L’agonia infinita delle piccole e medie imprese italiane

1

Sarà un bagno di sangue. Non ci sono altre espressioni per descrivere gli effetti dei recenti dpcm. L’associazione dei consulenti del lavoro ha già fatto sapere che, a rischiare in Italia, sono un milione di posti di lavoro tra le piccole e medie imprese.
Storico fiore all’occhiello dell’economia nazionale, le PMI rappresentano un universo variegato, fatto di imprese a conduzione familiare, piccole eccellenze dell’artigianato locale, aziende enogastronomiche, filiere di lavorazione, dislocate tanto nel nord industriale che nel meridione delle tradizioni culinarie.
Con un fatturato inferiore a 50 milioni di euro e un numero di dipendenti inferiore a 250, offrono lavoro al 78,6% delle persone occupate e costituiscono la quasi totalità delle attività in Italia. La caratteristica del tessuto industriale nel Belpaese è la prevalenza delle micro imprese, con un massimo di nove persone, che rappresentano il 94,7% delle attività totali. Una peculiarità che non piace agli economisti né alle istituzioni internazionali, che da tempo hanno dichiarato guerra al “nanismo” imprenditoriale, tacciando la ridotta dimensione come ostacolo alla produttività e all’innovazione. È un vecchio tormentone quando si parla di arretratezza del sistema industriale italiano, la dimensione ridotta è considerata accettabile solo nella fase iniziale, dopodiché si dovrà inseguire il modello di crescita e sviluppo delle grandi aziende, perché l’industria del futuro richiede dimensioni adeguate, e crescere, secondo la narrazione neoliberista, deve diventare un’ossessione.
In quest’ottica possiamo comprendere meglio l’atteggiamento sprezzante e quasi di accanimento verso il settore imprenditoriale, in primis quello della ristorazione, da parte del governo. Se una goffa Laura Castelli aveva dichiarato in tv che chi lavora nella ristorazione dovrà reinventarsi e guardare a nuove opportunità, un più scaltro Giuseppe Conte ha rassicurato che è possibile ordinare cibo a domicilio. Già, concedersi un pasto preparato dal ristorante sarà possibile, attraverso le piattaforme web di consegna, come Just Eat, Deliveroo e altri, che da questa crisi traggono enormi vantaggi. Un esercito di fattorini/rider è pronto a sfidare le intemperie e accettare ogni condizione di lavoro per consegnarci il cibo, in recipienti di plastica o cartone, nelle nostre case, unico luogo in cui è possibile consumarli, da soli con i nostri stretti conviventi.
Per i ristoratori rappresenta l’unica possibilità di sopravvivenza, ma ovviamente parliamo di ordini molto ridotti, che si prestano meglio ad alcune cucine piuttosto che altre, e il servizio non è certo gratuito: la percentuale applicata varia dal 22 al 35%, i tempi di rimborso possono essere anche mensili, con tutti i relativi problemi di cassa. È un servizio senz’altro utile se considerato come attività collaterale, ma non può rappresentare l’unica fonte di sopravvivenza per chi ha costi fissi da pagare.
Secondo la Federazione dei Pubblici Esercizi, le misure annunciate dal governo costeranno altri 2,7 miliardi di euro alle imprese della ristorazione e potrebbero essere il colpo di grazia, con conseguenze economiche e sociali gravissime.
Stessa agonia per il settore del fitness e del benessere, di cui avremmo tanto bisogno come misura di prevenzione, a seguito della nuova chiusura delle palestre: anche qui Conte, tra la farsa e il reale, ha consigliato agli italiani di allenarsi da casa, magari con una delle tante applicazione telefoniche.
Non parliamo poi dei danni al settore dell’arte e della cultura, con chiusura di cinema e teatri: gli italiani dovranno accontentarsi di seguire con concitazione il bollettino giornaliero dei contagi e le tanto attese conferenze del premier.

SOSTIENI LA NOSTRA VOCE LIBERA

1 commento

  1. Io aggungerei che in genere al ristorante si va non solo per abbuffarsi di cibo, ma anche per chiacchierare, avere contatti umani. Sono proprio questi contatti che ci vogliono impedire.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

due × 3 =