Giorgio Napolitano e quell’Italia tra luci e ombre

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Per Henry Kissinger era “il mio comunista preferito”, per i comunisti duri e puri era “più rosa che rosso”, per Craxi era “uomo molto attento al sistema della Pri­ma Repubblica, specie coltivando i suoi rapporti con Mosca”.
Giorgio Napolitano, il “comunista al Quirinale”, è morto ieri sera a 98 anni. Due volte Presidente della Repubblica e senatore, era ricoverato nella clinica Salvator Mundi nel quartiere romano di Monteverde e in quest’ultima settimana le sue condizioni erano peggiorate.
Napolitano ha fatto una carriera di tutto rispetto nelle fila del PCI, dove ha fatto parte dell’area cosiddetta “migliorista”, quella “di destra”, in secondo piano rispetto ai pesi massimi Togliatti e Berlinguer: ma, prima di approdare al PCI, aveva fatto parte della Gioventù fascista nei gruppi universitari di Napoli. È stato uno dei grandi protagonisti della storia Repubblicana italiana, rigoroso, poliedrico ma anche ambiguo e dopo il crollo dell’Unione Sovietica e del Muro di Berlino, proprio la sua collocazione “migliorista” lo rese una figura istituzionale spendibile nella nuova era post-comunista, arrivando al Quirinale senza fare troppa paura a nessuno. Almeno all’inizio. A partire dal biennio 2010-11 la sua figura, da notarile, divenne interventista, dentro e fuori il Palazzo, ma soprattutto dentro: memorabili le modalità attraverso cui Mario Monti arrivò a Palazzo Chigi dopo le dimissioni del Cav. Perché qui si impiantò quell’ “euro-golpetto” che portò alla sostituzione del leader di Forza Italia con Mario Monti, con somma gioia delle cancellerie internazionali e dei sinistri nostrani. Senza parlare poi della drammatica uccisione del leader libico Gheddafi, voluta da Sarkozy e da Obama e avallata dall’inquilino del Quirinale (il Cav era invece contrarissimo, ma non potè fare nulla di fronte a quella macchina da guerra internazionale), fece saltare non solo l’equilibrio dei nostri vicini di casa mediorientali, ma anche la nostra tradizionale politica di appeasement politico/economica con quel mondo (perché, come disse una volta Andreotti, “abbiamo dei pessimi vicini di casa ma sono i nostri vicini di casa”). Giorgio Napolitano come affermano in tanti è stato uno statista che ha lasciato luci e ombre, fra il suo passato remoto nel PCI (quando, tanto per riprendere una frase che estrapoliamo del gergo giudiziario secondo il rito ambrosiano, “non poteva non sapere” dei finanziamenti illeciti dall’URSS al PCI) e il suo passato prossimo con le manovre quirinalizie.
Ieri a Stromboli le campane hanno suonato a morto: Napolitano frequentava l’isola delle Eolie fin dall’età di 14 anni e lì amava trascorrere le vacanze insieme con la moglie Clio, sposata da 64 anni, un legame interrotto solo dalla sua morte.

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