In Calabria tesori sconosciuti al resto del mondo

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Con il progetto: “Dal contenitore museale al museo en plein air”, cofinanziato dalla Regione il Museo della Lingua Greco-Calabra Gerard Rohlfs di Bova avvia una più intensa valorizzazione non soltanto delle collezioni etnografiche conservate nel contenitore museale ma anche e soprattutto del borgo e dell’intero territorio grecanico, culla di civiltà, di stratificazioni di memorie. Un patrimonio culturale, quello della Calabria Greca che attende ancora oggi di essere meglio conosciuto e studiato ma anche fruito da un più ampio pubblico, oramai sempre più alla ricerca di mete inedite, luoghi ai margini del turismo di massa, storie da ascoltare per la prima volta.

Questa la scia che il Museo della Lingua Greco-Calabra Gerard Rohlfs persegue con il progetto “Dal contenitore museale al museo en plein air”, inaugurato il 6 Agosto a Bova in presenza dell’assessore alla Cultura e vicepresidente della Giunta Regionale della Calabria Antonino Spirlì, il sindaco del comune calabrese, Santo Casile, il presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte, Leo Autelitano.

Una ricca rassegna di eventi culturali, curata dal direttore del museo bovese, Pasquale Faenza, che scandisce tutto l’Agosto 2020 coinvolgendo studiosi, artigiani, artisti e professionisti di vari settori, specie legati al mondo dei beni culturali, al fine di gettare nuova luce sulle peculiarità del Museo G. Rohlfs, sul territorio che rappresenta, sulle dinamiche storiche e sociali che hanno definito nei secoli l’identità dell’area grecanica.

Il Museo della Lingua Greco-Calabra Gerard Rohlfs vuole essere infatti il riflesso di un paesaggio antropico che per secoli ha tenuto in vita una cultura antichissima, la cui chiave di lettura va ricercata nelle civiltà del Mediterraneo orientale. Un museo del tempo e dello spazio quello di Bova, che si occupa di analizzare, conservare, valorizzare la memoria collettiva di un territorio di grande bellezza ma anche ricco di storia, delineando linee coerenti per lo sviluppo futuro.

Non è un caso che il programma culturale 2020, promosso dal Museo bovese, dia particolare attenzione al ruolo che hanno oggi i musei etnografici, specie in una regione come la Calabria, ricchissima di un patrimonio di beni demo-etno-antropologici materiali e immateriali sconosciuto al resto del mondo, ma anche poco valorizzato e tutelato.

Proprio questi argomenti sono stati al centro dell’incontro tenutosi il 24 Agosto nella sala della Biblioteca Mosino al pian terreno del Museo della della Lingua Greco-Calabra Gerard Rohlfs, tra i riflessi di luci emanati dalle icone di Francesca Geria e Letizia di Lorenzo, esposte in occasione della rassegna culturale che terminerà il prossimo 26 settembre 2020. L’incontro, dal titolo Valorizzazione dei beni culturali nella Calabria Greca: modi, forme esperienze, ha riunito insieme esperienze di tutela e fruizione di alcuni siti calabresi, di particolare interesse archeologico e monumentale, al fine di creare un momento di confronto e scambio di esperienze tra realtà diverse che, grazie al sostengo della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia sono riuscite a strutturare dei veri e proprio modelli di gestione dei beni culturali. Ad emergere è stata la sorprendente capacità di generare pratiche virtuose, tra le tante difficoltà burocratiche che spesso intralciano la gestione dei siti di interesse comunale, spesso lasciati all’incuria e all’abbandono dalle istituzioni preposte alla tutela e alla valorizzazione. Ne è un esempio il sito dell’antica Mileto, oggetto di un programma di valorizzazione fruizione da parte dall’associazione Mnemosyne sapientemente gestito anche dall’archeologa Mariangela Preta, la quale ha relazionato anche sulla recente iniziativa.

Decisamente interessante l’intervento di Chiara Corazziere, esperta in rigenerazione urbana e del patrimonio culturale, incentrato sugli insediamenti ebraici in Calabria, dalla tarda antichità alla prima età moderna, piccole e antiche giudecche, nella gran parte risalenti al tardo medioevo che attendono una più adeguata valorizzazione, che attuato a Bova, dallo stesso direttore del Museo della Lingua Greco-Calabra Gerard Rohlfs, il conservatore e storico dell’arte Pasquale Faenza, che ha illustrato le fasi di musealizzazione dell’antico quartiere ebraico di Pirgoli, valorizzato anche attraverso un sapiente coinvolgimento dell’artista Antonio Puija Veneziano, una pannellistica didattica con sistema qr code ed una serie di eventi culturali deputati a far conoscere la storia di questa inedita giudecca calabrese.

All’incontro è stato poi arricchito dagli interventi di Carmine Verduci, e Domenico Guarna, i quali hanno raccontato due interessanti esperienze portati avanti con tanta passione nell’area grecanica. In particolare Verduci ha relazionato sul lavoro di recupero del Parco urbano di Brancaleone Vetus, borgo di origine medievale, abbandonato nel corso degli anni Settanta del secolo scorso, oggi meta turistica grazie una intensa attività di recupero dei sentieri che attraverso il piccolo centro calabrese, disseminato di grotte rupestri, antiche case, piazze attualmente frequentate da escursionisti.

Volto alla conoscenza dell’Aspromonte greco il programma di attività messo in piedi dal presidente dell’associazione Fata Morgana di Reggio Calabria, Domenico Guarna, il quale attraverso l’archeotrekking offre oggi un approccio nuovo ed interessante alla scoperta del paesaggio e dei beni culturali sparsi in tutto il territorio della città metropolitana di Reggio Calabria. A concludere i lavori, Sara Bini, funzionario della SABAP-RC, che ha auspicato una più attiva azione di tutela dell’area grecanica, ed un maggior impegno a studiare e valorizzare il patrimonio culturale che il passato ha consegnato alle nostre generazioni.

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