Processo Cattaneo: dalla parte di chi si difende altro che difendere ladri e rapinatori

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La sede della Corte d'Appello di Milano, nel Palazzo di Giustizia. Foto Paolobon140 CC 4.0 SA by

Un calvario che dura ormai da sette anni, Mario Cattaneo l’oste di Casaletto lodigiano che nella notte tra il 9 e il 10 marzo del 2017 si difeso perché sorpreso nella sua trattoria da dei malviventi. Assolto in primo grado dall’accusa di eccesso colposo di legittima difesa, ieri la corte D’Appello di Milano ha approfondito ulteriormente le indagini con una nuova perizia balistica. 7 anni fa Cattaneo aveva subito un furto nel suo locale affrontando la banda dei malviventi con un fucile da caccia detenuto regolarmente da cui partì un colpo che a circa 5 metri di distanza colpì alla spalla un 32enne romeno, ritrovato morto il mattino dopo davanti al cimitero della frazione di Casaletto Lodigiano.

Dal processo di primo grado, che aveva visto assolto Cattaneo, era emerso che un complice della vittima aveva strattonato l’oste, afferrando il fucile, facendolo cadere. Sia la perizia balistica, richiesta dalla Procura di Lodi, sia quella difensiva di Cattaneo avevano suffragato la tesi dello sparo involontario, dal basso verso l’alto, provocato dalla caduta con l’arma in mano o dallo strattonamento della canna. Ieri mattina il perito esperto della polizia scientifica milanese, interpellato dalle parti in merito alla nuova relazione, esclude che il Cattaneo possa essere stato a terra. Il bersaglio della prova dello sparo è stato uno scatolone, la posizione esatta potrebbe determinare anche la distanza tra l’oste e la vittima. Cattaneo ha patito lesioni al braccio destro confermate dal perito, se il fucile non è correttamente imbracciato può causare un ematoma come quello riscontrato dai medici legali.

Il consulente della difesa generale Luciano Garofano è abbastanza soddisfatto della perizia disposta dalla corte d’appello, sulla traiettoria e le modalità dello sparo, che uccise uno dei tre complici durante la rapina. Una perizia prudente ma favorevole alla nostra ipotesi ricostruttiva. Lo sparo, scrive l’esperto nominato dai giudici, ha avuto una traiettoria dal basso verso l’alto e la bocca del fucile era a circa 80 centimetri dal suolo. Ma il perito balistico ha dichiarato che il ristoratore poteva trovarsi in piedi quando è partito il colpo. Sarà su questo che i difensori sono chiamati a rispondere nell’udienza  conclusiva del processo, a metà aprile. La superperizia secondo i difensori, non sconvolgerà questa tesi. Quindi il fucile non era correttamente imbracciato e il calcio è andato a colpire Cattaneo. Insomma una agonia che non ha trovato ancora la fine. L’11 aprile si ritorna in aula in Corte D’Appello per la discussione e la sentenza. “Cercherò di resistere e sopravvivere fino alla fine, il mio calvario continua, devo credere nella giustizia ed essere fiducioso”, queste sono le parole di Mario. Questa sentenza, comunque essa sia, rimarrà scritta nella storia e la si ricorderà per sempre perché la legittima difesa deve essere sempre legittima. [Paola Radaelli – Presidente Unione Nazionale Vittime]

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