Caterina Balivo: «Quella volta che Alberto Sordi si inalberò a Miss Italia»

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caterina balivo

Caterina Balivo è una delle conduttrici italiane televisive più famose ed apprezzate dal grande pubblico. Bella, determinata e brava. Una donna forte, gioiosa, leale, solare. Originaria della Campania, sale alla ribalta con il concorso di Miss Italia nel 1999. E’ ora tornata in Rai dopo Unomattina e Casa Raiuno, con il un nuovo programma “La volta buona”, in onda da settembre.

Un ricordo flash di quell’esperienza al concorso Miss Italia a Salsomaggiore nel 1999?

Ricordo la partenza. Ricordo mia mamma e mio papà che non volevano che partecipassi perché avevo gli esami a settembre all’Università. Ricordo mia mamma che disse: «Vabbè, se vai in finale, solo se vai in finale, veniamo a trovarti. Ma tanto tu in finale non ci andrai!»

L’ottimismo della famiglia!

I miei genitori non erano contenti. Erano contrari a Miss Italia. Io vedevo il concorso come una via d’uscita per andare a vivere a Roma.

Questa ragazza campana, bellissima, con un sorriso solare e leale si trova in una kermesse con tante ragazze agguerrite e un presidente di giuria come Alberto Sordi…

Ricordo che una concorrente, che poi divenne anche mia amica, Donatella Salvatico, miss Stresa, era tra le papabili vincitrici di Miss Italia e fu eliminata. Non entrò nelle dodici per un errore del computer. Fabrizio Frizzi si accorse dell’errore del sistema e disse: «No, la Salvatico rientra di diritto nella gara». Ci sono gli errori umani. Successe anche a me quando condussi Miss Italia nel mondo: avevano ripescato dei numeri che erano stati eliminati e io avevo detto che erano dentro la competizione. E Alberto Sordi in quell’occasione si inalberò: «E mo’? E che adesso la rimettiamo dentro e magari vince pure! Che figura ci facciamo? Che pensano a casa?». E in un lampo aveva interpretato quello che avrebbero pensato milioni di italiani. Questa sarebbe stata la percezione da casa. E dopo una frase del genere era impossibile che lei diventasse Miss Italia. Alberto Sordi aveva capito in un attimo quello che avrebbe pensato la gente.

Arrivasti terza in quella competizione di bellezza. Poi hai dimostrato con la tua determinazione che l’importante è partecipare.

Sono arrivata terza. Sono tra le poche che sono arrivata fino in fondo e non ho vinto nessuna fascia nazionale. Io sono arrivata seconda a dodici fasce nazionali!

Che voleva dire vincere una fascia nazionale?

Voleva dire vincere un contratto tutto l’anno. Avere uno sponsor che ti appoggia, una cosa importante no? Sono arrivata terza anche grazie a persone della Giuria (grazie a Simona Ventura). Con il tempo cresci, avevo una pletora di persone amiche che col passaparola mi votavano da casa. Io ho sempre fatto fatica a partire, poi il pubblico mi ha dato fiducia.

Eventi che si ripetono. Come te lo spieghi?

Ho come un karma che mi porto dietro nel tempo. A salvarmi, ad aiutarmi c’è sempre stato il pubblico da casa.

Tra gli angeli custodi c’è Fabrizio Frizzi.

Fabrizio. Le persone a casa lo sanno, lo percepiscono molto di più degli addetti ai lavori. Fabrizio Frizzi era una mosca bianca nel mondo dello spettacolo. Fabrizio era uno che a noi ragazze di Miss Italia dava coraggio: «Forza ragazze! È dura ma voi siete bravissime!». Il candore di Fabrizio Frizzi, un amico di famiglia…Lui, star televisiva che diventava il tuo vicino di casa. È una dote umana che hanno pochissime persone. Io ero una ragazzetta che veniva dal paese e lui ti incoraggiava, facendoti dimenticare che è famoso.

E poi come continuò la fiaba?

Io in onda dissi: «Spero un giorno di tornare qui, Fabrizio». E lui: « Mi vuoi togliere il posto?». «No, come giornalista televisiva», gli dissi. E l’anno dopo lui mi chiamò come giornalista televisiva. A dimostrazione che i sogni si possono avverare.

Quando rivedi una tua foto del Duemila cosa provi?

