Nella giornata di ieri si è tenuto presso l’Istituto Superiore Antincendi l’evento formativo, organizzato dall’ordine degli Architetti di Roma e Vigili del Fuoco, dal titolo Beni Architettonici e Sicurezza Tecnica che ha approfondito il tema dell’analisi dei rischi degli edifici, con particolare attenzione agli edifici storici e ai contesti monumentali, cercando di creare rete tra professione, mondo della ricerca e istituzioni.
«Quando si parla di sicurezza nei Beni Culturali – e quindi negli ambienti tutelati che costituiscono il nostro patrimonio – è indispensabile adottare un approccio specifico, rigoroso e consapevole della loro unicità», afferma Carlo Zaffina, tesoriere dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, con delega sicurezza e antincendio, e coordinatore del gruppo di Protezione civile OAR, che prosegue: «È esattamente questo il motivo per cui come Ordine portiamo avanti momenti di approfondimento come quello di oggi: perché il tecnico, e in particolare l’architetto, possiede le competenze necessarie per operare in contesti complessi e delicati, contribuendo in modo qualificato alla progettazione e alla gestione della sicurezza. Chi meglio degli architetti può intervenire in questi luoghi, con cognizione dei vincoli e rispetto del valore storico e identitario che custodiscono?
I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali, affidati ad Alessandro Tortorella, Prefetto, direttore centrale degli Affari dei Culti – Ministero dell’Interno, che ha spiegato l’importanza degli edifici di culto per il nostro paese, la loro cura anche in ambito sicurezza e del ruolo del Ministero dell’interno per la loro catalogazione e conservazione. La giornata è entrata nel vivo con l’intervento di Piero Cimbolli Spagnesi, della Sapienza Università di Roma, che ha offerto una ricognizione dello «stato delle cose» rispetto ai rischi naturali e antropici che interessano il patrimonio architettonico. La sua analisi si è concentrata sull’aumento dell’esposizione al rischio idrogeologico generato sia dal consumo di suolo sia dall’intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi. A ciò si aggiunge l’incremento della vulnerabilità sismica dei centri abitati e la crescita dei rischi antropici, connessi al riemergere di conflitti in Europa: dinamiche che, negli ultimi decenni, hanno portato alla distruzione di beni architettonici considerati simboli identitari, come in Jugoslavia e in Ucraina. Il convegno è proseguito con Marcello Marzoli del Dipartimento dei Vigili del Fuoco e Barbara Nazzaro del Parco Archeologico del Colosseo, che hanno presentato la prima applicazione sperimentale dei modelli di evacuazione di massa al sistema delle vie d’esodo del Colosseo in epoca romana.
C’è stato il contributo di Alberto Capitanucci, della Fabbrica di San Pietro, dedicato al celebre baldacchino berniniano. Attraverso documenti d’archivio e avanzate tecniche di digitalizzazione tridimensionale, è stata ripercorsa la complessità costruttiva dell’opera, dalle fondazioni fino agli elementi più alti del fastigio. Capitanucci ha analizzato in particolare la soluzione tecnica adottata per le colonne, composte da otto elementi in bronzo uniti da un sistema di connessioni meccaniche poi riempite in opera cementizia: una testimonianza esemplare della capacità di Gian Lorenzo Bernini di tradurre un’ambizione formale in un organismo strutturalmente coerente e moderno. A chiudere c’è stato l’intervento sulla chiesa del Gesù dedicati alla valutazione del rischio di incendio nei grandi edifici di culto da parte dell’Ing. Stefano Marsella Dirigente Generale dei Vigili del Fuoco. Sono stati evidenziati gli effetti dei prodotti della combustione sugli apparati decorativi non strutturali, evidenziando come i danni più gravi, in caso di incendio, possano derivare proprio da alterazioni dell’aspetto interno, anche in assenza di compromissioni strutturali.
Un interessante convegno che ha fatto emergere, l’importanza di un cambio di rotta, serve nuova cultura della sicurezza nel nostro Paese. Un Paese ricco di beni architettonici, dal nord a sud, ma fragile sull’aspetto dei rischi, solo creando rete tra professione, mondo della ricerca e istituzioni, come è stato fatto sapientemente nel convegno di ieri, possiamo tramandare i nostri beni alle future generazioni, come hanno fatto i nostri avi a tramandare le splendide architetture del tempo ai giorni nostri.

















