La bella Loano degli ammiragli e dei palombari

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Grazie al sindaco Lettieri nel borgo della Riviera di Ponente storia e cultura marinara

Un altro borgo bellissimo della Liguria si è unito alla Fondazione Città Identitarie. È la città di Loano in provincia di Savona che, insieme a oltre cento comuni italiani, ha aderito al Manifesto delle Città Identitarie e ai Festival di CulturaIdentità.

Bellezza, Arte e Cultura per raccontare la Nazione, quella dei nostri comuni identitari. E, visto che Loano si affaccia sul mare, non poteva che essere riconosciuta come la “città degli ammiragli e dei palombari”. Infatti, potrebbe essere questa la nuova denominazione della nota località della Riviera di ponente. Nel corso dei secoli, Loano ha dato i natali a numerosi comandanti d’alto rango che in varie epoche (dai Doria al XX secolo) si sono ritagliati importanti ruoli nella storia della marineria italiana e internazionale: i più “antichi” sono Pietro e Andrea Doria, ma non vanno dimenticati ufficiali della Regia Marina come Nicolò di Giuseppe Accame e Giuseppe di Nicolò Accame, Angelo, Guido e Luigi Biancheri e Eugenio Genta. Lo scrigno che contiene le testimonianze dell’antichissimo rapporto tra Loano e il mare è il Museo del Mare e della Marineria.

Dal 2005 l’associazione Lodanum, che gestisce il polo, raccoglie a Palazzo Kursaal libri, documenti, attrezzature e oggetti che testimoniano il passato marinaro del territorio. La mostra, una vera e propria retrospettiva storico-documentaristica, espone anche fotografie originali d’epoca, modellini di nave in scala ed equipaggiamento marinaro. Nell’oggettistica vanno segnalati i manufatti realizzati dai marinai loanesi durante gli imbarchi sulle navi mercantili, attrezzature di cantiere, corredi da velai e materiali per le telecomunicazioni. Le foto, invece, creano un percorso storico-culturale che va dalla seconda metà dell’800 fino alla prima metà del ‘900: raccontano lo sviluppo mercantile, l’impulso nei traffici marittimi e la cantieristica del XIX secolo; raffigurano l’attività di pesca, l’attività cantieristica e l’esordio dell’attività balneare; aiutano a ricostruire le trasformazioni di economia, paesaggio, ambiente e società. Spiccano le immagini di palombari loanesi che hanno partecipato a missioni internazionali.

Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli anni ’70 del secolo scorso la città è stata la più grossa “fornitrice” di palombari dopo Viareggio. La fama era più che meritata: i palombari loanesi erano celebri nell’ambiente per aver partecipato a missioni internazionali come quella per il recupero dello “Scirè” al largo di Haifa. Tra i più noti palombari loanesi vanno ricordati i Lertora (il padre Giovanni con i figli Andrea e Virgilio), Vittorio Boggini, Angelo Spirito, Giuseppe Guido.

I palombari loanesi non lavorarono solo all’estero, ma anche nel mare di casa occupandosi del relitto del “San Guglielmo”, un transatlantico che, all’epoca delle grandi migrazioni, faceva la spola tra l’Europa e le Americhe e che fu affondato da un sottomarino tedesco nel gennaio 1918 mentre navigava a 800 metri al largo di Loano. Si trova ad una profondità relativamente agevole, perciò all’inizio del ‘900 fu privato di tutto il materiale recuperabile dai palombari dell’Artiglio, la stessa nave che poi si occupò del relitto della nave romana affondata al largo di Albenga.

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