OMS: ventilazione e aerazione dei luoghi chiusi quinta arma per sconfiggere il virus

1

Si era partiti con l’igiene delle mani, il distanziamento e la mascherina. Poi sono arrivati i vaccini, ma ancora e nonostante tutto il virus è tra noi e corre, in questo periodo molto velocemente, seppur con conseguenze cliniche depotenziate nei vaccinati. SIMA, la Società Italiana di Medicina Ambientale, per prima in Italia spiegava già oltre un anno e mezzo fa che il virus non lo si poteva sconfiggere solo con queste armi ma che serviva utilizzare tutte le frecce al nostro arco. Quali dunque? Lo abbiamo chiesto al Professor Alessandro Miani, Docente di Prevenzione Ambientale alla Statale di Milano e Presidente di SIMA che in questi mesi ha più volte sottolineato il ruolo dell’aria nella trasmissione virale:

“Il Sars-Cov-2 è un virus “airborne”, ossia a trasmissione aerea e quella aerea è per giunta la prima via di trasmissione del virus. Lo hanno confermato nel maggio di quest’anno anche i CDC americani. E’ quindi l’aria l’elemento principale da attenzionare e da rendere salubre in ottica Covid-19. Soprattutto l’aria indoor di quegli ambienti aperti al pubblico in cui più persone per lavoro, studio, svago o sport passano un certo periodo di tempo (scuole, uffici, palestre, ristoranti, negozi, mezzi di trasporto, ecc. giusto per fare qualche esempio). Quando respiriamo, o meglio espiriamo, rilasciamo in aria un aerosol di goccioline fisiologiche che se siamo infetti possono contenere il virus. A differenza delle goccioline più grosse e quindi più pesanti, che cadono a terra entro due metri, l’aerosol di queste micro goccioline può percorrere oltre 10 metri di distanza da chi lo ha espirato e se l’ambiente è confinato, umido e affollato, il rischio di respirare goccioline infette in cui il virus è ancora vitale è alto. Per questo motivo è necessario proteggerci con l’uso di una mascherina, meglio se FFP2, perché aderendo meglio al viso lascia minor spazio all’aria di fuoruscirne e di penetrarvi, riducendo il rischio di respirare aria infetta. Ma la sola mascherina non basta. E’ necessario garantire adeguati ricambi d’aria agli ambienti indoor per diluire i potenziali contaminanti dell’aria, virus compresi e questo è possibile arieggiando gli ambienti in modo naturale, aprendo porte e finestre, o meccanizzato, aspirando l’aria ambiente verso l’esterno (aspirazione), immettendo aria esterna prefiltrata e al contempo portando aria interna verso l’esterno (ventilazione meccanica controllata o VMC). Oltre a questi sistemi vi è poi la possibilità di dotare gli ambienti di sistemi di purificazione dell’aria che grazie a filtri bloccano le particelle pericolose, quelli nanometrici anche particelle di diametro sino a venti volte inferiori al virus del Sars-Cov-2, o sistemi di sanificazione dell’aria come quelli a fotocatalisi attiva o passiva.  

L’OMS ha recentemente indicato la ventilazione degli ambienti come arma per sconfiggere il virus. Ritiene i Governi seguiranno questa indicazione?

Siamo felici che l’OMS abbia compreso che l’aria e la sua messa in sicurezza è un elemento fondamentale di contrasto alla pandemia. SIMA lo dice da oltre un anno e mezzo e ha anche prodotto alcuni studi scientifici a supporto della sua tesi. Tra questi merita essere citato quello condotto l’anno scorso con il Bambin Gesù di Roma ed Ergon Research, in cui abbiamo dimostrato che si può ridurre il rischio di respirare aria potenzialmente infetta del 99,6% se l’ambiente, nello specifico era una sala d’aspetto dell’Ospedale, è infrastrutturato con un sistema di VMC adeguato a garantire importanti ricambi d’aria.  

