Il problema dell’immigrazione islamica esplode in Europa

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Per fortuna non c’è scappato il morto, stavolta, ma è un caso. La giornalista italiana Eugenia Fiore e il suo cameraman Andrea Grattarola sono state vittime domenica pomeriggio di una violenta aggressione a Roubaix, cittadina delle Fiandre francesi, dove si erano recati per fare un servizio per la trasmissione “Fuori dal Coro” di Mario Giordano. Durante una ripresa all’uscita dalla preghiera nella moschea As-Sounna, in rue de Tourcoing, i due giornalisti sono stati accerchiati, aggrediti e derubati da un gruppo di uomini provenienti dalla moschea.

“I poliziotti ci hanno spiegato che se avessi avuto l’hijab non mi sarebbe successo nulla, ma quelle persone considerano parte della città una zona loro”, ha dichiarato la giornalista, come riportato in un articolo di Francesco Giubilei su “Il Giornale”.

Un episodio che dovrebbe aprire gli occhi chi è ancora convinto che l’immigrazione di massa sia qualcosa di gestibile. Ma la costituzione di veri e propri ghetti – le cosiddette no-go zoneè una realtà in molti paesi dell’Europa centrosettentrionale, quelli che i radical-chic nostrani si ostinano a chiamare “più avanzati di noi”. E che invece sembrano più avanti solo come i lemmings in avvicinamento al bordo della scogliera…

Un’infinità di studi dimostra che una minoranza etnica allogena, quando supera il 10% della popolazione totale diventa un problema. La Francia, coi suoi milioni di immigrati oramai di terza-quarta generazione – francesi solo sulla carta – è un paese che si sta avviando verso la frantumazione razziale. L’Italia negli ultimi vent’anni è passata da stato-nazione quasi monoetnico a realtà multirazziale. Fortunatamente per noi la frazione di immigrati provenienti da paesi poco compatibili con la nostra cultura è ancora relativamente bassa. Secondo i dati ufficiali (fonte ISS) la parte del leone in Italia lo fanno gli immigrati dall’Est europeo, Romania e Ucraina in particolare: il 50% del totale. Quasi quattrocentomila sono i latino-americani, divisi fra una maggioranza laboriosa e rispettosa e minoranze pericolosissime, con le loro gang criminali che oramai controllano interi quartieri di Milano o Genova. Circa in parti uguali sono gli altri immigrati extraeuropei, divisi in 1,1 milioni d’asiatici e 1,2 milioni di africani. Ma questi sono termini generici e imprecisi, poiché grandissime sono le differenze fra chi proviene dal Nordafrica e chi dall’Africa nera, nonché fra gli “asiatici” provenienti da Cina e Filippine e quelli di Pakistan e Bangladesh – da una parte – e dall’India dall’altra.

I dati criminologici forniti dal ministero degli Interni (e più volte pubblicati e analizzati dalla giornalista Francesca Totolo) mostrano come le popolazioni immigrate tendano a delinquere molte volte più degli italiani originari. Interi settori del crimine sono in pugno agli stranieri e il tasso di reati violenti contro le donne (che in Italia, paese tradizionalmente patriarcale e riguardoso, sarebbe basso di suo) viene alzato proprio da quelli commessi dagli immigrati. Anche il disagio mentale è dieci volte più elevato fra gli immigrati che fra gli italiani. La tanto decantata “diversità” ha il salato costo di un generale tracollo di tutti i parametri sociali laddove il numero di immigrati non immediatamente integrabili supera una certa soglia. Uno studio come quello di Daniele Scalea (“Immigrazione. Le ragioni dei populisti”. Historica, 2020) dimostra carte alla mano come la “diversità” tanto celebrata dalla sinistra wokeista si accompagni sempre e irrimediabilmente con un crollo degli standard di vita per gli autoctoni. Aumenta la criminalità, diminuisce la sicurezza reale e percepita, la fiducia collettiva e l’impegno sociale, i salari (a causa del dumping), i livelli di istruzione a causa del rallentamento nei corsi scolastici per la presenza di troppi studenti che non parlano italiano. Cala perfino il livello di assistenza sanitaria e l’aspettativa di vita.

