È ora di ascoltare la scienza contro l’inquinamento

È ora di ascoltare la scienza contro l’inquinamento

Si stima che ogni anno nel mondo siano circa 13 milioni i decessi attribuibili ad ambienti insalubri e 1,5 milioni a inquinamento, inteso come l’insieme delle alterazioni provocate dall’immissione in atmosfera, acqua e suolo di sostanze contaminanti nocive di per sé o perché in quantità tale da rendere impossibile l’auto-depurazione da parte dell’ecosistema. Sono inquinanti i residui e i sottoprodotti delle attività industriali e agricole, ma anche i rifiuti biologici che produciamo e che interferiscono con le catene alimentari: il complesso di queste sostanze incide sull’ambiente, ma provoca anche alterazioni e mutazioni dei geni fino all’eventuale sviluppo di un tumore. Il cancro infatti è una malattia ambientale su base genetica. All’origine delle neoplasie troviamo mutazioni genetiche, e queste sono spesso la conseguenza degli effetti di ciò che abbiamo intorno, che mangiamo o respiriamo. In alcune zone d’Italia l’emergenza è palpabile: il nuovo rapporto Sentieri (informazioni raccolte fra il 2006 e il 2013 in 28 dei 45 siti di interesse nazionale monitorati dal progetto di sorveglianza epidemiologica, ovvero aree dove gli inquinanti sono abbondantemente in eccesso, da Porto Marghera, a Venezia, all’area industriale di Taranto) dell’Istituto Superiore di Sanità indica un eccesso di tumori maligni del 9% nella fascia d’età fra 0 e 24 anni, con picchi di incremento del 66% per le leucemie mieloidi acute o del 62% per i sarcomi molli. Non è un caso che si parli di giovani e giovanissimi: bambini e ragazzi sono più vulnerabili di fronte agli inquinanti ambientali. Troppo spesso si pensa al cancro come una malattia della terza età sottovalutando che l’aumento dell’incidenza dei tumori riguarda tutte le età e soprattutto l’infanzia, specialmente negli ultimi anni. L’incremento dei casi nel nostro Paese desta preoccupazione: si ammala di cancro un bimbo ogni 5-600 (ogni anno in Italia si registrano circa 1500 nuovi casi negli under 14, ndr) e nonostante i miglioramenti della medicina il tumore è tuttora la prima causa di morte per malattia in età pediatrica. I meccanismi principali che potrebbero essere implicati in questo aumento derivano proprio dall’interazione con un ambiente “malsano” che sui bambini è particolarmente dannoso: i lattanti, per esempio, in proporzione respirano volumi d’aria doppi e bevono sette volte di più rispetto all’adulto, in più nei bimbi l’eliminazione delle sostanze tossiche è fisiologicamente meno efficiente e i danni sono maggiori, trattandosi di un organismo in via di sviluppo. I guai peraltro iniziano già con l’esposizione dell’embrione o del feto (diretta o attraverso la placenta) ad agenti fisici, biologici o chimici in grado di danneggiare il DNA o di indurre alterazioni epigenetiche nei tessuti, ovvero apporre “bandierine” sul genoma che non lo modificano ma portano poi a un’espressione differente del DNA, “programmandolo” quindi in senso negativo. Questi segnali epigenetici si trasmettono dai genitori ai figli, per cui anche un’alterazione provocata dall’esposizione di mamma e papà all’inquinamento ambientale può avere ripercussioni a lungo termine sulla prole, a prescindere dalla presenza di alterazioni genetiche vere e proprie. L’ereditarietà delle modifiche epigenetiche indotte dall’ambiente può perciò comportare un effetto a cascata che in futuro potrebbe far ulteriormente “esplodere” i casi di tumore. Va detto però che a fronte dell’incremento costante dell’incidenza dei tumori si registra una diminuzione della mortalità, che oggi si aggira intorno al 65% e che potrebbe diminuire ancora, proprio se intervenissimo per migliorare l’ambiente che ci circonda. Viviamo immersi in un ambiente che non è l’ideale, poco ma sicuro. Però è sbagliato pensare che non possiamo fare nulla per proteggerci, o anche per migliorare la situazione a tutto vantaggio delle generazioni future. Anzi, quasi sempre una scelta di salute personale si trasforma in un atto positivo per l’ecosistema generale. Uno stile di vita sano resta il pilastro principale per proteggersi dalle malattie e la dieta mediterranea, che si distingue per un ampio consumo di frutta, verdura e carboidrati, è la scelta giusta per la prevenzione dei tumori ma anche per proteggere l’ambiente: in una nazione come la nostra il 30 per cento dell’impronta ecologica, quindi del consumo di territorio e risorse, è connesso proprio a produzione e consumo di cibo e l’alimentazione mediterranea oltre a costare di meno rispetto a una in “stile statunitense” (è stato stimato che un menu all’occidentale costi circa 6 euro al giorno, una giornata di dieta mediterranea 4 euro, ndr), ha infatti un minor impatto ambientale. La prevenzione poi passa anche da un adeguato esercizio fisico, che può scongiurare il 70% di patologie come infarti, ictus, diabete e riduce anche il rischio di tumori nell’adulto.



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