi e origini del nostro Paese con le sette note: il Maestro Sergio Colicchio.

C’è chi dipinge quadri e chi suona musica: quando fa scivolare le sue mani sulla tastiera del pianoforte, Colicchio dipinge attraverso melodie e arrangiamenti da autentico fuoriclasse. Non parliamo del classico pianista ingessato, ma di un vero e proprio saltimbanco del capace di coinvolgere col suo estro artistico.

foto Pino Le Pera

Dopo l’esperienza vincente di Inimitabili, sia a teatro che in tv, ormai sei uno specialista in colonne sonore che raccontano la storia d’Italia.

Mi inorgoglisce, perché in questi progetti si esprime una parte molto stimolante di me: come un’esigenza che sentivo da anni e che aspettava l’occasione giusta in questo senso.

A che punto è oggi la conoscenza delle radici del nostro Paese?

Purtroppo credo sia a un livello molto basso, soprattutto tra le nuove generazioni: un vero peccato, perché viviamo in un Paese come l’Italia che può offrire spunti incredibili in questo senso. Spesso mi capita di andare in borghi minuscoli che hanno teatri magnifici e ti sorprendono per bellezza, efficienza e storia. C’è sempre qualcosa che li lega  a un momento importante della storia d’Italia. Ecco, l’operazione Radix è proprio in quella direzione per colmare quella lacuna.

Una città che non è presente in questa edizione e ti piacerebbe descrivere musicalmente?

Inevitabilmente mi ispirerebbe molto puntare a un luogo prossimo alle mie radici: escludendo Napoli città, che ha un carattere estremamente dominante per avere solo una puntata, sognerei l’Isola di Capri, ricca di bellezze naturali, storia e cultura gastronomica.

In ogni puntata quindi una colonna sonora che non è solo la sottolineatura musicale a cui si è abituati generalmente quando c’è il pianista in studio.

Sono caratterizzazioni pure: per ogni puntata ce ne sono diverse, collegate alla città, al personaggio, alla situazione storica, a una serie di meccanismi creativi dove la drammaturgia si unisce alla musica. Indubbiamente è stato un lavoro certosino, dove l’ispirazione doveva coniugarsi col racconto.

Musiche che troveranno spazio in un disco.

Proprio così. Scrivo sempre temi che poi hanno una loro valenza musicale in termini assoluti. Le musiche di Radix quindi, le ascolterete in trasmissione e se vorrete anche in un disco in cui saranno contenute tutte.

La città per cui si è sprigionata immediatamente la tua fantasia?

Devo ammettere che l’input principale lo dà Edoardo Sylos Labini in prima persona: ha una apertura verso il lato creativo della musica encomiabile. Vuole sempre musica nuova scritta ad hoc, temi scritti pensando all’argomento: dalla sigla a ogni scena specifica, non c’è nulla che non sia studiato nel dettaglio per fare arrivare il messaggio e sono davvero agevolato da Edoardo, che ha la capacità di rendere in maniera diversa una caratterizzazione con cui si fa riferimento a un certo personaggio, a una determinata città.

Tra voi ormai si è collaudata una accoppiata artistica fortissima, dai Festival agli spettacoli teatrali: come è nata la collaborazione?

A un Festival delle città identitarie nel 2023: una serata magnifica in cui Edoardo intervistava Giancarlo Giannini. Io ero il pianista in quell’occasione. Nacque da lì una collaborazione che ci porta a fare tv, teatro, varietà. C’è una grande affinità elettiva.

Non vi fate mancare anche molta ironia con siparietti molto divertenti e sorprendenti sul palcoscenico.

Sì, perché per prima cosa ci divertiamo e questo ci consente di lavorare con grande impegno ma anche con leggerezza. Il vero punto di partenza sono le reciproche esperienze incrociate: Edoardo da bambino ha studiato musica e io sin da ragazzino ho sempre lavorato sul palcoscenico come musicista ma anche un po’ come spalla, figura di riferimento musicale. A lungo andare questo ha generato in Edoardo una sensibilità musicale, per cui capisce come sfruttare la musica in una chiave drammaturgica, mentre io riesco a essere musicista che si confonde con l’essere attore. A volte qualcuno mi chiede sia un sono musicista prestato al teatro o un attore che suona.

E lo confermi anche col tuo nuovo spettacolo prodotto da La Capra Kant e scritto da te con Paolo de Pascale: ieri sera un grande successo a Roma tra ironia, riflessioni e musica.

Sì, abbiamo debuttato al Teatro delle Muse con Il pianista talebano, uno spettacolo di prosa comica con la regia di Francesca Sirtori, dove recito per l’85% del tempo e per il resto suono.

Nel frattempo prosegui le tournée negli spettacoli con Giampaolo Morelli, Antonio Catania e nel concerto in cui interpreti le musiche di Nicola Piovani. Anche confrontarsi con tutti questi grandi protagonisti deve essere un grande stimolo…

Decisamente. Sono fortunato perché partecipo a processi creativi molto ampi, nei quali la musica non è mai solo un sottofondo che si limita a creare un’atmosfera, ma è sempre un elemento preponderante della narrazione. Mi appassiona poter essere musicista e attore allo stesso tempo!

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