Quel “qualcosa” che resta dopo l’amore: la famiglia

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Room in New York 1932. Oil on canvas. 73,7 x 91,4 cm. Sheldon Museum of Art, Lincoln. H-166 Lluís Ribes Mateu via Flickr

Dopo Fino alla fine Angelo Mellone, scrittore e giornalista, dirigente del pomeriggio di Rai Uno, già editorialista e inviato di politica, cultura e costume per numerosi quotidiani nazionali e autore e conduttore di programmi radiofonici e televisivi, torna in libreria con un romanzo “generazionale”, dove però la politica è lo sfondo su cui emerge il senso (primo e ultimo) di questa nuova uscita editoriale: la famiglia.

Nelle migliori famiglie (Mondadori, 2021, 288 pagine) è il titolo di un romanzo estremamente contemporaneo, basato su flash back temporali ma ambientato in un tempo presente, anzi immediatamente prossimo: l’attualità del momento narrativo è infatti il Natale, ma del 2022. Ed è il non epilogo di una storia familiare che inizia negli anni Novanta, quando Piero conosce Elisabetta, entrambi della buona borghesia romana, quella di lui anche “più buona” perché espressione di quella sorta di milieu politico/aristocratico della sinistra impegnata: è un noto chirurgo plastico, lei è una conduttrice tv non di sinistra. Si amano, si sposano, hanno cinque figli.

fonte mondadori.it

La narrazione di Mellone è quasi filmica, inizia come una ripresa cinematografica all’interno di un pronto soccorso a Cortina d’Ampezzo, a Natale, dove Piero ed Elisabetta attendono, con un sentimento di angoscia che si va a sovrapporre a una situazione emotivo-familiare già carica di dolore e tensione, che i medici dicano qualcosa sulle condizioni di salute del loro figlio più giovane, appena infortunatosi sulla pista da sci. Ma questo è solo un prologo per accedere alla conoscenza di una storia di una famiglia, forse come altre, forse un po’ meno, iniziata con un vero amore che si è infranto contro il dolore della perdita di un figlio in seguito a un incidente stradale: “da quel momento, leggiamo nelle note editoriali, tutto ha cominciato a crollare: l’unione, la famiglia, il rispetto. Piero ed Elisabetta hanno perso la testa e ciascuno dei due ha perso di vista l’altro per inseguire le proprie vanità“.

Si separano ed è solo per la volontà dei figli, che vogliono ripristinare l’unità della famiglia, che si ritrovano a passare le vacanze di Natale insieme. E ora, 24 dicembre 2022, Piero ed Elisabetta sono lì, nel corridoio di un pronto soccorso, a fare i conti soprattutto con se stessi.

Come ci ha raccontato Angelo Mellone in una recente intervista, «…di fronte a questo può rimanere intatto quel senso di unità. È la volontà superiore di voler unire. I protagonisti sono spinti a fare i conti con se stessi e scoprire che in fin dei conti dopo l’amore non necessariamente c’è l’indifferenza, ma può esserci qualcosa». Amore non è innamoramento, c’è il colpo di fulmine, che è un processo in fin del conto chimico, dura un po’ e poi passa, ma è proprio qui che si impianta l’amore, «quella voglia di costruire, quella forma di alleanza di patto d’amore o meglio di amorevolezza». E fa rima (anche) con famiglia, quel qualcosa in grado di sopravvivere alla volontà (politica, culturale) della sua stessa dissoluzione.

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