“La Regina Elisabetta un fenomeno planetario. I monarchici sono il futuro”

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A un mese dalla morte della Regina Elisabetta II abbiamo deciso di intervistare l’avvocato Alessandro Sacchi, presidente dell’UMI (Unione Monarchici Italiani) e commentare con lui quello che a tutti gli effetti potrebbe essere definito un cambio epocale.

Avvocato Sacchi, si è concluso il regno di Elisabetta seconda. Come si sentirebbe di commentare questo avvenimento?

La morte di Elisabetta II non è stata un dispiacere solo per gli inglesi ma è stato un fenomeno planetario. Era una persona dalla popolarità trasversale e universale, forse solo al pari o più di qualche pontefice. 

E’ stato inoltre un grande capo di Stato. In settanta anni di regno ha accompagnato la monarchia inglese dalla fine dell’impero alla comunità del Commonwealth e fra alti e bassi se l’è sempre cavata. Va però detto che non è stato solo merito suo ma anche di tutto il meccanismo del quale Elisabetta era al vertice. 

In che senso?

Il Regno Unito è la più antica democrazia parlamentare del pianeta ma non ha una costituzione scritta; quindi Elisabetta si è mossa seguendo le consuetudini ed il buon senso. Il sistema è  quindi da secoli ben bilanciato e molto efficiente

Può fare qualche esempio di efficienza?

Parlando di elezioni, argomento di strettissima attualità, se si fossero tenute ieri in Inghilterra, già oggi il nuovo re Carlo III avrebbe incaricato il capo del governo di cercare una maggioranza in parlamento. In Italia invece è tutto il contrario perché è il Presidente della Repubblica, arbitro non imparziale perché eletto dai partiti, che per una forzatura del dettato costituzionale cerca una sua maggioranza. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Come è possibile che un cittadino del Regno Unito, pur sentendosi parte della democrazia più antica al mondo, si possa sentire anche suddito di un re?

Perché la monarchia è una partecipazione diretta che non è data dalle leggi ma dalle reazioni. Il fatto che centinaia di migliaia di persone siano scese in strada per portare dei fiori e seguire il feretro come anche i festeggiamenti per i settant’anni di regno di Elisabetta, sono eventi non paragonabili sul piano del sentimento popolare all’insediamento o la morte di un nostro Presidente della Repubblica. In Regno Unito si è realizzata infatti una compenetrazione più profonda tra il cittadino, non più suddito nel senso di una diminutio medievale, e la coscienza di appartenenza ad una grande comunità. Al vertice di tale comunità è stato posto il re che rappresenta  un potere neutro a cui tutti fanno riferimento perché è di tutti. La monarchia quindi appartiene a tutti e non solo ai monarchici.

(AP Photo/Alastair Grant, Pool, File)

 

Il regno di Elisabetta seconda è stato il più lungo regno nella storia del Regno Unito e uno dei più lunghi della storia. Adesso invece Carlo III di Inghilterra entrerà nella storia per essere il più anziano re ad ascendere al trono. Riuscirà “Sua Altezza” Carlo III ad essere all’”altezza” di tale compito?

Non solo sarà all’altezza ma sarà anche un grande re. L’età non significa niente. Noi abbiamo rieletto Mattarella che ha ottanta anni e precedentemente Napolitano che volava verso i novanta…

Carlo è poi un uomo di grandissima sensibilità. Da giovane scriveva libri di favole per i bambini, dipinge molto bene ed è molto sensibile a temi che riguardano la collettività come ambiente, lavoro e problemi energetici. Sarà un re molto umano e molto vero.

Qualcuno ha parlato di funerale “geopolitico” per via del grande numero di capi di stato, di governo e delegazioni venuti da tutto il mondo per dare l’ultimo saluto ad Elisabetta II. 

Mancavano però alcune personalità tra cui anche il presidente russo Vladimir Putin. Lei si trova d’accordo con tale decisione?

La scelta di non invitare Putin non è stata presa da Buckingham Palace ma dal governo; il re non può che prenderne atto. Anche la lista degli invitati al funerale è stata scritta dal governo. D’altronde non tutti sanno che in Regno Unito anche il discorso della corona è scritto dal governo.

Non crede che il post Brexit nasconda un problema di coesione nazionale che Carlo III dovrà affrontare? 

Fare il re di Inghilterra significa necessariamente dover parlare le lingue del proprio regno. Carlo ad esempio parla perfettamente il gaelico. Il re deve quindi contemperare le diversità del proprio popolo incarnandole tutte. Ci sono sicuramente dei rigurgiti di indipendentismo ma quando ad esempio in Scozia ci fu il referendum per l’indipendenza, non veniva minimamente discusso l’ordinamento monarchico per quello repubblicano. SI voleva semplicemente che Elisabetta diventasse regina di Scozia oltre che di Gran Bretagna. 

Secondo qualcuno il funerale di Diana è stato il momento più basso per l’immagine della casa reale e per Elisabetta II. Inoltre nel rapporto tra Carlo e Diana i mass media hanno spesso “tifato” un po’ più per Lady D. Cosa ne pensa?

Sicuramente Diana, appartenente ad una aristocrazia minore, si trovò catapultata in una realtà, quella della famiglia reale, dalla quale beneficiò a livello di immagine. Non era però il personaggio ingenuo e puro che i giornali ritrassero sempre ma anzi seppe usare i mass media per i suoi interessi… 

Elisabetta II ha anche firmato delle leggi progressiste per il Regno Unito come la legge sul divorzio e sull’aborto. Cosa direbbe a chi pensa che la monarchia è ostile al progresso ed una forma di governo intimamente conservatrice? 

Direi quello che diceva Talleyrand. Quando lo si accusava di essere un monarchico rispondeva dicendo di essere troppo avanti rispetto ai repubblicani rimanendo per questo del tutto incompreso.

La verità quindi è che i monarchici sono oltre…I monarchici sono il futuro!

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