Le comunità straniere hanno tendenza a chiudersi, specialmente quelle dell’Asia orientale e quelle islamiche. Ma se genericamente i cinesi tendono a “pensare ai fatti loro” e a far affari (anche la mala cinese è estremamente discreta), senza minacciare direttamente l’ordine pubblico, ciò che preoccupa è la creazione di quartieri-ghetto in cui gli immigrati islamici costituiscono veri e propri Stati-nello-Stato con l’imposizione de facto della shariah. Una realtà in molti paesi europei ed è in via di realizzazione anche in Italia, specialmente nelle città del nord dove la sostituzione etnica è più avanzata: Milano, Genova, Parma…

La guerra fra Israele e Hamas, ora, non fa che soffiare su un fuoco che cova sotto la cenere e diventa il pretesto per menar le mani, esattamente come i casi di violenza delle forze dell’ordine che hanno scatenato le rivolte in Francia lo scorso luglio. I provvedimenti illiberali di Macron o di Scholz – col divieto di manifestazioni pro-Palestina – non fanno che buttare benzina, perché danno agli estremisti la scusa per accusare le democrazie europee di non avere più uno Stato di Diritto se non di facciata e di non poter più accampare qualsivoglia superiorità morale sui regimi “deprecati” dai benpensanti locali. Accusa che – a ben vedere – ha anche le sue ragioni.

Le nazioni europee anziché inventare ogni giorno nuovi strumenti repressivi, dovrebbero iniziare a fare i conti con l’amara realtà che le politiche di integrazione a tutti i costi delle masse immigrate hanno tragicamente fallito. Sempre poi se queste politiche volevano davvero integrare gli immigrati… Del resto, come avevano candidamente riconosciuto alcuni esponenti della sinistra inglese, lo scopo del favorire l’immigrazione di massa era proprio distruggere il tessuto sociale troppo “conservatore” delle nazioni europee. E ci stanno riuscendo benissimo. Nei prossimi anni ai governi europei si porrà di fronte la lacerante necessità di scegliere se favorire la remigrazione di quanti più immigrati (ma anche “nuovi cittadini” di seconda, terza e quarta generazione non integrati), cercando di offrire a quelli più compatibili con le nostre culture la scelta fra l’integrazione oppure il mantenimento di usi e costumi originari, ma nell’ambito di comunità piccole, controllabili, pacifiche e prive di pretese politiche.

L’alternativa è il tracollo delle società, la guerra razziale strisciante e il generale peggioramento degli standard di vita di tutti i cittadini. Beninteso, solo quelli appartenenti alle classi medio basse. E a ben vedere, potrebbe non essere un risultato così sgradito, per alcune frange dell’establishment…

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1 commento

  1. Un tempo dicevano: “Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”. Adesso si potrebbe affermare: “Aprire sempre più le porte alle fiere che ci invadono”. Vale in ogni campo, nonostante gli effetti nefandi che ne sortiscono. L’immagine dell’attentatore di Bruxelles ne è un’icona: l’immagine nel senso di ritratto, e quella nota e descritta da chi ne conosceva precedenti, proclami, intenti. S’aspettava soltanto che colpisse, e con certezza matematica questo si è verificato, e il copione si ripeterà. Morti innocenti in casa loro (nostra), ipocrite condoglianze da parte di politici senza vergogna, stupide esternazioni di pacifismo e di ecumenismo… Esistono coglioni così coglioni da indire conferenze di pace con virus e tumori? Paradossalmente la risposta è “si”, perché di questo si tratta: continuare a tenere le porte aperte a cani e porci, a “migranti” clandestini che, con le armi o con l’utero, hanno deciso di spazzarci via, anziché operare una selezionata e limitata immigrazione, mirata alle nostre necessità e ai nostri interessi. Un’ultima osservazione: le immagini dell’invasione vanno sempre ad Africani dalla pelle scura: ospiti sgradevoli, talvolta pericolosi per certe reazioni incontrollate, o perché vanno fuori di testa e non ci pensano due volte a trarre il coltello di tasca, che imbrattano le nostre contrade, e sono facili prede della criminalità, ma non sono implicati in attentati di marca terroristica. Viceversa il pericolo viene di Paesi del sud del mediterraneo, e dal medio oriente, ma questo viene taciuto. Ma questi nostri dichiarati assassini vengono accolti, perché a qualcuno fa comodo. Cordiali saluti

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