A Palermo c’è il nubifragio e la gestione Orlando fa acqua da tutte le parti

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Mentre le strade di Palermo diventano una trappola infernale (al punto che in un primo momento si era parlato addirittura di 2 morti annegati nelle proprie automobili, anche se al momento di pubblicare questo articolo agli organi di polizia non risulta alcuna denuncia di scomparsa), il sindaco Leoluca Orlando pensa ad altro. A sollevare la cortina di ferro tra il Comune di Palermo e l’assessorato regionale ai Beni Culturali, e sventolare la bandiera dell’antifascismo di maniera. L’invito a non sedersi per nessun motivo al tavolo con Alberto Samonà – al centro da mesi di un vero e proprio linciaggio social – rischia di essere la foglia di fico chiamata a nascondere ben altre mancanze sulla gestione della città. Quando si muore perché l’acqua piovana non riesce a defluire, è chiaro che c’è un problema che viene da molto lontano e il sindaco non può dirsi immune da responsabilità, essendo al vertice della macchina amministrativa da più decenni.

L’attacco di ieri c’è stato e rischia di essere quella goccia che fa traboccare la misura di una gestione che non va. Delegittimare gli avversari per ridurre al minimo le posizione critiche è un atto pericoloso. La storia ci racconta che dalla gogna politica all’attacco fisico il passo è spesso brevissimo. Soprattutto quando c’è una classe dirigente incapace di gestire i sentimenti più bassi dopo averli scatenati. Chi oggi invoca la piazza contro il Carroccio di Salvini, incurante di un’evoluzione che è nelle cronache da anni, in passato ha sempre snobbato i temi del sicilianismo, del federalismo o delle autonomie. Evidentemente c’è qualcosa che non torna.

Il sindaco Orlando, anziché pensare ai palermitani, decide di distribuire patenti e disegnare i confini di un nuovo arco costituzionale con dentro soltanto chi vuole lui. Dietro c’è un preciso piano ideologico carico di ipocrisie. Lo stesso che vuole l’assessorato alla Cultura di Palermo declinato al plurale (alle Culture) in nome di quel politicamente corretto che sta abbattendo statue in tutto il mondo. Di contro c’è l’idea che quella «siciliana sia una cultura plurale». Chi lo dice? Samonà. Che così declina la vocazione di un’Isola che tende da sempre a integrare e rispettare le diversità.

Insomma, le patenti di dignità stanno a zero. Non quando si è rischiata una mattanza e i sommozzatori dei pompieri sono ancora al lavoro. Perché dovendo utilizzare il metro di misura di invocato da Orlando, nessuno dovrebbe sedersi al suo fianco. E non lo dovrebbe fare da quando in diretta tv disse quella frase sui “cassetti tenuti nascosti” dalla Procura di Palermo. Poi ci fu la strage di Capaci e la storia siciliana da quel giorno ha avuto un profondo moto di riscatto. Meno male che il manuale Orlando non sia stato applicato su di lui: avremmo soffocato nella culla una stagione che, al netto delle critiche, ha dato frutto. Ma su quei frutti forse qualcuno si è accomodato un po’ troppo.

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