La leadership che serve ai territori (Julio Velasco docet)

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Dalla cultura dell’alibi alla cultura della responsabilità: perché oggi i nostri territori hanno bisogno di amministratori capaci di guidare il cambiamento

C’è una domanda che dovremmo iniziare a farci con più onestà: di che tipo di leadership hanno bisogno oggi i nostri territori?

Me lo sono chiesta ascoltando Julio Velasco, durante una giornata di formazione che, più che parlare di sport o di impresa, ha toccato qualcosa di molto più profondo: il modo in cui si guida un gruppo di persone. Perché i principi della leadership, quelli veri, non appartengono a un settore. Sono universali.

E proprio per questo dovrebbero riguardare da vicino anche chi ha la responsabilità di amministrare una comunità.

La visione: portare una comunità dove non è mai stata

“Il compito di un leader è portare un gruppo da dove si trova a dove non è mai stato.” (Julio Velasco).

Questa frase contiene, in fondo, l’essenza stessa dell’amministrare. Un Comune, un territorio, non crescono per inerzia. Non basta gestire l’ordinario, mantenere ciò che c’è, “far funzionare le cose”. Serve visione. Serve qualcuno capace di immaginare un futuro diverso e migliore. E soprattutto capace di renderlo concreto, condiviso, possibile. Perché amministrare non è solo gestire. È guidare.

La cultura dell’alibi: il vero ostacolo alla crescita

C’è poi un altro passaggio che colpisce: la critica alla cultura dell’alibi. Questo è un tema che, se ci pensiamo, riguarda molto da vicino anche tanti contesti locali. Quante volte sentiamo dire: “non ci sono risorse”;  “la colpa è di chi c’era prima”; “ci sono troppi vincoli”

Tutto vero, spesso. Ma non sufficiente. Perché ogni alibi, anche quando è fondato, ha un effetto preciso: impedisce di migliorare. Un’amministrazione che si limita a spiegare (anche se c’è chi non fa neppure quello) perché qualcosa non si può fare, rinuncia automaticamente a cercare come farla. E così il territorio resta fermo.

Eccellenza, non perfezione

Velasco introduce poi un concetto fondamentale: non bisogna inseguire la perfezione, ma l’eccellenza. È una distinzione decisiva, perché la perfezione è paralizzante. Spesso diventa una scusa per non decidere, per rimandare, per non esporsi. L’eccellenza, invece, è dinamica. È fatta di tentativi, di miglioramenti progressivi, di scelte concrete.

Un territorio cresce quando chi lo amministra ha il coraggio di agire, anche sapendo che non tutto sarà perfetto.

Creatività: quando il sistema non basta

“Non esiste sistema che possa rispondere a tutto. Dove il sistema non arriva, interviene la creatività.” Una frase, questa, che andrebbe impressa sulle porte di ciascun comune. Chi amministra lo sa bene: norme, regolamenti, procedure sono indispensabili… ma non bastano.

Ci sono momenti in cui serve capacità di interpretazione, intuizione, coraggio. Serve uscire dal “si è sempre fatto così”. Infatti, la differenza tra un territorio che resta fermo e uno che evolve sta spesso tutta qui: nella capacità di trovare soluzioni nuove dentro vincoli che sono uguali per tutti.

Formazione: una responsabilità, non un’opzione

C’è poi un altro tema, di cui si parla ancora troppo poco: la formazione. Guidare una comunità oggi è complesso. Richiede competenze, aggiornamento, capacità di leggere i cambiamenti. Pensare che basti l’esperienza non è sufficiente, perché farlo significa, in molti casi, relegare il proprio comune allo status di fanalino di coda.

La leadership si costruisce; si può e si deve fare. La capacità di guidare un comune si allena… e si migliora nel tempo. E chi ha responsabilità pubbliche dovrebbe sentirlo come un dovere, prima ancora che come un’opportunità.

Cambiare mentalità per cambiare i territori

In fondo, tutte queste riflessioni portano a un punto preciso: la mentalità. Non è solo una questione di strumenti, di risorse o di norme. È una questione di approccio. Esistono amministrazioni che si limitano a gestire ciò che esiste e amministrazioni che provano a costruire ciò che ancora non c’è.

La differenza non sta nelle condizioni di partenza. Sta tutta nella visione, nella responsabilità, nel coraggio. E di questi amministratori noi abbiamo bisogno! Di chi, con visione e coraggio, “inverte” una piazza e acquista (come comune) gli impianti di risalita di un comprensorio sciistico, di chi trasforma i rifiuti in bellezza, di chi snellisce le procedure per aprire a nuovi investimenti rivolti alla valorizzazione e riqualificazione (del territorio).

I nostri territori non hanno bisogno solo di amministratori. Hanno bisogno di leader. Di persone capaci di assumersi responsabilità, di superare gli alibi, di cercare soluzioni, di investire su se stesse e sugli altri. Perché amministrare una comunità non significa conservarla così com’è. Significa avere il coraggio di accompagnarla verso ciò che può diventare. Quindi grazie a persone come Diego Petrucci (già sindaco di Abetone-Cutigliano), Renzo Macelloni (sindaco di Peccioli) e Roberto Giannoni (sindaco di Santa Croce sull’Arno), e a tutti coloro che hanno il coraggio, la formazione, le competenze e la visione di accettare le sfide che ciascun tempo impone per portare le proprie comunità dove non sono mai state!

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