Il mito Alida Valli e le sue pernacchie allo star system

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Nei 90 anni del Festival del Cinema di Venezia, che in questa importante celebrazione ha deciso di trasformare sul manifesto della kermesse il leone in leonessa – “simbolo di speranza, lontano dall’aggressività e dalla ferocia”, scrivono gli organizzatori, ma forse sono un po’ in paranoia con arcobaleni di genere oppure in preda ad un omaggio/presagio a Giorgia Meloni che il red carpet si appresta a farlo a Palazzo Chigi – dedichiamo la nostra copertina ad un’artista straordinaria, una vera diva controcorrente, fuori e dentro il set: Alida Valli.

Il 31 maggio del 2021 avrebbe compiuti 100 anni. Nata a Pola, in quell’Istria strappata all’Italia, in quella terra straziata dall’esodo di migliaia di famiglie e dalla tragedia delle infami foibe compiute dai partigiani titini. Rifiutando la cittadinanza croata, disse nel 2004 qualche tempo prima di morire: «Sono italiana e voglio morire italiana, scrivetelo sulla mia tomba».

Ci ha lasciato in quell’aprile del 2016 con la bara avvolta nella bandiera istriana lontano dalle luci della ribalta e da qualsiasi ritocco chirurgico. Alida è stata un vera diva, coraggiosa nella vita e sempre fuori dal coro, pronta a rimettersi in gioco con l’ironia di chi aveva accettato la vecchiaia, facendola diventare una stagione della propria vita e non una patetica rappresentazione di quello che non si è più. Per questo rimarrà per sempre un’icona del Cinema di tutti i tempi, un Mito che, guardando il panorama odierno, sembra irraggiungibile.

E come tutti i veri divi controcorrente non ha avuto dopo la sua morte il giusto rispetto e riconoscimento. Non possiamo dimenticare che il giorno del suo funerale la Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo era occupata dal set miliardario di Tom Cruise e il Comune di Roma dovette spostare la cerimonia in Campidoglio. Ma l’umiliazione verso un simbolo culturale italiano nel mondo non era certo finita: la sua famiglia dovette aspettare sei mesi per avere una normale sepoltura al Cimitero del Verano! Naturalmente dopo che l’allora sindaco Veltroni e tutta la politica del neo eletto governo Prodi aveva fatto la sua bella sfilata davanti al feretro.

Intervenne l’indimenticabile Carlo De Mejo, attore e primo figlio di Alida, che fece fare una figura barbina alle istituzioni “de sinistra” sempre pronte a mettere il cappello su tutto ciò che è Spettacolo e Cultura.

«Mamma – scriveva De Mejo- non era una persona comune. E’ stata sicuramente un emblema per la nostra Nazione, come ci ha scritto il Presidente della Repubblica e come il sindaco e le varie personalità l’hanno descritta nel giorno dei funerali. Ma sembra che la sua sepoltura non interessi più a nessuno».

Chi l’avrebbe detto che lo sguardo più intenso del Cinema italiano, che aveva stregato Hitchcock e Luchino Visconti, Pier Paolo Pasolini ed Orson Welles, sarebbe rimasto impietrito davanti a tale stolta dimenticanza?

Del resto la biografia della Valli è piena di ostacoli, di chiusure di un ciclo e di nuove ripartenze. Dopo il successo a soli 15 anni, quando diventa la diva dei Telefoni bianchi, la Fidanzata d’Italia viene accusata, dopo la caduta del Fascismo, di essere l’amante di questo o quel gerarca. La macchina del fango, oggi come ieri, non più nulla contro la grandezza di un Mito e così Alida sbarca ad Hollywood. Il produttore David Selznick la vuole far diventare la Ingrid Bergman italiana e la consegna nelle mani di Alfred Hitchcock, che le fa interpretare l’affascinante vedova accusata dell’omicidio del marito. E’ Il Caso Paradine del 1947 ed accanto ad Alida c’è Gregory Peck. Poi Il Terzo Uomo di Carol Reed. Arrivano soldi e successo. Alida non cerca questo. E’ un’artista vera, vive di pulsioni, se ne frega di quello che pensa lo star system. Un giorno decide che è stanca del circo hollywoodiano. Si presenta dopo giorni su un set. Le fanno pagare una penale che dovrà scontare per anni.

Non basta. Alida è quella donna che per amore si mette contro i poteri occulti, il Sistema, che sta dietro all’omicidio Montesi. E’ uno dei primi gialli italiani. Alla vigilia di Pasqua del 1953 il corpo di una giovane ragazza romana rinviene senza vita sulla spiaggia di Torvajanica. Viene accusato dell’omicidio Piero Piccioni, musicista di talento che firmerà tante colonne sonore dei film di Alberto Sordi. Lo accusano per colpire suo padre Attilio, vice Presidente del Consiglio, Ministro degli Esteri, figura di spicco della Democrazia Cristiana. Alida decide di testimoniare in favore di Piero, suo ex fidanzato. Non stanno più insieme ma vuole salvarlo e si mette contro qualcosa di più grande di lei. Quale attrice avrebbe oggi quel coraggio? La Valli è spacciata? No. Come quando dice no ad Hollywood rinasce come un’Araba Fenice. Ed infatti l’anno dopo arriva Luchino Visconti con Senso e la Valli/Serpieri si fa ancora più leggenda in quella scena iconica tra le nebbie di Venezia proprio fuori il Teatro La Fenice. Poi c’è l’incontro con Antonioni, Pontecorvo, Bertolucci, un Leone alla carriera che arriva un po’ in ritardo, nel 1997. E tanto altro.

Non sta certo a me raccontare la straordinaria carriera di questa icona italiana, di una donna di classe, aristocraticamente popolare, che poteva stare con un primo Ministro o con un operaio, senza atteggiarsi come fanno oggi attori o influencer, sacerdoti del politicamente corretto.

Questa sera si recita a soggetto di Luigi Pirandello allestimento del 1995 regia di Giuseppe Patroni Griffi

Ho avuto l’onore di conoscere Alida e di diventare suo amico. Per me fu il debutto in teatro, nel 1995, per lei l’ultimo spettacolo in scena: Questa sera si recita a soggetto di Pirandello, regia di un grande Maestro, Peppino Patroni Griffi. E questa signora di quasi 80 anni, che macinava Km girando in tournée cambiando ogni giorno città, amava stare con noi ragazzi e raccontarci di quando faceva le pernacchie ad Hollywood e di quanto se ne fottesse del Sistema. E il dopo-spettacolo, a cena, per noi giovani attori era il vero spettacolo.
Sarà per questo che sono venuto su un po’ ribelle, con una carriera sempre in salita ma da uomo libero, senza accodarmi mai alla fila pecorona degli artisti girotondini o a quella delle femministe a comando del #senonoraquando.

Sarà per questo che scrivo su un giornale di carta nell’epoca del web. Perché ho avuto la fortuna di mangiare e bere al fianco di una donna umile e allo stesso modo di un Mito assoluto. Un’attrice che rimarrà immortale, come solo i grandi artisti possono fare.

Sì, lei resterà per sempre Alida.

Con quegli occhi di occhi di ghiaccio ed il cuore pieno di semplicità.

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