Non bisognerebbe prendere sul serio i sedici-e-qualcosenni perché ragionano, appunto, da sedici-e-qualcosenni. Né quando, puntuali ogni anno in ottobre si danno il cambio per manifestare contro le condizioni della scuola a prescindere, né quando manifestano contro il pericolo di un fascismo che non c’è, né quando sventolano le bandiere di quel Tito che fino al giorno prima non sapevano chi fosse. E forse nemmeno adesso. Non bisognerebbe prenderli sul serio se non ci fosse un partito politico che li insegue, a partire dall’idea balzana di dargli il diritto di voto perché lo sanno tutti, ma proprio tutti, che a quell’età le idee-slogan fanno subito presa.
L’altro giorno a Firenze a fare bisboccia contro il fascismo in assenza di fascismo c’era chi intonava cori tipo “Il maresciallo Tito ce l’ha insegnato, uccidere un fascista non è reato”, un crossover tra uno slogan vecchio almeno di trent’anni trovato per caso sul webbe e un dato storico imparaticcio giusto per fare la rima nuova senza sapere cosa siano e dove stiano di casa le Foibe.
C’era anche chi rinverdiva i fasti di Errico Malatesta berciando “Cospito prigioniero politico” e frasi copiate dal gergo minaccioso degli anni settanta del secolo scorso: “Esisterà un prima e un dopo la morte di Cospito”, infatti prima manco sapevano chi fosse. E dubitiamo che gli anarchici coi brufoli s’intendano di anarchia, c’è da scommettere la pochette di Conte che farfuglierebbero quattro frasi buttate lì.
A proposito di Conte: c’era anche lui, a Firenze, nel tentativo di abbraccio palla al centro (ma non politico) con la Schlein, che per essere passata nella sede nazionale del PD (“dov’è la toilette?”) l’hanno eletta segretaria del partito (copyright Crozza).
La manifestazione organizzata dalla Trimurti Sindacale cigiellecisleuìl in difesa di scuola e Costituzione (a proposito, visto che la Schlein è a favore delle armi in Ucraina, per favore leggere l’articolo 11 della Costituzione, grazie) ha dato il la alla neosegretaria Pd: “La scuola è il primo grande luogo di emancipazione sociale, di contrasto ad ogni forma di diseguaglianza, di contrasto alla povertà educativa” e quindi ci risiamo con l’uno vale uno e la menata del togliere al ricco, infatti a presiedere la Commissione europea da cui l’Italia prende gli ordini c’è una baronessa e a dare la stura al CLN degli studentelli che agitavano il libretto rosso della Preside antifa c’era l’artiglieria mediatica di Repubblica in montagna col fazzoletto rosso.
E a proposito di rosso, il resoconto iconografico dell’alzamiento fiorentino era tutto un viraggio al rosso, dalle bandiere agli striscioni alla chioma della preside del liceo Leonardo Da Vinci Annalisa Savino autrice della famosa lettera a presidio, appunto, della democrazia in pericolo, quando per la prima volta nella storia a capo del Governo c’è una donna e il Parlamento ha una maggioranza che dopo undici anni è stata votata dai cittadini attraverso legittime elezioni anziché dal PD attraverso i raggionamenti di demitiana memoria in Transatlantico.















