Basta giocare sulla pelle dei calabresi

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Lo scandalo sulla sanità calabrese legato ai commissari Cotticelli e Zuccatelli, non è altro che la ciliegina di una torta molto più grande, molto più vecchia e molto più marcia. Già prima del Covid la Calabria era la più povera d’Italia e tra le più povere d’Europa, con il PIL più basso e i tassi di disoccupazione e di emigrazione più alti del Paese. Il Covid ora la sta facendo crollare ancora più in basso e il Governo, con Decreto Calabria e zona rossa, le sta dando la bastonata finale.

Nell’ultimo Dpcm la Calabria – come tutti sappiamo – è stata infatti dichiarata zona rossa non per il numero di contagi ma per la fragilità del suo sistema sanitario. Fragilità che il Governo avrebbe potuto riparare dopo la prima ondata evitandoci così un lockdown che non servirà a mettere a posto le cose, così come non servirà questa vergognosa gestione commissariale della sanità per mano dello Stato che nvece di prendere atto dei risultati profondamente negativi di questa governance aveva a inizio novembre deciso di innovarla per altri tre anni.

Dopodichè, di fronte alla debacle del suo commissario in pectore Cotticelli, invece che assumersi le responsabilità del fallimento ha fatto finta di nulla e lo ha sostituito al volo con un sodale del ministro Speranza in cerca di una sedia per consolare la sua mancata elezione a deputato, tale Zuccatelli, il quale neanche il tempo di iniziare che si è reso famoso in tutta Italia per la sua disarmante incompetenza. E allora con altrettanta nonchalance il buon Speranza ha tirato fuori dal cilindro del suo ambiente politico un altro coniglio: Gino Strada. Sicuramente più competente di Zuccatelli ma sicuramente inadatto anch’esso al compito da svolgere, la riorganizzazione del sistema sanitario calabrese.

Ce ne sarebbero in abbondanza, di motivazioni, per pretendere con forza le dimissioni del nostro ministro alla Salute e costringerlo a scoperchiare il vaso di Pandora della sanità calabrese, prima fonte dei mali di questa terra. Eppure la politica locale si sta mostrando finora incomprensibilmente timida nel voler affondare il colpo e arrivare alla scoperchiatura.

D’altronde se la situazione è così disastrosa (motivo per il quale si è arrivati al commissariamento da parte dello Stato) è innanzitutto perchè la classe politica locale negli ultimi decenni ha distrutto il sistema sanitario a suon di clientelismi, causando la chiusura di ospedali in tutte le province. Ciò è costato alla sanità calabrese una decurtazione del 60% dei posti letto, del 15% dei medici, del 13% degli infermieri, del 24% delle figure tecnico-professionali. Siamo diventati la regione con più tagli al personale sanitario, con il record di emigrazione sanitaria e famosi per malasanità e un mega debito milionario. Tutto mentre la politica locale bruciava le decine di miliardi di euro che aveva a disposizione.

Il lockdown non servirà a risolvere tutto questo. Anzi comprometterà ancor di più il tessuto economico e sociale del territorio. Ma non lo risolverà neppure chiederne la revoca, fingendo che la sanità calabrese vada bene.

Ed è per questo che oggi è importante stare dalla parte dei calabresi e dar voce loro proteste. Ed è importante aiutarli a individuare gli obiettivi corretti e a impedire che la loro battaglia sia strumentalizzata da chi spera di approfittarne per far dimenticare le proprie colpe. Per evitare che restino fregati ancora una volta dai soliti politicanti.

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