La determinazione. Sono sempre stata determinata. Vorrei rivedere quello che sono stata nei miei figli. Quella fame di affermazione in qualsiasi lavoro, in ogni tipo di lavoro, vorrei che l’avessero in futuro anche loro.

Diversamente dai tuoi…

I miei genitori mi dicevano: «Ma perché devi andare a fare Miss Italia?». Loro non capivano. Io da madre, oggi, avrei un atteggiamento diverso con i miei figli.

Mi spieghi perché?

Alcune volte avevo paura di non farcela e di deludere i miei.

E sarebbe stata una delusione?

Ma a loro non fregava nulla! Volevano che io fossi contenta. Non volevano la mia affermazione a tutti i costi. Io vorrei trasmettere questo: io ti appoggio, ma tu ci devi credere davvero.

Caterina Balivo voleva fare la conduttrice. A chi volevi somigliare?

Conduttrice, non showgirl. Condurre una storia, un fatto d’attualità.

Il tuo modello?

Loretta Goggi. Non volevo assomigliare a lei. Loretta fa le imitazioni, balla, canta. Amavo Loretta Goggi. Completa. Bravissima. Ma quant’è figa Loretta Goggi? Ma io non volevo assomigliare a nessuno!

Loretta Goggi lo sa?

Non credo.

Hai partecipato a un programma che si chiamava I Raccomandati. Quanti ne hai visti sfilare?

Ognuno deve avere una possibilità nella vita. E bisogna sapersela giocare bene. Se non te la sai giocare bene rimani un raccomandato. Poi, crescendo, ti rendi conto che anche loro hanno una loro professionalità e ci sono, li continui a vedere ma, ripeto, ognuno deve avere una sua possibilità.

Quando hai capito che ce l’avevi fatta?

Dopo Unomattina estate con Stefano Ziantoni.

Come vivi la tua notorietà?

Io Caterina me la vivo bene. Mi fa piacere, sono abbastanza disponibile ma intendiamoci, non sono una star vera, mica sono Jennifer Lopez! Oggi oltre al selfie vogliono il vocale, il video. Se ti chiedono tutto questo per un amico, un parente, la mamma, vuol dire che stai facendo bene il tuo lavoro. Arrivi nelle case.

Può essere invadente tutto ciò?

La cosa che mi dà fastidio è quando ti chiedono la foto e non sanno nemmeno chi sei! Avere un’immagine e mostrarla. Bisogna sempre essere disponibili.

Mi sembri tollerante.

Io faccio parte della Generazione Zeta, sono tollerante. Ti dico la verità: ci rimanevo male con mio figlio piccolo. C’era il grande successo. Il selfie è entrato nel 2015-2016. Mio figlio Guido Alberto ha sempre odiato le foto. Ancora oggi le odia. Io nei social non metto i miei figli. Quando mi chiedevano i selfie mio figlio si buttava a terra, piangeva, faceva scenate: «tu preferisci stare con degli sconosciuti che passare il tempo con me». E nessuno, quando vedeva queste scene, empatizzava, lasciava perdere, mi diceva di non preoccuparmi, di non fare nulla, facevano finta di niente. Volevano la foto! Non sono un cartonato! Non lo vedete che c’è un bambino che piange?

E tu lasciavi fare...

Preferivo farmi la foto con loro che dare retta a mio figlio. Doveva capire che quello, anche quello, tutto, faceva parte del mio lavoro.

Ti sei divisa molto tra lavoro e famiglia.

Mi sono ammazzata! Ho potuto lasciare e dedicarmi molto a loro.

Cosa si sacrifica?

Gli amici e la famiglia di origine. Un Natale di cinque giorni e devi fare un viaggio, non stai con i tuoi genitori. E gli amici, se sono tali, capiranno. Il tuo clan diventa la tua famiglia, con i figli.

Ce l’hai un buen retiro da qualche parte?

La casa all’Argentario. Anche perché è talmente difficile arrivarci che anche volendo non viene proprio nessuno.

Hai scritto Gli uomini sono come le lavatrici. Hanno anche loro la garanzia?

Citi il mio libro. È una provocazione. La protagonista del libro non viene mai abbandonata dalla lavatrice, dagli uomini sì.

Il personaggio del tuo libro è testarda, determinata, controcorrente. Un alter ego?

Sono io, direttamente.

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