Con Marco Tamburro alla 7ettanta6ei Art Gallery di Milano il battito d’ali di una farfalla ci apre mondi nuovi

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Quante volte abbiamo sentito e visto la parola “riapertura” da almeno un anno a questa parte? Uffici, palestre, teatri, musei, cinema. E le gallerie? A Milano, che è con ogni probabilità la città col più alto tasso di gallerie d’arte in Italia, da un mesetto vediamo che, grandi eventi a parte (MiArt, Salone del Mobile e fiere connesse), molto si sta muovendo: “e pur si muove!”, ci vien da dire scomodando il famoso Galileo. Magari senza la grande enfasi dell’era pre-pandemica (va tutto bene madama la signora ma ancora “dobbiamo stare schisci“, per dirla in milanese), però la nave ha ripreso ad andare. E se è vero che la meglio arte è fedele al presente, quale titolo migliore di Opening poteva  scegliere Alessandro Erra di 7ettanta6ei Art Gallery di Milano per la personale di Marco Tamburro (Perugia, 1974; vive e lavora a Roma) che inaugurerà a fine ottobre in via Felice Casati 39?  “Opening” era ed è non solo quella parola che stava e sta a indicare “la vernice”, l’inaugurazione della mostra, ma (da oggi) è anche quella parola che porta con sé anche quell’azione collettiva che è il riprendere a respirare: Opening, apertura anche in senso simbolico. Apertura della galleria, apertura verso il mondo, apertura verso la libertà (e sì, anche di ciarlare agli…opening delle mostre. Quanto erano importanti e preziosi!), apertura soprattutto alla freschezza e la novità. Avevamo visto Tamburro alla 7ettanta6ei Art Gallery per la sua personale in epoca a. c. (ante covid) e in una collettiva, ora per la prima volta presenterà per questa occasione una serie inedita di sculture in cui protagoniste sono quelle creature magiche, positive, fiabesche, che sono le farfalle. Il minimo battito d’ali di una farfalla è in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo, piccolissime variazioni per grandi effetti, ma in questo caso nessuna catastrofe, anzi: provate a inseguire una farfalla, se ci riuscite. E’ la massima espressione della innocente libertà, della forza tranquilla dell’avere il mondo per sé. E che mondo: alla mostra di Tamburro vedremo mondi, globi, che letteralmente si aprono (con delle zip ad hoc) e rubinetti di antica fattura da cui escono farfalle, realizzati in bronzo secondo la tradizionale procedura della fusione a cera persa. Sculture da terra, ma anche da muro, affiancate dai bozzetti preliminari, per mostrare la genesi di questa nuova serie. E per ricordarci, qualora ve ne fosse il bisogno, come Tamburro sia artista poli-dimensionale: dalle due dimensioni di pittura e fotografia alle tre della scultura. 

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