Basta con strumentalizzazioni politiche contro la tv pubblica. Su Petrecca interviene UNIRAI

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Di aschutz57 - https://www.flickr.com/photos/27251835@N04/55087478795/, CC BY-SA 4.0

In un’epoca in cui ogni parola pronunciata in diretta TV viene sezionata al microscopio, il direttore di Rai Sport Paolo Petrecca è finito nel mirino dell’Usigrai (il sindacato che risponde alla sinistra) per alcune gaffe durante la telecronaca della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. Errori come confondere l’attrice Matilda De Angelis con Mariah Carey, o scambiare la presidente del CIO Kirsty Coventry per la figlia del presidente Mattarella, hanno scatenato un’onda di critiche feroci, culminate in proteste interne alla Rai e accuse politiche.

Ma è davvero il caso di montare un simile scandalo? Analizziamo i fatti: questo “caso” appare gonfiato ad arte, ignora che le gaffe siano una costante nelle trasmissioni sportive e non, la rete è piena di video su papere ed errori dei telecronisti, e sembra così strumentalizzato da ambienti di sinistra per colpire un direttore percepito come politicamente vicino al centrodestra.

Nel frattempo, i successi di audience della Rai parlano chiaro, e tali attacchi non fanno altro che danneggiare l’immagine dell’azienda pubblica.

Partiamo dal contesto: le gaffe ci sono sempre state nelle coperture olimpiche, spesso dovute alla tensione della diretta, al ritmo frenetico degli eventi e alla vastità di informazioni da gestire. Basta uno sguardo alla cronaca: quello delle gaffe dei cronisti è un tema ricorrente e come si fanno i coccodrilli per i personaggi famosi morti si fanno i centoni di gaffe per gli eventi a grande copertura mediatica: tanto più grande la copertura, tante più gaffe avrai, è banale statistica.

Ad esempio, durante i Giochi di Parigi 2024, il giornalista britannico Bob Ballard fu rimosso per un commento ritenuto “sessista” sulle nuotatrici australiane, definendole come “donne che si truccano dopo la gara”. Un’operazione di cancel culture per il politicamente corretto in piena regola.

Oppure, tornando indietro, ai Giochi di Rio 2016, un commentatore francese scatenò polemiche definendo la schiavitù come “buona per lo sviluppo del Brasile”. E che dire della NBC finita sulla graticola durante i giochi sudcoreani di Pyeongchang 2018, per dei commenti “inappropriati” su pattinaggio e canali di Amsterdam?

Questi episodi dimostrano che gli errori sono umani e parte integrante delle maratone televisive, non solo olimpiche.

Petrecca non ha inventato nulla di nuovo: i suoi scivoloni sono veniali e non meritano la gogna mediatica.

E qui entra il fattore politico. Petrecca, nominato direttore nel contesto dell’attuale governo di centrodestra, è stato etichettato come “meloniano” da critici come l’opposizione (PD, M5S, AVS e IV), che hanno chiesto la sua rimozione accusandolo di “sciatteria” e “usurpazione politica”. Commenti come quelli su brasiliani “con la musica nel sangue” o spagnoli “calienti” sono stati bollati come “stereotipati”, in un’era di isterismo in servizio permanente effettivo.

La protesta dei giornalisti Rai Sport, con ritiro delle firme e sciopero minacciato anche in altre testate, appare amplificata da tensioni interne e da una sinistra che cerca di strumentalizzare ogni cosa per attaccare il Governo.

Ma è proprio questa strumentalizzazione a rivelare il doppio standard: errori simili sotto altre direzioni passavano inosservati, mentre qui diventano un’arma politica.

Intanto, dimentichiamo i veri successi? La Rai ha registrato ascolti stellari per Milano Cortina 2026, con la cerimonia d’apertura che ha doppiato i numeri di Parigi 2024 (oltre 4,2 milioni di media per quest’ultima, ma picchi ben superiori ora).

Nel complesso, le Olimpiadi hanno portato un’audience media di oltre 2,6 milioni tra le 9 e le 23, con picchi che confermano il ruolo della Rai come pilastro dello sport nazionale.

Questi risultati non sono casuali: derivano da una copertura capillare, innovativa e appassionata, che ha emozionato milioni di italiani. Attaccare Petrecca per sciocchezze ingigantisce il problema, creando un danno d’immagine alla Rai stessa come il pretestuoso comunicato che alcuni giornalisti stanno leggendo durante i programmi delle Olimpiadi. L’azienda pubblica dovrebbe unire, non dividere su basi ideologiche. Tanto che il sindacato UNIRAI si è sentito in dovere di intervenire in difesa dell’azienda: “Riteniamo che non sia questo il momento per strumentalizzazioni, né per proclamare agitazioni o ritirare le firme, mentre la Rai sta raccontando al mondo Olimpiadi seguitissime, con punte di ascolto straordinarie”.

In conclusione, difendiamo Petrecca non per negare gli errori, ma per contestualizzarli: sono lapsus in una diretta epica, non crimini. Invece di alimentare polemiche sterili, concentriamoci sullo sport e sui trionfi azzurri. La vera figuraccia? Quella di chi usa le Olimpiadi per battaglie politiche, rischiando di offuscare lo spirito dei Giochi.

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