Lo sport entra nella Costituzione italiana

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Lo sport entra in Costituzione e sarà uno dei valori tutelati dalla Carta, secondo la proposta di legge costituzionale approvata in via definitiva (il provvedimento aveva già ricevuto il via libera dal Senato in seconda lettura): la modifica all’articolo 33 della Costituzione introduce da oggi infatti il nuovo comma, «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme». Sembra incredibile, ma nella Costituzione della Repubblica italiana del 1948 non c’era nessun riferimento allo sport, a parte due riferimenti circoscritti al Trentino Alto Adige e al Friuli Venezia Giulia.

Ora l’attività sportiva è una realtà di cui la Repubblica è chiamata a prendere atto, offrendo al contempo tutela e promozione declinate non solo a livello fisico-cognitivo ma anche sul valore educativo, sociale, economico e culturale dello sport.

Noi di CulturaIdentità avevamo incentrato il mensile di febbraio 2022 proprio su questo argomento e Federico Mollicone, della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, aveva anticipato in esclusiva per CulturaIdentità il progetto di sostegno istituzionale dello sport e del relativo riconoscimento in Costituzione.

“E’ stata scritta un’importante pagina di storia”: così ha commentato la notizia Giusy Versace, che ha anche aggiunto l’importanza del carattere unanime dell’approvazione, al di là degli schieramenti: “Al di là delle appartenenze politiche si possono scrivere insieme, in maniera trasversale e condivisa, non solo buone leggi ma anche importanti pagine di storia”. – Redazione

Lo sport in tutte le sue forme, praticato a livello agonistico e dilettantistico, rappresenta un importante strumento formativo d’integrazione sociale e di dialogo culturale, nonché un volano per la diffusione di valori fondamentali quali la lealtà, l’impegno, lo spirito di squadra e il sacrificio.

La Commissione VII della Camera dei Deputati ha lavorato su diversi flussi. In primis, la costituzionalizzazione dello sport.

Questo provvedimento, quindi, allinea rispetto degli standard ormai introdotti nella scrittura delle Costituzioni anche la nostra Carta. Ritengo doveroso segnalare il primo tentativo in Parlamento, attraverso un disegno di legge presentato nel 1997 dal senatore Maceratini, allora capogruppo di Alleanza Nazionale. Già la destra politica venticinque anni fa aveva intuito che, per riformare il sistema sportivo italiano, fosse necessario costruire una cornice, proprio attraverso una riforma costituzionale. La PdL depositata nella 13esima legislatura mirava ad elevare a livello costituzionale il diritto allo svolgimento dell’attività sportiva, intesa come momento ricreativo, ma anche di educazione e rigenerazione spirituale, è proposta che allineerebbe lo Stato Italiano ad altri Stati europei. Questa proposta rappresenta dunque una posizione storica della destra italiana che è stata riproposta più volte dal vicepresidente Fabio Rampelli.

Gli effetti economici della pandemia hanno devastato i consumi sportivi di adulti e ragazzi. Dall’altra, le chiusure delle attività hanno portato ad una riduzione degli introiti delle organizzazioni sportive, dovuta al minor periodo di apertura e alla riduzione dei tesserati, a fronte di un carico fiscale rimasto invariato. A questo dobbiamo aggiungere che la conseguente maggiore sedentarietà della popolazione ha esternalità negative in termini di salute pubblica e coesione sociale, con effetti particolarmente rilevanti sulle periferie e sulle aree meno agiate del paese, dove l’attività sportiva svolge una insostituibile funzione di aggregazione ed inclusione sociale.

Col deputato Marco Perissa e il ministro Andrea Abodi abbiamo portato un’indagine conoscitiva della Commissione VII nell’ambito del lavoro sportivo e dello stato del tessuto del mondo sportivo italiano. L’entrata in vigore del lavoro sportivo, inizialmente prevista per il 1 gennaio 2023, è stata posticipata di 6 mesi al fine di evitare che tale riforma cominciasse a produrre i suoi effetti con l’anno sportivo ancora in corso e questa proroga ci ha permesso di iniziare di avviare una profonda riflessione sugli aspetti più problematici e che hanno indubbiamente bisogni di approfondimento.

Ferma restando la necessità di voler regolare la disciplina del lavoro sportivo ad oggi molto frammentata, fornendo delle regole stabilite e chiare che siano applicabili a tutto il mondo sportivo e alla galassia associativa che lo compone, eravamo altresì consapevoli che fosse necessario dare vita ad una riforma che rappresentasse le istanze di tutti gli interlocutori coinvolti e che soprattutto dovranno convivere ogni giorno con gli effetti prodotti dalle misure poste in essere. L’introduzione della fattispecie del lavoro sportivo, ad esempio, in un contesto di una già conclamate pluralità di forme contrattuali creerebbe un’ulteriore e preoccupante frammentazione che non condurrebbe ad una semplificazione del settore ed inoltre lascerebbe le realtà associative, soprattutto minori, esposte in circostanze di contestazione.

Inoltre con il lavoro sportivo genererebbe una serie di obblighi di legge derivati dalla contrattualizzazione del lavoro a cui il mondo sportivo dovrà conformarsi e ciò comporterebbe una serie di costi, talvolta insostenibili, per le realtà associative o le società che si avvarranno di esso. Con questo, il governo e la maggioranza parlamentare hanno dunque manifestato un chiaro focus sul sostegno allo sport.

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