Una maglia bianca e poche parole: “Todos somos caballas”, siamo tutti cittadini di Ceuta. Un messaggio di solidarietà verso una città spagnola travolta, alla fine di luglio, da un ingresso di massa senza precedenti. Quella maglia, prima di Elche-Real Madrid, Kylian Mbappé e Vinícius Júnior hanno scelto di indossarla nascondendone la scritta. Ibrahima Konaté l’ha invece portata in mano.
Un gesto inaccettabile, soprattutto alla luce di quanto Ceuta ha vissuto nelle ultime settimane. Tre campioni del Real Madrid hanno preso le distanze da un semplice messaggio di solidarietà rivolto a una città spagnola reduce da giorni drammatici. Nascondere quelle parole rappresenta una grave mancanza di rispetto verso Ceuta e i suoi abitanti.
Alla fine di luglio decine di migliaia di persone hanno attraversato il confine provenendo dal Marocco, investendo una città di circa 85 mila abitanti con un afflusso dalle dimensioni eccezionali. La crisi ha riportato al centro del dibattito europeo la sicurezza delle frontiere e un fenomeno con cui il continente deve ormai fare i conti: la strumentalizzazione dei flussi migratori come mezzo di pressione geopolitica.
L’Europa conosce già questo problema. Grandi movimenti di persone concentrati verso una frontiera possono essere sfruttati per destabilizzare un Paese, metterne in difficoltà le istituzioni e alimentare tensioni sociali. L’Unione Europea ha inserito la strumentalizzazione della migrazione nel dibattito sulle minacce ibride, proprio perché il controllo dei flussi può diventare una leva nei rapporti tra Stati.
Ceuta ne aveva già fatto esperienza nel 2021, quando migliaia di persone entrarono nell’enclave spagnola durante una fase di fortissima tensione tra Madrid e Rabat. Il Parlamento europeo condannò allora l’utilizzo del controllo delle frontiere e della migrazione come strumento politico nei confronti della Spagna.
Ceuta rappresenta uno dei confini più delicati d’Europa e la sua popolazione si è trovata nuovamente ad affrontare una situazione eccezionale. Ai calciatori veniva chiesto soltanto di indossare una maglia di solidarietà.
Mbappé e Konaté sono francesi e provengono da famiglie di origine immigrata. Entrambi vestono la maglia della nazionale francese, oltre ad aver costruito le proprie carriere ai massimi livelli del calcio europeo. Vinícius è brasiliano, gioca da anni in Spagna e veste la maglia del Real Madrid.
L’Europa ha offerto loro opportunità, successo e appartenenza sportiva. Mbappé e Konaté rappresentano addirittura una nazione europea ogni volta che scendono in campo con la Francia. Eppure proprio le società nelle quali sono cresciuti e hanno trovato affermazione affrontano da anni le conseguenze di flussi migratori difficili da governare e, in alcuni casi, utilizzati come strumento geopolitico.
Il rispetto delle identità deve valere in ogni direzione. Gli spagnoli hanno diritto alla propria identità, alla propria sicurezza e alla difesa dei propri confini. Gli abitanti di Ceuta hanno diritto alla solidarietà del proprio Paese e dell’Europa.
Fa quindi ancora più impressione vedere campioni accolti, celebrati e pagati dal calcio europeo nascondere un messaggio di vicinanza a una città europea in difficoltà.
Il calcio europeo è diventato globale e riunisce giocatori provenienti da ogni continente, cultura e religione. Questa ricchezza richiede reciprocità e rispetto verso le società che li accolgono. L’Europa ha il diritto di difendere la propria identità, i propri confini e la propria stabilità.
Di fronte a quanto accaduto a Ceuta, quelle tre parole rappresentavano il minimo: “Todos somos caballas”. Mbappé, Vinícius e Konaté hanno preferito nasconderle. E questo è inaccettabile.


