Ci auguriamo ovviamente il nostro Governo e tutti i Governi più in generale prendano provvedimenti in tal senso perché la qualità dell’aria indoor non è solo questione legata all’emergenza pandemica ma tema che interessa a più livelli la salute pubblica e indirettamente anche l’economia del Paese. Certo per mettere a regime una azione di questo tipo servirebbero ingenti fondi ed è per questo motivo e per evitare laddove possibile sprechi di danari pubblici che suggeriamo di intervenire solo dove è realmente necessario e di farlo dotando gli ambienti confinati di tecnologie in grado di mitigare realmente il rischio.

Cosa intende per tecnologie che realmente siano in grado di mitigare il rischio? Non basta mettere sistemi di ventilazione?

Per mitigare il rischio airborne del virus è necessario che i ricambi d’aria siano adeguati al volume d’aria da trattare, ossia che l’aria nuova immessa in un ambiente sia in grado di diluire le particelle potenzialmente infette al punto da minimizzare il rischio di respirarle.

Purtroppo non sempre chi deve scegliere i sistemi di ventilazione meccanizzata di cui dotare un ambiente confinato conosce questi aspetti che sono fondamentali per non sprecare inutilmente danaro senza per altro risolvere il problema. SIMA, ad esempio, ha condotto uno studio con l’Università di Bari nelle scuole pugliesi per dimostrare come la misurazione in continuo dell’anidride carbonica (CO2) possa essere un valido indicatore di rischio Covid-19 airborne. Quando noi espiriamo, come già detto in precedenza, liberiamo micro goccioline fisiologiche che, se siamo infetti, ancorché asintomatici, possono contenere virus. Allo stesso modo liberiamo CO2, quest’ultimo parametro di facile lettura e monitoraggio, oggi realizzabile anche grazie a dispositivi smart. A livelli di CO2 pari od inferiori a 700 ppm (parti per milione) il rischio che abbiamo di respirare aria espirata da altri soggetti presenti con noi in un determinato ambiente e potenzialmente infetti è inferiore all’1%. Questi dispositivi ‘a semaforo’ (luce verde, aria sicura, luce gialla e rossa, aria da trattare con apertura porte e finestre o con sistemi di ventilazione meccanizzata, aspirazione, depurazione) oltre ad essere un alert sul potenziale di rischio, possono essere utilizzati per verificare in modo semplice ed immediato se è necessario dotare l’ambiente di sistemi di ventilazione e se questi sono o meno parametrati al volume d’aria da trattare. Questo consentirebbe da un lato di agire solo dove è necessario e dall’altro di non sprecare danaro pubblico in dispositivi inadeguati al loro scopo. Del resto se i livelli di CO2 non scendono in presenza di un sistema di ventilazione meccanizzato, significa che il sistema non è in grado di diluire adeguatamente i contaminanti dell’aria, CO2 e virus compresi. Nelle scuole pugliesi, oggetto del nostro studio abbiamo per altro verificato che nel 55% dei casi bastava aprire porte e finestre per un determinato periodo di tempo per avere un’aria salubre a prova di virus.

Come SIMA che dispositivi consigliate?

Da sempre consigliamo dispositivi o tecnologie che siano stati validati scientificamente, ossia sottoposti a test (non obbligatori per legge) presso primari laboratori pubblici di università italiane od internazionali, che verifichino con metodo scientifico che quanto “promesso” dal produttore corrisponda ad una reale capacità della macchina di mitigare il rischio o di monitorarlo, come nel caso di un dispositivo smart di monitoraggio della CO2. Altra cosa fondamentale è che i dispositivi di monitoraggio siano anche calibrati secondo le indicazioni della scienza internazionale di riferimento. Del resto si tratta di dotarsi strumenti utili alla tutela della nostra salute, non di giocattoloni inutili anche se belli come soprammobili.

ABBONATI A CULTURAIDENTITA’

1 commento

  1. Mah! Ancora non capisco perchè non obbligano il telelavoro per il personale che ha superato i 50 anni di età, che francamente come me stanca di sta farsa e chissà magari si ottiene un po di pulizia generale?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

4 × uno =