Tecnica, emotività e spiritualità. Cinzia Inglese paragona la sua arte al mito di Aracne

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L’artista Cinzia Inglese, di origini salentine, paragona la sua arte al mito di Aracne, la fanciulla che sfidò Atena nell’arte della tessitura e che per la sua imprudenza venne trasformata in ragno, condannata a tessere le sue bellissime tele per l’eternità: così da sempre risuona in lei la necessità di tessere colori su tela. Molto legata alle sue radici, l’artista manifesta il desiderio di rivivere emozioni che la sua terra natale le ha donato, rinnovando momenti felici della sua infanzia tra la terra rossa e la scogliera selvaggia del litorale Ionico. La carriera artistica di Cinzia Inglese nasce dal figurativo, pian piano la sua arte muta, definendo l’utilizzo di materiale di recupero, oggetti utilizzati, carta, colla, resina e pigmenti. La ricerca di Cinzia Inglese fonde tecnica, emotività e spiritualità in sensazioni estetiche dettate dalla sensibilità. La sua arte dimostra un approfondito studio cromatico che si riflette nell’attenzione ai particolari, descrivendo le sue emozioni e rendendole sensibili all’osservatore. Nell’anima dell’artista risiedono tutte le emozioni e le esperienze di vita, riproducendone i ricordi attraverso le sue tele. Importanti messaggi che l’artista dona, mediante le sue opere, sono simbolici, ritrovando la sensibilità per i grandi temi ambientali. Le due collezioni più importanti riportate a Ferrara in occasione del Premio Isabella d’Este e Premio Vittorio Sgarbi sono Pangea e Garbage, opere cariche di tecniche e particolari cromatici in grado di catturare da subito la curiosità dell’osservatore. L’espressione artistica di Cinzia Inglese è una vera e propria miscela culturale che brilla nell’opera finale. L’artista infonde tutta la sua conoscenza e ne fa un capolavoro.

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