San Tommaso D’Aquino. Il Dottore Angelico, un gigante della filosofia

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Venerato quale Patrono della Diocesi Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, dei Comuni di Belcastro, Falerna, Grottaminarda, Monte San Giovanni Campano, Priverno, San Mango d’Aquino ed Aquino, della cui Contea al tempo della sua nascita faceva parte Roccasecca, che lo annovera quale suo figlio più illustre, San Tommaso resta incontrastato il più autorevole pensatore sia del cristianesimo che della cultura occidentale. A lui, Santo e filosofo, canonizzato nel 1323, morto nel 1274 e nato nel 1225, è dedicato il triennio tomistico 2023-2025, annunciato il 29 giugno scorso con propria missiva da papa Bergoglio ai vescovi delle diocesi di Sora, di Frosinone e di Latina.

Domenicano, Dottore della Chiesa, di origini nobili, un uomo dei «desideri» come ebbe a definirlo Guglielmo da Tocco, suo più autorevole biografo, riuscì a dare fondamento scientifico e teologico alla dottrina cristiana della Chiesa, lasciandoci un’opera straordinaria quale la «Summa Teologica» nella quale il Primo mobile, la causalità universale, la contingenza, la perfezione e la causa finale, le cosiddette Cinque Vie, individuate nella sua indagine filosofica per provare l’esistenza di Dio, trovano sintesi di permanente attualità, in aperta continuità con la tradizione aristotelica. Concetti condensati nell’affermazione del Dottore Angelico: «I motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore, come il bastone non muove se non in quanto è mosso dalla mano. Quindi è necessario arrivare a un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio».

Circa il concetto di etica, resta in lui tanto fondamentale l’influsso aristotelico, mediato dal suo maestro Alberto Magno, da permettergli approfondimenti che caratterizzeranno la grande eredità che San Tommaso ci ha lasciato nel campo sociale oltre che religioso. Basti pensare al concetto di «Bene comune» che primeggia nelle sue teorie, divenuto fondamento della dottrina sociale della Chiesa. Di qui è facile comprendere come l’approccio al pensiero di così tanto raffinato pensatore non impedisca che il suo culto sappia aprirsi ad un approccio di popolare venerazione presente negli annuali festeggiamenti del 7 marzo, a ricordo del giorno della sua morte, nei luoghi che lo scelsero come proprio patrono, come pure tra le tante comunità a lui devote. Altrettanto comprensibili le motivazioni che spinsero chi scrive, quale sindaco di Roccasecca, a commissionare sul limitare del 2000 allo scultore Giuliano Vangi la realizzazione della Grande Statua del Santo oggi collocata nella nostra città. Resta impresso negli annali storici della nostra terra la visita che il pontefice Paolo VI volle riservare nel 1974, in occasione del VII° Centenario dalla morte di San Tommaso, a Roccasecca, ad Aquino e a Fossanova, tappe accompagnate da una dilagante folla di fedeli in preghiera.

Fu proprio l’Abbazia di Fossanova a vedere vivo San Tommaso per l’ultima volta, che, colto da inguaribile malattia durante il suo viaggio verso Lione per partecipare al Concilio indetto da papa Gregorio X, vi terminò all’età di quarantanove anni la sua vita terrena. Era il 7 marzo del 1274. Sono ormai trascorsi 750 anni dalla sua morte ma il suo insegnamento, sancito come philosophia perennis dall’enciclica «Aeternis Patris» (1879) di Leone XIII, continuerà a rappresentare un riferimento culturale di grande attualità, così come resterà immutata la devozione verso il più dotto dei Santi e il più Santo dei dotti.

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