Giovanni Nuti: “Carla Fracci era grazia, gentilezza, armonia”

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Giovanni Nuti, cantautore e compositore che vanta collaborazioni con giganti della musica come Lucio Dalla, Roberto Vecchioni, Enrico Ruggeri e Mango, è abituato a omaggiare i grandi dell’arte italiana. Quelli che hanno fatto più bello il nostro Paese, rendendo giustizia di ciò per cui siamo famosi e apprezzati all’estero: la forza dei nostri talenti nella musica, nella pittura, nella danza.

Uno dei suoi più importanti lavori è senza dubbio Poema della croce, una moderna opera sacra rappresentata anche nel Duomo di Milano, con le poesie di Alda Merini.

Ora è uscito un nuovo singolo, intitolato A Carla, dedicato a Carla Fracci, la straordinaria ballerina nota in tutto il mondo, scomparsa nel 2021.

Donna di rara compostezza e discrezione, che pur indossando un atteggiamento aristocratico, non aveva mai perso la sua umiltà, come tiene a sottolineare Giovanni Nuti. La sua conoscenza con la Fracci è dovuta proprio al Poema della croce. “Fu suo marito Beppe Menegatti a propormi di fare qualcosa insieme a Carla”, ammette Nuti. Lei si innamorò dell’opera e decise di prendere il posto di Alda nel ruolo di Maria. Facemmo la rappresentazione nella chiesa di San Marco. Fu una serata eccezionale. Dopo poco purtroppo scoppiò il Covid e Carla ci lasciò, ma non dimenticherò mai quello che mi trasmise.

Potendo sintetizzare in poche parole le emozioni che condividesti, cosa ti rimane di lei?

Era una donna di energia incredibile. Scoprii subito che era vero tutto quello che si raccontava di Carla: la grazia, la gentilezza, l’armonia. Qualità fortissime in lei. Anche se era ferma e non diceva nulla trasmetteva un mondo: si rimaneva incantati.

Ci sono immagini meravigliosamente poetiche in questo ultimo singolo, che evocano il Vangelo e ribaltano la prospettiva del lutto in un atto di fede. Come nasce A Carla?

Al funerale di Carla fui invitato a leggere uno scritto per ricordarla in diretta RAI. Chiesi a Padre Alberto Maggi, che avevo presentato alla Fracci di cui diventò amica e di cui lesse tutti i libri, di scrivermi qualcosa in merito. Ricevuto quel testo da leggere, mi commossi e con me tutta la famiglia di Carla. Sentivo da tempo la necessità di dare una musica a quelle parole: non si parla di morte ma di continuità, è una presenza che cambia forma, non scompare. C’è un messaggio fortissimo, che non cerca pietà ma arriva a consolare: l’amore non si interrompe mai, né si spezza, ma al contrario cambia forma.

Parlavi prima di suo marito Beppe. È stato proprio lui a mettere a disposizione alcuni filmati di repertorio di Carla per il videoclip del brano.

Sì, è stato un grande regalo. E guardando quelle immagini si comprende come in Carla sia incarnato proprio lo spirito delle parole di Padre Maggi, ossia il senso della fine della vita, che non è la fine ma un’espansione.

Come mai siamo tutti concordi nel sottolineare Carla come una donna piena di eleganza e quindi simbolo del nostro Paese, ma non siamo abbastanza capaci di tramandare la bellezza artistica di certi protagonisti?

È una questione di impegno che tutti dovremmo continuare. Ognuno getta il piccolo seme, io cerco di farlo, portando avanti la tradizione di nomi come Tenco e Dalida, ora lo farò con Manganelli. Certo, è un’epoca in cui vince il rumore: siamo di corsa e di fretta  in ogni momento. Anche la musica riflette questo. Noi però dobbiamo dare ai giovani un messaggio di speranza. Dobbiamo sottolineare loro la possibilità di andare oltre il corpo fisico, perché siamo molto più di un corpo. Padre Maggi fu per tre mesi tra la vita e la morte, quello che ha scritto in A Carla lo ha vissuto in prima persona.

Tra le tue collaborazioni, oltre ad Alda Merini, anche quella con Milva. Cosa accomuna Carla Fracci a queste due donne così importanti?

Il rigore, lo studio. Tutte e tre erano molto precise e mettevano probabilmente anche una certa soggezione, ma erano piene  di fragilità: sostenere lo sguardo della Merini non era facile, ti metteva a nudo con uno sguardo. Alda, Milva e Carla hanno lavorato per la sacralità della vita attraverso l’arte: avevano un concetto della vita elevatissimo e usavano l’arte per trascendere questo mondo.

Milva ti lega anche al “nostro” Angelo Longoni.

Angelo Longoni, oltre al grande talento di regista, possedeva una nobiltà d’animo e una generosità rare, di quelle che si riconoscono subito e non si dimenticano più.

Martina Corgnati mi chiamò per dirmi che Angelo avrebbe firmato la regia del documentario “Milva diva per sempre” e che mi avrebbe contattato a breve. Fin dalla prima telefonata si creò una sintonia perfetta. Angelo volle sapere su quali progetti stessi lavorando e, con mia sorpresa, citò diversi titoli delle mie canzoni, dimostrando di seguirmi davvero.

E da lì nacque l’intervista per il documentario.

Con il suo entusiasmo contagioso mi chiese: “Vero che sarai dei nostri!”. Era il 2023. Stabilimmo il giorno delle riprese: il 12 luglio. L’intervista si svolse nella casa in cui aveva vissuto Milva, oggi sede della Fondazione Milva – Martina Corgnati, dal nome evocativo “Insula Felix”. Prima di iniziare a girare, Angelo volle che gli raccontassi alcuni episodi divertenti vissuti tra Milva e Alda Merini: rideva di cuore, con quella leggerezza profonda che gli apparteneva. Poi disse: “Non prepariamo nulla, andiamo a ruota libera. È la cosa migliore”. E così fu. Angelo mi mise immediatamente a mio agio, con una delicatezza e un rispetto che non si incontrano facilmente.

C’era anche un altro progetto rimasto nel cassetto.

Avevamo cominciato a sentirci spesso al telefono e, quasi senza accorgercene, nacque una bellissima amicizia, fondata sulla stima reciproca. Più volte mi parlò del desiderio di realizzare un film su Alda Merini, e lo faceva sempre riferendosi al nostro “matrimonio artistico” tra musica e poesia, con un’attenzione e una sensibilità che mi commuovevano.

Valori e attenzione morali anche quelle di Giovanni Nuti, che arrivano da quale città identitaria?

Ho radici tosco-liguri essendo nato a Viareggio e avendo poi vissuto a eVezzano in Liguria. Mi sono trasferito presto poi a Milano, di cui amo le stradine del centro che sembrano quasi un paese, fanno sentire un’atmosfera diversa e lontana dal caos. Non esiste rumore dove abito io: intorno a me ho solo uffici, posso suonare anche di notte circondato solo dalle mie otto gatte con cui vivo e con cui c’è un vero scambio energetico e spirituale.

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