Luisa Ranieri: “Sì, direi ancora: Antò, fa caldo!”

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Ci racconti un episodio OFF degli inizi della tua carriera?

Ero al Teatro Colosseo di Roma con Donne di una certa classe, lo spettacolo che mi ha permesso di iniziare la carriera dopo una serie di esperienze off a Napoli. Andavamo in scena subito dopo Fiesta di Fabio Canino che a differenza nostra riempiva la sala. E noi speravamo che qualcuno di quel pubblico pazzesco restasse a vedere anche noi! (ride n.d.r.)

È importante la cantina, partire da zero facendo la classica gavetta…

Sì, e per certi versi è anche la parte più interessante. È una fase sperimentale in cui ti puoi permettere di fare tutto.

Inutile negarlo, il nostro percorso artistico è legato da uno spot del 2001…

Devo moltissimo a quello spot, così come al regista Alessandro D’Alatri e al nostro incontro. Noi due siamo stati una coppia che ha funzionato moltissimo, e non solo in Europa: perfino in Papuasia si diceva “Anto’ fa caldo!”.

Rifaresti quello spot? O pensi sia stata un’etichetta ingombrante per la tua carriera?

Lo rifarei cento volte! Credo che sia stata una grande chance per far emergere il mio lato ironico.

E da lì iniziò anche il paragone con Sophia Loren…

Toccare la napoletanità equivale sempre a essere paragonati a lei. Ma è inimitabile nella sua essenza, la Loren è la Loren.

Nel 2004 sei stata diretta da Michelangelo Antonioni in “Eros”. Che cos’è per te l’eros? Cosa è sensuale in un film?

Il vedo-non-vedo. Mi piace molto di più una scena di attrazione rispetto al sesso esplicito. Nel  film di Ferzan Ozpetek che ho interpretato, per esempio, c’era una scena d’amore bellissima carica di erotismo che non lascia vedere nulla. Solo energia fra due animali che si annusano.

Un’attrice come interpreta la sensualità?

La sensualità è innata, non può essere interpretata. È un modo di essere fatto di piccoli dettagli. Può essere sensuale una donna che si tocca i capelli, che si siede, che parla. Può esserlo il modo in cui muove la bocca…

La Mangano ha detto di te “mi piace il suo sguardo intelligente e malinconico, mi affascina quell’umanità dolente”. Sfatiamo il tabù che l’attrice sex symbol deve essere vuota.

Io credo che una sex symbol non possa essere vuota, l’appeal è un qualcosa che risuona e va oltre il dato estetico.

Hai interpretato nel 2002 in una miniserie per la tv diretta da Giorgio Capitani un ruolo molto importante e impegnativo: “Maria Callas”. Come hai preparato quel ruolo?

Ero terrorizzata e per avvicinarmi al personaggio ho iniziato col prendere lezioni di canto. La Callas era una sorta di Medea, di Anna Magnani della lirica, era doveroso un primo approccio tecnico. Poi pian piano ne ho scoperto insicurezze, paure, fragilità. Era una donna che aveva molto bisogno di essere accettata, come ogni bambina non amata. La madre l’aveva sempre trattata come una figlia dotata di un talento da esibire.

Quanto è importante per un’attrice il rapporto con la propria madre?

Fondamentale, perché denota l’autostima e quel bisogno di amore alla base del nostro mestiere. Noi artisti abbiamo una voglia di riconoscimento molto forte che sicuramente risale all’infanzia. Io dico sempre: per fare questo lavoro bisogna essere matti. Mettersi con serietà in gioco ed essere sempre pronti a farsi giudicare da qualcuno dimostra come di fondo ci sia qualcosa di anormale!

Sei sposata con Luca Zingaretti e avete due figlie, Emma e Bianca. Rinunceresti al lavoro per la famiglia?

Finora non mi sono ancora trovata al punto di dover fare una scelta, anche se quando accetto i ruoli da interpretare, rispetto a prima, tengo conto soprattutto delle esigenze delle mie figlie. È ingiusto privare un figlio dell’infanzia.

Si sa che le donne hanno una passione per le scarpe…

Posso anche essere vestita di stracci, ma le scarpe mi fanno impazzire! Pensa che prima che escano nei negozi le compro on line! Non esco sempre in ghingheri, nella quotidianità porto spesso scarpe da ginnastica e Huggs, ma per una cena con mio marito una bella scarpa è d’obbligo.

Si parla sempre più di violenza sulle donne.  Spesso personaggi famosi ricevono complimenti che poi si rivelano avances pericolose. So che hai avuto problemi con una stalker donna. Come si ci comporta in questi casi?

È meglio dare poca importanza. Nel mio caso quando mi sono resa conto del suo comportamento anormale ho evitato ogni tipo di contatto. Mi aveva fatto credere di aver bisogno di aiuto per i bambini disabili, poi ho scoperto che la disabilità era solo una scusa. Mi ha anche pedinata ma le ho fatto capire che se avesse continuato l’avrei denunciata, e così è sparita.

Se dovessi scegliere fra cinema e teatro?

Bella battaglia. Amo il cinema, è come essere nel quadro di un pittore. Ma mi manca molto il teatro. Grazie al palcoscenico la parola ti permette di avere un tuo punto di vista. E poi la parola è in bocca all’attore, non è filtrata dal montaggio in cui coi tagli tutto diventa in funzione del regista. Oggi è sempre più difficile trovare testi teatrali adatti alle donne. Viaggio molto per cercarli nella letteratura inglese, americana.

C’è una drammaturgia italiana che andrebbe valorizzata?

Sì, e anche nella mia città ci sono persone di grande talento e cultura teatrale.

Prima di andare in scena hai un gesto scaramantico?

Una cosa molto volgare! (ride). Ho iniziato ad essere scaramantica durante la mia prima tournée importante. Tutti gli attori in compagnia sputavano sul palco, e così ho cominciato a farlo anche io. Visto il successo dello spettacolo, da allora sputo sempre.

Galeotto per te e Luca fu il set di “Cefalonia” …

In realtà è stato solo il set che ci ha fatto conoscere. Lui mi corteggiava ed io facevo la finta ritrosa. L’ho fatto suda’ un bel po’.

Ma qual è la frase d’amore più bella che ti ha detto Luca?

Non te la dirò mai.

E come diresti oggi “Antò fa caldo”?

Dopo 16 anni sempre uguale! “Antò fa caldo!”.

(E noi aggiungiamo ” Perchè la vera femminilità non ha tempo”