Il borgo ha una storia millenaria e nel 1915 con Agip divenne Città del Petrolio
Osca di origine, colonia di Roma nel 306 a.C., immediatamente dopo aver subìto la conquista degli Ernici, Ripi entra a far parte del Papato, all’interno della Diocesi di Veroli, in seguito alla caduta dell’Impero romano e dopo le invasioni barbariche.
Della Verulana Civitas, di cui il Sinodo Romano, celebrato da Papa Zaccaria nel 743, ebbe ad evidenziare l’importanza alla presenza del suo Vescovo Martino, faceva parte la città di Ripi, di cui parla lo scrittore Vittorio Giovardi, fondatore della Biblioteca Giovardiana nella sua Historia Verolanum. Dopo il processo di feudalizzazione che seguì alla discesa di Carlo Magno, governato dai Missi Dominici papali, l’intero territorio diocesano fu oggetto di contesa tra diverse famiglie romane che permisero, tuttavia, l’acquisizione della più ampia autonomia. Sfuggito alle incursioni delle orde saracene e normanne, il Castello di Ripi passò dai Roffredo di Veroli ai Caetani, nella stessa epoca in cui vide la luce lo Statuto Cittadino (1331).
Dopo l’insediamento dei Colonna, che mantennero il controllo della città dal 1410 al 1816, Ripi torna, in seguito alla fine dell’impero napoleonico, sotto il controllo dello Stato pontificio, per poi entrare a far parte del Regno d’Italia nel 1870, con Roma Provincia e, successivamente, con Frosinone nel 1926. Le ipotesi ormai più accreditate fanno risalire l’etimologia del suo nome al plurale della parola latina “ripa”, a ridosso della quale si ergeva il suo poderoso Castello. Il centro storico rappresenta la maggiore attrattiva di Ripi, un tempo difesa da una singolare fortificazione in pietra, disposta longitudinalmente a forma di fuso, all’interno della quale sono facilmente rintracciabili le linee dell’antico “castrum”. Numerosi palazzi di interesse storico, fra tutti quello dei Principi Colonna, pregevoli decorazioni di edifici, chiese, dipinti e botteghe, rappresentano, infatti, un richiamo di straordinario interesse artistico. Questa in sintesi la storia di un borgo che, non differentemente da tante altre città, quale tessera insostituibile, colora il prezioso mosaico ciociaro, da cui trasuda orgoglio per un millenario passato, non disgiunto dall’anelito, mai sopito, di chi lo vive ad affermare la propria identità e la propria cultura.
Un patrimonio di indubbia eccellenza con cui fa il paio l’interesse indotto, a livello archeologico, dalla presenza dei ruderi dell’antico Complesso monastico, probabilmente in rovina dall’anno 1000, come pure i reperti archeologici, prevalentemente costituiti da tombe del periodo volsco, rinvenuti in contrada di S. Silvestro. Ripi, la città ove il tempo non è riuscito a cancellare eloquenti tracce dell’alternarsi dei millenni, ha fatto parlare di sé anche nella modernità, quando, guadagnandosi l’appellativo di Città del petrolio, nel 1915 vide inaugurata la stagione dell’estrazione dell’oro nero nella zona San Giovanni, da parte della concessionaria Compagnia Petroli Laziali, cui subentrò l’AGIP. Attività di una miniera che di fatto rappresentò un volano economico di straordinaria efficacia. Fu l’ultima guerra a segnarne la chiusura, resa inevitabile dalla distruzione dei macchinari, dalla chiusura dei pozzi e dal crollo di tutte le infrastrutture. Chissà, vista la congiuntura energetica del momento, che la miniera di Ripi non possa tornare presto al centro della ribalta nazionale!
















