Pubblicata da Eclettica la tesi di laurea del futuro Trasvolatore dedicata al Padre della Patria genovese
Nel novembre del 1920 Italo Balbo, squadrista di ferro, poi ministro dell’Aeronautica e governatore della Libia italiana sotto Mussolini, si laureava a Firenze presso l’Istituto di scienze sociali Cesare Alfieri. La sua tesi, ora pubblicata da Eclettica Edizioni con il titolo originale, era Il pensiero economico e sociale di Giuseppe Mazzini (2025, pp. 84, € 13,00), il grande patriota genovese che, come lui, vestiva di nero ed era animato da un umanesimo mistico e religioso. Nelle sue trasvolate in giro per l’Atlantico, di fronte allo stupore di un secolo ancora immaturo, il volo non era altro che un sistema da organizzare, acquisire, dominare. Da qui la fama di «condottiero rinascimentale», irresistibile per fascino e genio: in fondo, nient’altro che un’etichetta buona a propagandare di sé l’immagine di un uomo più grande della sua epoca. Italo Balbo, invece, era «solo» un capo politico moderno e scaltro.

Del Fascismo fu artefice di spicco, protagonista nella Ferrara dello squadrismo e degli agrari in cerca di accordi. Da lì la sua parabola prese l’abbrivio senza più fermarsi. Se non per un errore compiuto dalla contraerea italiana il 28 giugno 1940, quando lo stesso Balbo venne abbattuto come un nemico qualsiasi sui cieli di Tobruch, a bordo di un S.79 scambiato per un aereo inglese. Triste destino, dunque, quello del capo ferrarese, sulle cui vicende di uomo votato solo all’azione sono stati versati fiumi d’inchiostro. Lasciando, però, da parte il pensiero, le idee, gli autori che lo formarono. Sia lodata, allora, la pubblicazione (inedita fino ad oggi) di questa tesi di laurea dedicata a Mazzini, ben introdotta da Francesco Carlesi. Dove un giovanissimo Balbo influenzato dalle idee repubblicane del fratello Fausto, innamorato di Garibaldi, Carducci e Foscolo, si consacra all’idealismo mazziniano.
Inteso, va da sé, quale viatico per il Fascismo. Nemico di Marx, della lotta di classe e di un’astratta uguaglianza, oltreché promotore dell’associazionismo, della funzione comunitaria della proprietà privata e di uno Stato amico delle cooperative agricole, Mazzini è in queste pagine eletto a mito mobilitante. Ispiratore di documenti tra cui la Carta del Lavoro (1927) e la nostra Costituzione (1948). Idolo a sua insaputa del futuro Fascismo, specie «per la sua concezione spiritualistica, la sua avversione all’individualismo e la sua diffidenza verso il meccanicismo liberista”. Insomma, quanto incarnerà Balbo fino alla fine dei suoi giorni.


















