«Porco Rosso», il cartone di Miyazaki omaggio all’Italia

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Il cartone animato di Hayao Miyazaki è la commovente storia di un pilota reduce della Grande Guerra nell’Italia degli Anni Venti, l’epoca eroica dell’aviazione

Il più sincero tributo al mondo e all’epopea dell’aviazione italiana arriva dal Sol Levante: si tratta di «Porco Rosso» sesto lungometraggio del regista Hayao Miyazaki, film d’animazione del 1992 che approderà in Italia solo nel 2010. Il film è ambientato tra gli anni ’20 e anni ’30 tra la Dalmazia e Milano in un’Italia dove la realtà storica sfuma nel fantastico: gli aviatori reduci della Grande Guerra sono diventati pirati dell’aria. Nel mare Adriatico danno la caccia ai piroscafi chiedendo riscatti, con alle calcagna cacciatori di taglie che volano su aerei della Coppa Scheinder, la competizione di velocità per idrovolanti più famosa della storia. Protagonista è uno di questi cacciatori Marco Pagot, il «Porco rosso» del titolo. Ha le fattezze di un maiale dopo essere sopravvissuto a uno scontro contro l’aviazione austro-ungarica durante la Grande Guerra in cui perì il suo migliore amico.

Una trasformazione che nel film è presentata come una maledizione che si presta a più letture. L’elemento simbolico del reduce da una battaglia in cui sono morti i suoi compagni, e quindi il disonore nella prospettiva nipponica del bushido. Ma per gli esperti di aeronautica (come è Hayao Miyazaki) le fattezze del volto ridotto come quello di un maiale si leggono come un’allegoria di un viso sfregiato dalle fiamme di un reduce sfigurato. Il nome Pagot è un altro omaggio all’Italia, si tratta di Marco Pagot, figlio dei fratelli Pagot celebri per Calimero che all’inizio degli anni ’80 con la sorella Gina (che dà a sua volta il nome alla protagonista femminile) lavorò in Giappone collaborando con un Hayao Miyazaki non ancora celebre realizzando per la Rai «Il fiuto di Sherlock Holmes». «Porco Rosso» è stato ignorato per decenni dal pubblico e dalla critica italiana per poi guadagnarsi negli ultimi anni una fama come »santino antifascista» per la frase «Piuttosto che diventare un fascista, meglio essere un maiale» che Pagot da in risposta all’amico ufficiale che gli chiede di tornare in servizio.

Chi si limita a questa frase ignora come l’ufficiale sia Arturo Ferrarin, protagonista del Raid Roma-Tokio del 1920, unica figura storica tratteggiata in maniera realistica nel film. Ferrarin ricompare poco dopo a coprire la fuga del suo amico con il suo Macchi M.39, da lui pilotato nella coppa Schneider del 1926, con l’insegna littoria ben evidente. Più che un rifiuto dell’ideologia la risposta di Pagot all’amico Ferrarin è la risposta del reduce che rifiuta di tornare alla normalità, preferendo continuare a giocare a una sorta di guerra simulata con i pirati dell’aria (tutti reduci spiantati come lui) e negandosi persino l’amore delle donne che incontra. Un Rambo romantico e scanzonato, insomma, in cui le scene di volo sul nostro Adriatico e sulle città del Nord riempiono il cielo di derive e coccarde tricolori. Un vero omaggio all’Italia.

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