Valditara vieta i cellulari a scuola. Un passo nella direzione giusta

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“Ho firmato una circolare che vieta dal prossimo anno scolastico l’utilizzo del cellulare a qualsiasi scopo, anche didattico, perché non credo che si faccia buona didattica con un cellulare fino alle scuole medie”. L’ha annunciato Giuseppe Valditara, ministro della Pubblica Istruzione. Il divieto non è di stampo luddista e non coinvolge anche tablet o computer, che comunque, specifica il ministro, “devono essere utilizzati sotto la guida del docente”.

Un coro di consensi ha circondato questa decisione, da lungo tempo auspicata dalla stragrande maggioranza degli italiani.

Valditara ha annunciato anche un ritorno al buon vecchio diario cartaceo su cui andranno segnati i compiti a casa. “Fermo restando che i genitori continueranno a essere avvisati con il registro elettronico, ho disposto che per il prossimo anno scolastico e per gli anni successivi ritorni il diario di una volta dove il bambino segna a penna che cosa deve fare e i compiti a casa”. Lo scopo è “riabituare i nostri ragazzi a scrivere, al rapporto con la penna e con la carta”. Un obbiettivo in armonia con il “piano triennale” annunciato dal Governo, di cui il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, aveva parlato al pubblico del X Festival delle Città Identitarie a Pomezia: “dobbiamo lavorare per il ritorno della scrittura a mano, per restituire ai giovani il diritto a godere di tutti gli straordinari vantaggi culturali e cognitivi che scrivere con carta e penna garantisce”.

Da diverso tempo, infatti, in tutto il mondo si assiste a un’inversione a U nelle politiche scolastiche, dopo l’ubriacatura di “informatica” con la quale si era pensato di abolire la scrittura in corsivo e perfino quella a mano tout court. A partire dagli anni Ottanta, la scrittura in corsivo era stata sostituita dal maiuscoletto (o stampatello), che è una forma più primitiva di grafia e consente di evitare molti degli esercizi di pregrafismo necessari invece per l’acquisizione del corsivo. In un’ottica di insegnamento “pratico”, con una prospettiva di utilitarismo miope, il corsivo diventa così “inutile” (come il latino, il greco, la cultura classica in generale, il disegno, i calcoli a mente etc.) e va sostituito con materie di più immediata applicabilità: “tanto c’è il computer”. All’inizio del nuovo secolo, in diversi paesi, fra cui per esempio la Finlandia, si era giunti ad abolire direttamente la scrittura a mano per privilegiare quella con tastiera o tablet.

Una riforma che ha prodotto danni gravissimi nell’evoluzione cognitiva di intere generazioni, private tanto del collegamento culturale con quelle precedenti quanto dei vantaggi cognitivi che l’esercizio della scrittura a mano e del corsivo in particolare garantiscono. Secondo la grafologa Giorgia Filiossi “sono state fatte ricerche che dimostrano come l’utilizzo della mano per scrivere attivi fino a un terzo della corteccia cerebrale”. Anche l’utilizzo di una tastiera implica un certo uso del cervello, naturalmente, ma non è paragonabile a quello che è attivato dall’impiego della penna.

L’introduzione a scuola di strumenti informatici, innovazione promossa guarda caso proprio a partire dal semi-golpe del 2012 che ha portato al potere Mario Monti e portata all’estremo con la “didattica a distanza” del regime covid, si accompagna con un generale crollo delle prestazioni scolastiche degli studenti, analfabetismo di ritorno, incapacità di comprensione del testo. C’è voluto uno studio universitario del 2023 per “scoprire” ciò che era evidente pure ai sanpietrini: i cellulari ostacolano l’apprendimento. Lo ha riscontrato una ricerca condotta da Tiziano Gerosa, della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi) e Marco Gui, direttore del Centro Benessere Digitale di Milano-Bicocca. Un anno prima era uscito un celebre studio del Senato, che aveva equiparato l’effetto degli smartphone sui giovani a quello della cocaina. A partire da questo studio, Valditara aveva proceduto a limitarne l’uso nelle elementari, uno dei primi atti del suo dicastero. È interessante che questo studio, diffuso solo nel 2022, risalisse al 2018. Durante il periodo del regime sanitario ci si era prudentemente guardati dal tirarlo fuori, mentre si muravano vivi i ragazzi in casa davanti agli schermi elettronici…

Molti si chiedono del perché le scuole più esclusive degli Stati Uniti, quelle che un intero condominio non riuscirebbe a mettere insieme i soldi per pagare un solo mese di retta, proibiscano cellulari, tablet e portatili fino ai sedici anni. Perché ai figli del popolo si servono “nuove tecnologie” a palate e ai rampolli delle classi dirigenti greco, latino, scrittura a mano e tabelline a memoria? In altre parole, perché le cosiddette “riforme” della scuola riguardano solo le classi subalterne e non quelle dominanti?

La mossa di Valditara, che fa seguito al primo, limitato regolamento del 2022, va dunque in direzione della restituzione al popolo del diritto a un’educazione di primo livello. Un diritto un tempo garantito dalla scuola gentiliana (di cui quest’anno ricorre il centenario), quello strumento che ha costituito il principale ascensore sociale attraverso il liceo classico (dobbiamo ricordare quanti Premi Nobel italiani in campo scientifico si sono formati in un Classico?). La strada è però ancora lunga e si scontra con le resistenze di un apparato che dalle “riforme” del decennio 2012-2022 è diventato un inferno di burocrazia, “buone pratiche”, itanglese, agenda 2030 e progressiva sostituzione di ogni aspetto culturale-identitario con tematiche suggestive mainstream ben oltre il limite della propaganda “for the current thing”. Ma anche una marcia di diecimila miglia comincia con un singolo passo.

foto: N i c o l a ND0_4470

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