La Settimana Santa e la Santa Pasqua nella Calabria arbëreshe

0

Gli Arbëreshë, discendenti del popolo delle Aquile, emigrati fin dal Quattrocento nel territorio bizantino, da anni oramai, rappresentano una ricchezza culturale che valorizza 41 comuni italiani e 9 frazioni, specialmente nel Mezzogiorno, di cui 33 solo in Calabria distribuiti nella provincia di Cosenza, Crotone, Catanzaro, che costituiscono la bellezza di una forte base di popolazione autoctona di oltre 100.000 abitanti. Un Patrimonio genetico del passato e della storia del Mediterraneo.

In Provincia di Cosenza, a Civita e a Frascineto il lunedì di Pasqua si tengono le Vallje, danze e canti popolari in Arbëresh (albanese) in ricordo della vittoria di Giorgio Castriota Skanderbeg sui Turchi, principe albanese e re d’Epiro. Dopo la morte dell’eroe nazionale albanese Skanderberg (1468), per sfuggire al dominio dei turchi, molte famiglie albanesi emigrarono nell’Italia meridionale, rifiutando di chinarsi al dominio degli Ottomani.

Con l’approvazione dell’abate del monastero greco di S. Pietro che assegnò loro alcune terre dell’abbazia, nel XV secolo, gli albanesi si insediarono nell’attuale borgo di Frascineto già detto Casal di Pietro.

Le giovani indossano, in questa occasione, il costume tradizionale di rara e pura bellezza sfilando per le vie del paese. Mentre i danzatori di Vallja con fantasiose evoluzioni e improvvisi spostamenti imprigionano qualcuno del pubblico, comunemente definito un “letir” (italiano) che paga al bar, simbolicamente, il proprio riscatto. Mentre spostandoci un po’ più a Sud, a Spezzano Albanese, durante la processione del Venerdì Santo i partecipanti intonano canti in albanese su due testi composti nell’Ottocento, custoditi, protetti e tramandati oralmente che ricostruiscono gli ultimi eventi e la Passione di Gesù e il pianto della Madonna sotto la Croce

Andando verso Nord, con precisione a Plataci durante la Grande Quaresima, solitamente anche in altri paesi arbëreshë, si usa deporre in un piatto o in un vasetto, con cotone inzuppato d’acqua, dei semi di frumento e cereali, tenuti al buio fino al mercoledi della Settimana Santa, in attesa che germoglino (arzit) e vengano portati in chiesa per ornare il sepolcro di Gesù. I germogli dei semi simboleggiano la resurrezione di Cristo che a Pasqua trionfa gloriosamente sulla morte – di fatto, come il seme del frumento per dare vita alla nuova piantina deve stare al buio e marcire, così Gesù prima di risorgere giace per tre giorni nel sepolcro -. Durante la Settimana Santa si svolgono in chiesa solenni riti religiosi: l’Ufficio del Ninfìos (dello sposo Gesù) dal lunedì al mercoledì Santo; la lavanda dei piedi e la lettura dei Dodici Vangeli, il giovedì santo; l’Ufficio delle Grandi Ore (I-III-VI-IX), la mattina del venerdi santo; poi vengono celebrate le Lamentazioni (Encòmia) e in seguito si svolge la processione con il tafos (sepolcro) per le vie del paese.

Una volta, durante la via crucis si eseguiva il canto della Passione di Gesù (Pasjuna e Zotit Krisht). Una tradizione religiosa che si ridesta specie a Pasqua grazie alla profonda tradizione della comunità unita arbëreshe, patrimonio umano inestimabile del nostro paese, specie del meridione d’Italia.

Il sabato santo, il sacerdote prima della lettura del Vangelo, cosparge di fiori il tafos (il sepolcro) e la chiesa per preannunciare la discesa di Gesù agli inferi e la vittoria sulla morte. All’alba della Domenica di Pasqua si celebra il Mattutino con l’annuncio della Buona Novella (Fjalza mirë) della Resurrezione di Gesù e poi si celebra la Santa Messa di Pasqua. Per tutto il tempo pasquale s’inneggia in chiesa, durante la Divina Liturgia, fino al giorno che precede l’Ascensione, il gioioso canto pasquale in tre nostre lingue liturgiche, albanese, greca e italiana, il “Krishti u ngjall ka vdekurat… – Christòs anèsti ek nekròn…” – “Cristo è risorto dai morti….” Ci si saluta, anche, durante il giorno, sempre in una delle tre lingue, con la frase: Krishti u ngjall – Christòs anèsti – Cristo è risorto, e colui/colei che riceve il saluto risponde in una delle tre lingue con le quali riceve il saluto: Vërtetë u ngjall – Alithòs anèsti -Veramente è risorto.

Per la Santa Pasqua si preparano anche dei dolci, il più tipico è il Kulaci o Kulaçe (ciambella con l’uovo, che simbolegga la rinascita e la vita. La sua particolarità della forma è nella sua rappresentazione del mondo arbéreshè che definisce una storia e lo spazio urbano, circolare e chiuso. Si consuma specialmente l’agnello (qingji) che simbolegga il sacrificio di Cristo, e così il giorno di Pasqua, consumandolo in famiglia e con i più cari, si condivide la gioia della resurrezione di Cristo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

11 − sei =