«La forma dei sentimenti» di Mjriam Bon. Emozioni fotografiche in mostra a Milano

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«Per come è fatta e per come si è evoluta, la mano dell’uomo ha molte caratteristiche fisiche – la capacità di essere insieme forte e delicata, aggressiva e protettiva, violenta e amorevole – e una metaforica, quella di potere intervenire sulla realtà per modificarla». Lo scrive Roberto Mutti, storico della fotografia e docente presso l’Accademia del Teatro alla Scala e l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano, a commento della mostra «La forma dei sentimenti» di Mjriam Bon, che verrà inaugurata il prossimo 25 ottobre presso lo spazio Kryptos, a Milano. «La mobilità della mano la rende così espressiva da rappresentare caratteri, professioni, atteggiamenti, personalità e questa è la ragione per cui è così difficile da fotografare – continua Mutti – Quando Alfred Stieglitz riprende in primo piano le mani di Georgia O’Keeffe dotate di un’armonia sorprendente è guidato dall’amore, proprio come Man Ray che fa emergere dal lungo abito indossato da Lee Miller una sua mano che si staglia bianchissima sul nero della stoffa. Tina Modotti, invece, nelle mani contadine segnate dal lavoro vede i simboli di un riscatto sociale, Mario Giacomelli gli identici segni che attraversano la terra lavorata e si potrebbe continuare a lungo fino a Ugo Mulas che le tracce dei palmi di due mani immerse nella bacinella del rivelatore e del fissaggio le aveva usate per una sua celebre “Verifica“. Tutto questo per dire che il lavoro di Mjriam Bon si situa all’interno di un contesto storico culturale che vanta illustri precedenti ma è poi caratterizzato da una sua forte originalità».

Da sempre sensibile al mondo del sociale, Mjriam Bon nasce artisticamente come modella già molto giovane e lavora con i grandi nomi della moda nazionale e internazionale. Ben presto però intuisce che la sua vera passione è stare dall’altra parte della fotocamera, attraverso la fotografia acquista consapevolezza di sé, si racconta e racconta anche le storie degli altri, scava nel mondo interiore di ogni soggetto immortalando attraverso il ritratto il loro vissuto. Della mostra «La forma dei sentimenti», Mutti ha scritto: «Nella sua ricerca le mani sono assolute protagoniste, si prendono la scena muovendosi nello spazio con leggerezza senza per questo rinunciare alla determinazione, non appartengono visivamente a qualcuno in particolare perché sono simbolicamente di tutti. Soprattutto ci chiedono di interrogarle perché i loro movimenti, intensi come sanno essere le espressioni dei volti, sono una sintassi delle emozioni: quando attraversano lo spazio in diagonale trasmettono il senso del dinamismo, quando creano un insieme piramidale che punta verso l’alto alludono alla forza, quando si avvicinano al centro della scena svettando come lunghi steli di fiori parlano della bellezza e, forse, della sua caducità. Ma, soprattutto, le mani ci parlano di noi: di quanto sia difficile per alcuni andare oltre sé stessi e rassicurante per altri condividere un abbraccio, di come sia diversa una stretta di mano calorosa da una frettolosa, di quali siano i rapporti che riusciamo a stabilire in un ambiente ampio dove è più facile defilarsi e in uno ristretto dove è inevitabile venire a contatto».

In questa mostra che fa parte della diciottesima edizione del Milano Photofestival dal titolo «Aprirsi al mondo. La fotografia come impegno civile», le mani sono le assolute protagoniste del lavoro di Mjriam Bon, sono simbolicamente le mani di tutti e di ciascuno. I loro intrecci sono l’esplicitazione delle emozioni, delle espressioni di ognuno e trasmettono sentimenti, stati d’animo: la forza, il coraggio, la bellezza, la fragilità, il bisogno. «Sono tutte cose che possiamo leggere in queste fotografie – conclude Mutti – dove le mani giovani e quelle cariche di storia si avvicinano, altre si sfiorano come in un sussurro, si intersecano, si appoggiano le une sulle altre, si incontrano in un modo che somiglia a un parlarsi e, soprattutto, si cercano. Perché proprio in questo cercarsi fanno emergere la forma con cui nelle posture prima ancora che nelle parole tutti noi diamo forma ai nostri sentimenti».

«Ho sempre raccontato storie attraverso i miei ritratti e nonostante questa volta il soggetto sia diverso, ho sentito in queste mani la stessa forza espressiva di uno sguardo» dice la Bon. «In fondo una fotografia è un’emozione che diventa di tutti nel momento in cui esce dall’immaginazione dell’artista ed entra nella vita delle persone».

La mostra «La forma dei sentimenti» sarà aperta dal 25 ottobre all’8 novembre presso lo spazio Kryptos in Via Panfilo Castaldi 26 a Milano, tutti i giorni dalle 16.00 alle 20.00, sabato solo su appuntamento – domenica chiuso. L’ingresso è libero. Per informazioni https://spaziokryptos.com/

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