Orbetello, la laguna che prese il volo

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Dalle Crociere Atlantiche alla rinascita dell’S.55: Orbetello e la grande stagione dell’idroaviazione italiana

Orbetello ha avuto un ruolo centrale nella storia dell’aviazione italiana del Novecento. La sua laguna, oggi conosciuta soprattutto per il paesaggio naturale e per l’oasi protetta, fu tra gli anni Venti e Trenta una delle basi più importanti dell’Aeronautica. Proprio da Orbetello partirono alcune delle imprese aeree più celebri del Novecento, legate al nome di Italo Balbo e agli idrovolanti Savoia-Marchetti S.55.

L’idroscalo di Orbetello nacque in una posizione ideale: uno specchio d’acqua ampio, riparato e adatto al decollo degli idrovolanti. In quegli anni gli aerei capaci di partire e atterrare sull’acqua rappresentavano una soluzione moderna per i voli a lunga distanza, soprattutto sulle rotte oceaniche. Orbetello divenne così una base di addestramento, organizzazione e sperimentazione. Piloti, tecnici e meccanici lavoravano fianco a fianco in un ambiente dove la navigazione aerea aveva ancora il carattere dell’impresa.

Il Savoia-Marchetti S.55

Il velivolo simbolo di questa stagione fu il Savoia-Marchetti S.55. Aveva una forma inconfondibile, divenuta iconica: due scafi paralleli, una grande ala centrale e i motori sistemati sopra la struttura. Era un aereo pensato per affrontare lunghe tratte e per muoversi con sicurezza sull’acqua. La sua immagine resta legata alle grandi crociere aeree organizzate da Balbo, allora figura di primo piano del regime fascista e ministro dell’Aeronautica.

La prima impresa decisiva fu la trasvolata Italia-Brasile del 1930-1931. Gli idrovolanti partirono da Orbetello e raggiunsero il Sud America dopo un lungo percorso attraverso il Mediterraneo e l’Atlantico. Fu una prova complessa, resa difficile dalle distanze, dalle condizioni meteorologiche e dalla necessità di mantenere una formazione coordinata.

Nel 1933 arrivò la Crociera del Decennale, diretta verso Chicago in occasione dell’esposizione internazionale «A Century of Progress». Anche in quel caso Orbetello fu il punto di partenza. L’impresa ebbe enorme risonanza internazionale per l’efficienza tecnica e militare dell’Italia. La trasvolata resta un episodio importante nella storia dell’aviazione: richiese preparazione, disciplina e una notevole organizzazione logistica.

L’oblio e la rinascita

Dopo la Seconda guerra mondiale, l’idroscalo perse progressivamente la sua funzione originaria. Molte strutture furono danneggiate o distrutte, ma la memoria aeronautica è rimasta legata al territorio. Il Parco delle Crociere e i resti dell’area militare conservano ancora il legame tra Orbetello e quella stagione del volo.

Sfortunatamente, come denunciano molti appassionati, alcune delle strutture Novecento che hanno ospitato i trasvolatori e lo stesso Balbo versano in pessime condizioni, abbandonate a degrado e vandalismi.

Negli ultimi anni l’interesse tuttavia per gli S.55 è tornato vivo grazie ai progetti di ricostruzione. A Volandia, museo del volo vicino a Malpensa, è stata realizzata una replica in scala reale del Savoia-Marchetti S.55X legato alla crociera del 1933. Il lavoro ha coinvolto tecnici, volontari ed ex maestranze del settore aeronautico, con il recupero di disegni e documenti originali. Anche il Politecnico di Torino ha avviato studi e progetti dedicati a questo velivolo, rileggendolo con tecnologie contemporanee.

Orbetello con la sua laguna continua a essere una città con una pagina aeronautica di grande valore storico. Le trasvolate atlantiche partirono da un territorio apparentemente periferico, ma che si rivelò per alcuni anni, uno dei centri più importanti dell’aviazione italiana.

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