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Per l’amministratore di Esseti i lavori rischiano di non partire
Federico Carli è amministratore unico di Esseti Sistemi e Tecnologie, nata nel 2002 a Terni e operativa nel settore infrastrutturale (opere stradali e idrauliche, opere fluviali e messa in sicurezza di pareti rocciose) per Pubblica Amministrazione, enti pubblici e imprese private. Qual è lo stato dell’arte nel settore infrastrutture in questa problematica congiuntura economica? A causa dell’impennata dei prezzi delle materie prime, il rischio è che una volta affidato l’appalto i cantieri si fermino senza un giusto meccanismo di adeguamento dei prezzi.

Dottor Carli, storicamente una parte della classe politica è sempre stata refrattaria agli interventi infrastrutturali (vedi il Ponte sullo Stretto di Messina): ma è proprio vero che con lo sviluppo ci va sempre di mezzo l’ambiente?
Assolutamente no. In questo momento particolare, grazie anche al Pnrr, le più grandi stazioni appaltanti e i consorzi di bonifica stanno investendo molti soldi sulle opere pubbliche. E riguardo alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina sarei assolutamente d’accordo.
Ci dicono che il PIL sia aumentato, ma qual è la situazione reale delle aziende italiane?
Chi la sa è bravo! Scherzi a parte, io mi rifaccio ai dati: le aziende italiane, almeno per quanto riguarda il nostro settore, sono in una buona ripresa, ma sulla carta: di fatto devono fronteggiare una concorrenza che non le mette in una competizione alla pari. Speriamo comunque di spendere i fondi, sapendo che i tempi sono lenti. C’è inoltre un problema dovuto al caro materiali. È vero che da un lato nel nostro settore le gare escono e i lavori sono pubblicati, ma solo per fare un esempio proprio di recente un appalto è andato deserto per il mancato adeguamento del prezziario (il prezzario è lo strumento delle stazioni appaltanti, ANAS, Ferrovie et cetera, per realizzare i lavori pubblici: riporta le quotazioni dei materiali riferiti agli ultimi listini pubblicati sulla base del mercato corrente, n.d.r.): l’approvazione di un prezziario richiede circa 8 mesi/un anno, ma nel momento in cui questo esce il mondo è già cambiato. Ci sono i soldi, ci sono le gare, ma i lavori non partono: è il cane che si morde la coda.
Quali sono a suo giudizio le prioritarie opportunità di sviluppo per il territorio di Terni a livello infrastrutturale/occupazionale?
Nel mio settore l’input per lo sviluppo parte dalla Regione, non solo da Terni: in generale si potrebbe fare molto di più e occorrerebbe che gli investitori avessero un occhio di riguardo per le aziende del territorio, ma così non è.
I rincari delle materie prime mandano alle stelle i costi di produzione: cosa deve fare il Governo per impedire che le aziende mandino a casa i lavoratori?
Deve metter mano ai prezziari delle materie prime (ferro, calcestruzzo, legno, cemento et cetra), che non si sono adeguati. Visto che siamo in emergenza, il Governo deve trovare un sistema rapido per adeguare i prezziari delle stazioni appaltanti, altrimenti i lavori o non si fanno o si fanno male o ci si rimette e questo un imprenditore non se lo può permettere. Ci sono i soldi e le gare, ma vanno assolutamente adeguati i prezziari.
















