Certi governi, anziché difendere la cultura, autorizzano gli abbattimenti dei monumenti

0

Essendo nel XXI secolo, credevo che disponessimo della razionalità, oltre che dei mezzi, per comprendere e analizzare il passato in maniera oggettiva e critica. La storia dovrebbe essere magistra vitae, eppure la interpretiamo come taluni storici dell’Ottocento e del Novecento, i quali dispensavano letture mistificatorie dell’antichità, affinché le ideologie vigenti potessero trovare nel passato stesso della loro nazione degli strumenti per irrobustire e legittimare il proprio potere. Giudicare le azioni di uomini che hanno vissuto in epoche diverse dalla nostra, senza riflettere sul contesto storico in cui sono vissuti, guardando il passato in modo soggettivo e, dunque, trascurando la loro mentalità (differente dalla nostra), è tuttavia pericoloso e dannoso. Ho visto di recente il monumento di re Robert Bruce di Scozia, imbrattato in nome del Black Lives Matter, la statua di Cristoforo Colombo decapitata e letto che in Francia è stato richiesto l’abbattimento di quelle di Luigi XIV e di Napoleone.

Condanniamo le spregevoli Bücherverbrennungen del 1933, ci hanno turbato le lacrimevoli distruzioni di quei beni del patrimonio archeologico mondiale operate dai fondamentalisti islamici in Medio Oriente, ma pretendiamo l’abbattimento di statue di certi personaggi del passato, ieri studiati nei libri di scuola come personaggi illustri, ma oggi definiti razzisti attraverso un giudizio che non considera il periodo di tempo in cui sono vissuti e che, spesso, è fondato su vicende estrapolate e isolate dal contesto in cui sono avvenute. In questo modo, non siamo diversi da un nazista che brucia un libro senza riflettere sul contesto in cui è stato scritto e le motivazioni per cui è stato, fino ad allora, studiato e letto. Facendo di tutta l’erba un fascio, generalizzando sulle azioni di taluni personaggi, distorcendole e attuando questa pericolosissima damnatio memoriae, c’è il rischio che vengano trascurate e successivamente dimenticate le azioni positive degli stessi e quelle che hanno fatto progredire le varie società nel corso del tempo. Azioni, queste, che ovviamente non possono giustificare la brutalità di altre, ma che al contempo non si devono omettere, altrimenti si andrebbe incontro a una fasulla riscrittura della storia.

Riflettiamo: se noi fossimo vissuti nei loro stessi contesti, crescendo con valori e idee tipici di quel momento storico, come avremmo reagito di fronte a ciò che solo ora consideriamo sbagliato, ma che all’epoca era considerata la normalità? Se oggi consideriamo che immolare persone a un dio sia umanamente sbagliato, perché dunque in Messico non vengono demoliti i templi aztechi, dove si sacrificavano i membri delle comunità minoritarie oppresse dall’impero azteco? Sacrifici umani e cannibalismo sono fatti considerati abominevoli da chi non è azteco, ma pura normalità per la maggior parte di chi lo è stato. Ragionare sul passato, senza dissociarsi dalla mentalità del presente, è sbagliato.

Immagino che in Italia, a rigor di logica, per combattere il razzismo alla pari di quei vandali infiltrati nelle manifestazioni antirazziste, che storpiano e banalizzano il senso per cui vengono attuate le proteste e favoriscono il dilagare dell’ignoranza, si dovrà:

  • Demolire i musei che conservano le statue di tutti quegli imperatori romani, che ordinarono massacri verso i popoli avversi a Roma, schiavizzando gli sconfitti;
  • Radere al suolo Venezia, dato che nel Medioevo e durante il Rinascimento era fulcro commerciale anche per il commercio degli schiavi;
  • Bruciare le opere d’arte rinascimentali, i capolavori di Michelangelo, Leonardo, Botticelli, etc., dove vengono rappresentate solo persone “bianche”.

Vi sembra sensato? È pura follia!

Vogliamo davvero distruggere monumenti, passando inevitabilmente a opere d’arte, testi letterari, beni culturali, invece di salvaguardarli e tutelarli? Essi simboleggiano una parte di storia dell’umanità, cristallizzano vicende, idee, azioni, che in base alla società in cui si vive possono essere considerate positive o negative, giudizi che possono variare nel tempo. La loro percezione negativa, però, non può portare alla loro cancellazione, piuttosto, si deve punire chi, oggi, emula la stessa azione negativa.

Oltre a questi atti vandalici, stiamo assistendo inermi a un fatto assai spaventoso: di fronte alle richieste dei vandali-manifestanti, taluni governi, che dovrebbero difendere la cultura, autorizzano invece gli abbattimenti dei monumenti, appoggiando di fatto i diffusori dell’ignoranza, nel tentativo di non perdere il consenso elettorale.