Se anche ‘Passera’…Corrado diventa sessista

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Le parole contano, eccome. Sostenere un linguaggio più inclusivo, dovrebbe essere un impegno di tutti noi, a condizione che non scada nel ridicolo però. Come è accaduto per esempio in un paesino del modenese, a Castelfranco Emilia, dove la giunta comunale ha deciso di adottare lo ‘schwa‘ (cioè il segno fonetico “ə”, intermedio tra le “a” e la “e”) per declinare al neutro le parole di genere maschile che compaiono nelle comunicazioni ufficiali. E pensare che i bambini hanno bisogno di avere una chiara distinzione tra generi per sviluppare la loro identità personale.


Una follia ideologica degna dei peggior radical chic di sinistra che pensano basti rivoluzionare la semantica per sconfiggere gli stereotipi di genere. Se è vero poi che ‘schwa’ si può scrivere – seppure con qualche difficoltà – è altrettanto vero che in italiano non si può dire. Va bene persino che un’azienda di cosmesi decida di togliere la dicitura ‘normale’ dalle confezioni dei suoi prodotti per la cura della persona perché nessuna bellezza è ‘anormale’ e ognuno deve essere libero di sentirsi bello, pur non essendolo veramente magari. L’importante è che non sia un termine a stabilire l’esclusione di un individuo dalla società, in virtù del suo valore universalmente riconosciuto. Come fosse una colpa non rispecchiare dei canoni estetici non tradizionali.

Ma che la parità di genere passi per una vocale è un’assurdità gigantesca, quasi quanto dire che i ‘Negramaro’ sono offensivi o che ‘Corrado Passera’ è sessista. Cancellare con un colpo di spugna anni di storia in nome del politicamente corretto o, peggio ancora, con l’obiettivo di decostruire la realtà per riempirla di nuovi significati e magari manipolarla, è una sciagura. Perché l’indottrinamento culturale della sinistra comincia da qua.

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