Il Tempio della Fraternità: dove la guerra trova la Pace

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Cella di Varzi, conosciuta fino al 1926 come Cella di Bobbio quando era ancora comune, è un piccolo paese situato all’estremo sud della Provincia di Pavia, nei boschi dell’Oltrepò montano, a pochi chilometri dal confine con la Provincia di Alessandria. In questa frazione di pochi abitanti sorge uno dei luoghi sacri più particolari della nostra penisola: il Tempio della Fraternità di Cella di Varzi.

Tornato particolarmente turbato dall’ultimo conflitto mondiale, il cappellano militare Don Adamo Accosa si trasferì volontariamente nella piccola frazione pavese, con l’intenzione di ricostruirsi fisicamente e psicologicamente dagli orrori della guerra che aveva appena vissuto. Qui trovò una piccola chiesetta, già compromessa da scosse sismiche, che venne demolita nel dicembre 1951, quando una frana destabilizzò l’intera frazione. Dovendo riedificare il luogo di culto, Don Adamo decise di dare vita ad un’idea che aveva maturato negli anni, cioè l’edificazione di un luogo sacro che richiamasse alla Pace, utilizzando le rovine dell’ultimo conflitto, con l’auspicio di una ricostruzione più grande: quella umana.

Durante un incontro casuale a Parigi, Don Adamo conobbe Mons. Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, il quale supportò da subito l’iniziativa, inviando a Cella di Varzi la prima pietra, proveniente dall’altare frantumato di una chiesa distrutta durante lo sbarco degli Alleati in Normandia nel giugno del 1944.

Il 7 settembre 1952 una delegazione portò la pietra a Cella a bordo di una slitta infiorata trainata dai bambini del paese, ponendola nel luogo dove doveva sorgere il tempio. In poco tempo arrivarono rovine da un centinaio di località colpite dalla guerra, tra le quali Berlino, Londra, Dresda, Varsavia, Montecassino, El Alamein, Hiroshima e Nagasaki. Da Milano vennero inviate alcune guglie del Duomo, cadute durante i bombardamenti dell’agosto 1943 e una parte del pavimento che ora ricopre tutto il presbiterio.

Di primo acchito si rimane stupiti dalla quantità di cimeli custoditi o riconvertiti presenti all’interno del Tempio: una su tutte la vasca battesimale, costituita dall’otturatore di un cannone 305 della corazzata Andrea Doria, un oggetto che è stato complice nel causare morte e distruzione, riconvertito ad arredo liturgico. Questa è solo una delle tante particolarità che contraddistingue questo luogo sacro. Con gli anni sono stati inviati tantissimi cimeli provenienti da tutte le guerre o azioni militari: pugnali insanguinati, elmetti, cannoni, piastrine, carri armati, mine navali e, perfino, una bandiera del Regno d’Italia che ricorda l’Impresa di Fiume.

Nella parte posteriore dell’Altare Maggiore sono poste cinque tombe simboliche, in memoria del Milite Ignoto dei cinque continenti: non avendo ottenuto dal Ministero della Difesa il permesso per la sepoltura dei resti di militari all’interno della chiesa, venne creato un ossario all’interno del cimitero adiacente, contenente cinquantuno caduti di varia estrazione e nazionalità.

Non è facile riassumere ciò che si prova visitando questo luogo unico, di meditazione, inusuale e solenne ma allo stesso tempo al limite del folclore.

Che siate credenti o meno poco importa: occorre però che amiate la storia e la cultura del vostro Paese. Cella di Varzi merita di essere inserita come tappa fondamentale in un vostro viaggio o in una semplice gita nell’Oltrepò montano: ne apprezzerete il contesto paesaggistico e il fascino di un luogo suggestivo impegnato di storia.

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