Futurismo, Futurismo e ancora Futurismo. L’avanguardia capitanata da Filippo Tommaso Marinetti vive oggi un piccolo grande rinascimento. Oltre alla mostra dello scorso anno allestita alla GNAM di Roma, sono diverse le iniziative editoriali che ne hanno riacceso l’interesse. Dal “volumone” di Giordano Bruno Guerri di cui ci siamo occupati tempo addietro su CulturaIdentità, fino ad alcune riscoperte che direttamente avvicinano alla produzione futurista.
Come nel caso di L’esercito italiano, Poesia armata e Al di là del comunismo – entrambi per i tipi di Eclettica (2025): due raccolte di scritti politici e militari proprio di Marinetti, il poeta e il rivoluzionario, l’indocile cantore di una modernità che è la nostra di oggi e, forse, anche quella di domani. A soccorrere l’incauto lettore, dovesse sentirsi spaesato, provvedono le due prefazioni, rispettivamente di Claudio Siniscalchi e Boni Castellane: guide necessarie, parafrasando un celebre elzeviro di Ugo Ojetti, grazie alle quali “si va come tra due muraglie, al sicuro”. Nel primo dei titoli citati, L’esercito italiano, Poesia armata, uscito inizialmente nel ’42, in piena Seconda guerra mondiale, Marinetti si erge quale “unico poeta specialista di guerre moderne”, con un’idea del conflitto come fatto estetico e insieme “fenomeno cosmico”, ma soprattutto ispiratore di poesia.


Da qui il carattere incendiario e allucinato dell’opera, certo scandalosa eppure mai così tanto vicina allo spirito del nostro tempo. Dice bene Siniscalchi quando attribuisce al Futurismo la prospettiva di una “rivoluzione antropologica” e la costruzione di un “uomo nuovo”. Del resto, e veniamo ad Al di là del comunismo, pubblicato nel ’20, a tre anni dalla Rivoluzione russa, la modernità che impone Effettì pertiene solo all’individuo, possibilmente libero dal “cancro burocratico” tipicamente sovietico, e dalle maglie di uno Stato come quello comunista, livellante ed egualitario. L’impasto ideologico di Marinetti, fatto di “dinamismo estetico, individualismo anarchico e arte come forza trasformativa”, cui fa riferimento Boni Castellane nelle pagine inziali, rappresenta non solo “un nuovo assetto di libertà creativa e di valori virili”, ma si configura come l’elitaria utopia di un uomo che nell’inclusività, nella protezione dall’alto di qualunque potere vede pericolosi limiti alla propria sovranità. Riflessioni più che attuali, dunque. Superate solo per chi non ha compreso la natura liberticida dell’odierna società politicamente corretta.

















