Quando il 27 giugno 2016 si seppe che Bud Spencer era morto, accadde una specie di miracolo: si fermarono gli haters, scomparvero i commenti intinti nell’odio, ogni sito aprì con la scena del coro di Altrimenti ci arrabbiamo.
Piansero perfino in Iran, in Cina e in angoli sperduti del pianeta. Il mondo rendeva omaggio a una persona buona, perbene, modesta al punto da non sentirsi mai veramente attore, nonostante un centinaio di film campioni d’incassi, mentre oggi al primo cortometraggio discreto tutti gonfiano ego e affilano presunzione. Simulacro di un cinema pulito, genuinamente nazional popolare, naturalmente comico e ormai estinto, un cinema che mai dovette ricorrere a rutti, turpiloquio e corse al gabinetto.
Ha una statua nel centro di Budapest e una a Livorno, una piscina in Germania, paese in cui è adorato (“sich budspenceren”, ovvero “picchiare come Bud Spencer” è diventato un verbo), ora anche una mostra dedicata alla sua vita fuori dal comune.
Per nessun altro attore italiano è mai stato fatto nulla del genere. Così a Cinecittà World, il parco giochi dedicato al Cinema a Pomezia alla porte di Roma il Bud Spencer Tribute ricorda per tre giorni, dal 26 al 28 giugno, per i 10 anni dalla sua scomparsa il mitico di Piedone lo Sbirro-
Già negli anni scorsi un’esposizione era stata ospitata nella sua Napoli presso la Sala Dorica del Palazzo Reale di Napoli, a pochi passi dalla casa dove l’artista nacque più di novant’anni fa, a Santa Lucia.
L’evento fu curato, insieme alla famiglia Pedersoli, con la moglie Maria Amato e i figli Giuseppe, Cristiana e Diamante, da Umberto Croppi, già assessore alla Cultura di Roma Capitale.
“Tutto quello che raccontiamo della vita di Carlo Pedersoli è documentato– ha spiegato Croppi- con un lavoro che è durato due anni e condotto anche grazie alla famiglia di Bud, si va dal libretto universitario al certificato fornitoci dalla società romana di nuoto della prima gara a cui ha partecipato (vincendo) la sua prima gara di nuoto. Tutto questo con il supporto delle nuove tecnologie, si parla quindi di una mostra “multimediale”, in cui il viaggio attraverso la vita di Bud Spencer è possibile grazie al contributo di video, foto, audio, ecc, immergendo il visitatore in un ambiente a lui più consono e meno noioso della classica mostra “statica”. Proprio l’utilizzo delle tecnologie multimediali rende possibile l’approccio anche ad una generazione (i cosiddetti millennial) che conosce Bud solo per i film. Quindi l’idea è far in modo che chi visita la mostra entri in un film! E questa storia della vita di Bud gli viene raccontata come se fosse una pellicola cinematografica in 3D”.
Raccontare Bud, dalla sua attività sportiva giovanile quale atleta di nuoto a quella di attore, uomo poliglotta e dai mille interessi è facile perchè è stato un attore amato da tutti insieme mondo intorno a lui, a cominciare naturalmente dal suo straordinario partner e amico vero Terence Hill, senza dimenticare i tanti importanti registi che lo hanno diretto: Steno, Olmi, Festa Campanile, Montaldo, Colizzi, Clucher e ancora Argento, Castellari, Deodato.
Non dimentichiamo la musica, perché celebri furono le colonne sonore dei suoi film, scritte da Micalizzi, dai fratelli De Angelis, da La Bionda, solo per citarne alcuni.
Per capire la grandezza del gigante buono Bud basta leggere l’intervista che suo figlio Giuseppe Pedersoli ha rilasciato al Giornale nei giorni scorsi.
Molti, specialmente i bambini, pensano che nella vita Bud Spencer fosse come sullo schermo. Era così?
“Recitava con tale naturalezza da rifare, in fondo, sé stesso. Questo la gente lo intuiva, e per questo gli voleva bene. A 85 anni la sua mente era quella di un ragazzo di 20. Fra me e lui il più anziano ero io”.
E chi se le dimentica quelle scazzottate divertenti e gentili altro che il politicamente corretto dei nostri giorni.



















