Jannone: “Ci voleva un governo di centrodestra per arrestare l’ultimo boss?”

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All’indomani dell’anniversario della cattura di Totò Riina, oggi i carabinieri del Ros, insieme al Gis e ai comandi territoriali, hanno arrestato Matteo Messina Denaro, l’unico boss rimasto in libertà dopo 30 anni di latitanza a conoscere i segreti delle stragi di mafia del 92 e del 93, mentre era in day hospital alla clinica Maddalena, in pieno centro a Palermo. Ne abbiamo parlato con Angelo Jannone (oggi colonnello in congedo e affermato manager e consulente di successo), che a 28 anni è stato al comando della compagnia Carabinieri di Corleone lavorando a stretto contatto con Giovanni Falcone nelle indagini sui Corleonesi e per la cattura di Totò Rina (ammanettato poi da “Ultimo” nel gennaio del 1993). Dopo ulteriori successi contro la ‘ndrangheta in Calabria e in Veneto con Carlo Nordio, ha comandato il secondo reparto investigativo del Ros Centrale, dove ha svolto attività di infiltrato tra narcos e camorristi.

Che idea ti sei fatto del blitz che ha portato all’arresto, proprio all’indomani dell’anniversario della cattura di Riina, di Messina Denaro? Secondo te la data è stata scelta a livello simbolico o è solo un caso?

No, non credo proprio sia una scelta, il Ros da tantissimi anni lavorava su Messina Denaro. La provincia di Trapani era il suo feudo e aveva le maggiori complicità istituzionali di Cosa Nostra, anche per la presenza di logge massoniche spurie (la Loggia Scontrino per esempio). Sin dai tempi di Riina anche lui aveva una forte influenza sulla provincia di Trapani, dove viveva suo fratello, di conseguenza le indagini del Ros hanno sempre risentito molto di queste difficoltà: in una decina di occasioni si è andati vicini all’arreso di Messina Denaro, ma le indagini non si sono mai fermate e l’arresto del boss sarà l’inizio di qualcosa di importante, si rimetteranno insieme gli elementi raccolti in questi ultimi anni e ne vedremo delle belle.

Messina Denaro era l’unico boss rimasto in libertà a conoscere i segreti delle stragi di mafia del 92 e del 93, pensi che da oggi potremo venire a conoscenza di alcune verità fino a questo momento inconfessabili?

No, la strage di Capaci è stata chiarita a livello giudiziario, non ci sono segreti ulteriori da raccontare. Qui parliamo in generale di appoggi nati immediatamente dopo, compresi alcuni rapporti di Messina Denaro ancora da chiarire, perché lui a differenza dei corleonesi era molto inserito nel narcotraffico internazionale. Sulla strage di via d’Amelio invece ci sono ancora dei segreti: non la famosa agenda, che secondo me è una mezza bufala mediatica perché l’agenda che Borsellino usava regolarmente era stata ritrovata nel suo ufficio, ma depistaggi noti, relativi al processo, con il falso pentito Scarantino. La figlia di Borsellino è la più attenta e da tempo denuncia questi depistaggi.

Possiamo considerare l’arresto di Messina Denaro un successo del Ministro Piantedosi?

Più che altro mi chiedo: perché ci voleva un governo di centrodestra per arrestare il boss piu influente rimasto in circolazione? C’è una storia lunghissima di ostacoli, volontari o involontari chissà, alle indagini del Ros, pedinamenti di portatori di pizzini su cui si innestava un’altra indagine che mandava in fumo il lavoro fatto fin lì.

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