Altro che i selfie in mascherina, i ritratti di Vernizzi sono bella materia pittorica

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2019-Ritratto di Alessandro Meluzzi in una posa di Ingres. Tempera su tela, cm 100 x 120

Con Luca Vernizzi torna il ritratto d’artista e noi diventiamo poesia

Già i (vostri) selfie sono una maschera, con tutti i filtri che rendono meno vero del vero il vostro essere. Ora ai ritratti tecnologici autoreferenziali si è aggiunta una maschera vera, la mascherina: mala tempora currunt. Non è detto che l’autoritratto debba essere mimetico perché non è detto che anche l’arte lo sia, anzi la storia della cultura visiva è piena di deformazioni del reale, ma è anche vero che il ritratto nella nobile disciplina della pittura almeno nei tempi in cui non si voleva toglier di mezzo l’uomo era quasi un’attività filosofica volta a cogliere l’intima essenza del soggetto ritratto. Luca Vernizzi (S. Margherita Ligure, 1941, vive e lavora a Milano; scoperto da Emilio Radius nel 1968, ha all’attivo mostre in gallerie e musei in Italia e nel mondo che è inutile elencare qui) appartiene alla suddetta schiera, a fronte di pittori che col ritratto fanno involontaria opera di divertissement: come mai ancora qualcuno non se n’è accorto? Altro che Instagram stories, per rubare le parole ad Angelo Crespi i ritratti di Vernizzi sono “quanto di più lontano dal realismo di uno scatto fotografico e quanto più vicino al testo di una poesia”. Giorgio Armani, Umberto Veronesi, Valentina Cortese, Giorgio Bocca, Giulietta Masina, Indro Montanelli e oggi Alessandro Meluzzi in posa à la Ingres, Paolo Crepet, Elisabetta Sgarbi per citarne solo alcuni, sono passati per l’attività maieutico/pittorica di Vernizzi e altri ne passeranno. Ma non solo vip e intellettuali, anche noi “comuni mortali” siamo degni d’esser percepiti ed eternizzati nella nostra unica e irripetibile essenza perché, diceva Schopenhauer, il nostro stesso carattere è eterno. Per questo i ritratti di Vernizzi hanno già vinto sui filtri di Instagram che vagolano nell’etere, dove basta un soffio tecnico per buttarli giù: la pittura è “bella materia colorata” (Isabella Far) e guardare un ritratto di Vernizzi, anche se non è il nostro ritratto, è come compulsare quella cosa materiale chiamato libro (non si dice che siamo un libro aperto?) e la differenza con i (vostri) selfie in mascher(in)a è la stessa che corre con il libro sul Kindle anziché fra le mani.

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