“Io capitano” di Garrone non ritira la statuetta, ma vince lo stesso. Ecco perché

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Non ce l’ha fatta Io Capitano di Matteo Garrone. Troppo forte La zona d’interesse, la pellicola diretta da Jonathan Glazer, vincitrice annunciata del Premio Oscar per il miglior film internazionale, raccontando le vicende di una famiglia nazista che vive come se quella quotidianità proceda anche oltre il muro della propria tenuta. Difficile fare finta di niente, però, perché da lì arrivano i suoni degli orrori dei campi di sterminio.

Quello di Glazer è un film che, al pari di Io Capitano (clicca qui per leggere la recensione di Francesco Sala) non usa ipocrisie girando intorno ad argomenti precisi: tutto viene toccato direttamente, senza retorica, ma solo con la verità che può aiutare sempre a fare riflettere.

Con Io Capitano Matteo Garrone ha avuto il coraggio di raccontare una storia di migranti senza chiamare in causa la politica. O perlomeno senza fare appartenere la tematica a una sola parte. Al centro della trama si uniscono il dramma della miseria, l’umiliazione della corruzione ma anche la voglia di libertà, la speranza in un futuro migliore e la capacità di arrangiarsi nei momenti peggiori. Un film che racchiude dunque un bel messaggio capace di fortificare e renderci consapevoli, guardando sia a destra che a sinistra. Senza mettere la testa sotto la sabbia. Ecco perché già la sola candidatura è stata comunque una vittoria per l’Italia, che orgogliosamente ha potuto raccontare una storia conosciuta e vissuta sulla propria pelle più di qualunque altro Paese occidentale.

D’altra parte l’intera Notte degli Oscar 2024 è stata sotto il segno della piena verità.

La serata si era aperta, infatti, con il lungo monologo del conduttore Jimmy Kimmel che ammetteva la crisi del cinema, dopo lo sciopero degli sceneggiatori e degli attori durato 118 giorni, in cui richiedevano il rinnovo del contratto con il sindacato Sag-Aftra ma, soprattutto, le tutele contro l’imperversare dell’intelligenza artificiale. Un impasse che ha messo in serio pericolo le produzioni cinematografiche del 2023. Tutto questo dopo un lungo periodo già difficilissimo a causa della pandemia con la contestuale crescita delle piattaforme on demand. Anche per questo motivo gli Oscar 2024 sono cominciati prima, consentendo di essere visti in orari più accessibili in tutto il mondo, che ha bisogno di tornare ad innamorarsi del cinema.

Ecco, ripartire dalla consapevolezza dei reali problemi aiuterà senz’altro a ripartire più forti: solo così torneremo a un cinema di rilievo.

A tal proposito, da sottolineare le affermazioni del sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni che, presente a Los Angeles, ha ribadito il suo ottimismo vedendo il coraggio delle produzioni italiane a sfidarsi contro quelle americane persino in un periodo notoriamente difficile come l’estate. Un coraggio che, ammonisce la Borgonzoni in nome di un’identità tricolore anche dal punto di vista delle tematiche, dovrebbe ora allargarsi a non lasciare che siano gli stranieri a raccontare storie altrettanto vere come quelle di Ferrari o Gucci. L’Italia, intanto, continua a credere nella ripresa del settore cinematografico e, per questo, seguiterà a promuovere biglietti a prezzi ridotti. Ecco, continuando a non girarci troppo intorno, ora l’obiettivo deve essere riconquistare quella statuetta che manca ormai da dieci anni e che spesso è approdata nel Belpaese.

Matteo Garrone, intanto, si gode la nomination tra i top 5 mondiali e rilancia con un annuncio ai microfoni Rai: “Andremo con un caravan in giro per i villaggi del Senegal e faremo vedere il film a chi di solito parte. Dietro ai protagonisti del film c’erano veri migranti che erano superstiti: in Io capitano c’è tanta Italia ma anche tanta Africa”.

Foto: Harald Krichel, CC BY-SA 3.0

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